Ylenja Lucaselli: «L’Italia non chiede altra flessibilità ma di usare bene quella già prevista»
La deputata Ylenja Lucaselli (Ansa)

Onorevole Ylenja Lucaselli, quanto spazio concreto possiamo ottenere e quanto potrà tradursi in aiuti per famiglie e imprese?

«Prima chiariamo un punto. L’Italia non chiede all’Europa più flessibilità. Chiede di usare bene quella che le regole già prevedono. Vogliamo usare le risorse ottenute in flessibilità sull’energia per destinarli alle famiglie vulnerabili e alle imprese energivore. Elettrificazione delle case, efficientamento di edifici e scuole, rinnovabili, accumuli, reti. Sono interventi che abbassano il costo dell’energia in modo strutturale, non per un mese. È questo il punto che stiamo definendo con Bruxelles.»

Chiariamo l’equivoco. L’Italia non vuole maggiore flessibilità?

«No. Chiediamo di allargare il perimetro delle misure ammesse dentro la flessibilità già prevista, senza superare quel tetto. La guerra in Iran ha fatto salire il costo dell’energia e del carrello della spesa. Davanti a uno choc esterno, uno Stato serio protegge chi è più esposto. Non lo fa con bonus a pioggia, che durano lo spazio di una bolletta. Lo fa con misure che riducono la dipendenza dalle fonti fossili importate. C’è anche un vantaggio di bilancio. Se la clausola copre questi investimenti, le risorse ordinarie restano libere per le priorità che decide il Parlamento».

Manovra e Bruxelles, le priorità restano una scelta politica italiana

La legge di bilancio la scrive il governo italiano o i margini concessi da Bruxelles?

«La scrive il governo italiano e la approva il Parlamento. Lo riconosce anche la Commissione: spetta all’Italia decidere come usare la flessibilità. Le regole europee definiscono il quadro, e noi le rispettiamo, perché la credibilità ha un valore anche in termini di spread. Le priorità però sono una scelta politica. Noi abbiamo scelto famiglie, lavoro, giovani, donne e pensioni minime».

Arriverà presto la risposta di Bruxelles? E cosa risponderà?

«Una prima risposta c’è già, ed è positiva. L’8 ottobre la Commissione ha detto che la clausola per l’Italia non mette a rischio la sostenibilità dei conti nel medio periodo. Per il testo il confronto tecnico sulle misure ammesse è in atto in queste ore e va avanti in modo costruttivo. Sono fiduciosa che si chiuda presto».

L’Italia deve insistere sull’interpretazione delle regole o aprire una battaglia politica sul Patto di stabilità?

«Le due cose stanno insieme. Il Patto ha una distorsione evidente: penalizza chi ha i conti in ordine. Nel 2024 l’Italia aveva un deficit del 3,4%. Nel 2025 lo ha portato al 3,1%, meglio del 3,3% concordato con l’Europa. Siamo rimasti nella procedura per circa 1,6 miliardi, dovuti ai crediti del Superbonus ereditati. Intanto i Paesi con più spazio fiscale finanziano le loro imprese a piene mani pur essendo oggi sopra soglia di infrazione. Le imprese italiane devono competere ad armi pari nel mercato unico. Per questo serve una riflessione politica sulle regole. Il governo la porta avanti con credibilità: deficit sotto il 3% nel 2026 e uscita dalla procedura prevista nel 2027».

Ets ed Ets 2, il governo chiede un rinvio per contenere i costi energetici

Oltre al Patto c’è la battaglia sugli Ets, anche questa portata avanti dal governo.

«La strada è lunga, ma i risultati ci sono. Abbiamo portato al centro del dibattito europeo un tema che altri ignoravano. Il costo della CO2 si è trasformato in un mercato con una forte componente speculativa, e lo pagano imprese e famiglie in bolletta. Abbiamo ottenuto tre cose. Primo, una riserva di stabilità più forte per l’Ets2: le quote immesse contro i picchi di prezzo raddoppiano da 20 a 40 milioni e possono essere attivate due volte l’anno. Secondo, un mandato del Consiglio europeo alla Commissione per rivalutare gli impatti dell’Ets2, la sua struttura e le salvaguardie. Terzo, un riconoscimento esplicito: serve con urgenza un mercato del carbonio trasparente, meno volatile e meno pesante sul prezzo dell’elettricità. Non ci fermiamo qui. Chiediamo di rinviare ancora l’Ets 2, oggi fissato al 2028, in questa fase di choc energetico.»

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