Lorenzo Fontana:«C’è bisogno di ancora più Lega perché va ripensata l’Europa»
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica)

Presidente Fontana, lei presiederà il Congresso della Lega. Che Congresso sarà?

«Un Congresso di rilancio, di idee e di contenuti. Un Congresso che guardi alle grandi sfide che attendono il nostro Paese, l’Europa e le future generazioni. Viviamo una fase storica di cambiamenti profondi, che impone alla politica di avere una visione e la capacità di interpretare il mondo. Mi aspetto quindi un Congresso di ampi orizzonti, capace di offrire risposte, ma anche di porre le domande giuste sul futuro che vogliamo costruire».

Identità, radici e valori al centro del Congresso della Lega

A quali temi pensa, in particolare?

«Penso anzitutto alle identità, alle radici, ai valori non negoziabili, ma anche alla demografia e alla geopolitica. Per troppo tempo la globalizzazione ha cercato di imporre una visione dell’uomo ridotto a consumatore, delle società considerate come semplici mercati e delle relazioni internazionali governate esclusivamente dalle logiche economiche.

Oggi i limiti di questo modello sono sotto gli occhi di tutti. Anche di fronte alle nuove tecnologie, c’è bisogno di rimettere al centro la persona, i suoi desideri, le sue aspirazioni, la sua dimensione spirituale e il suo naturale bisogno di appartenere a una comunità. La famiglia, la natalità, i legami sociali, le tradizioni non sono questioni marginali, ma rappresentano il fondamento stesso della nostra civiltà. E c’è bisogno di ripensare l’Europa, renderla consapevole delle proprie radici, rispettosa delle identità e capace di esercitare un ruolo di peso nel mondo. Credo che su questi temi la Lega abbia ancora moltissimo da dire. Anzi, penso che oggi ci sia ancora più bisogno della Lega».

Perché ritiene che oggi ci sia ancora più bisogno della Lega?

«Perché molte delle questioni che abbiamo posto da anni sono diventate centrali nel dibattito pubblico. Pensiamo al rapporto tra identità e globalizzazione, alla difesa delle comunità, al tema dei confini, alla crisi demografica. Il sociologo Frank Furedi ha dedicato importanti riflessioni al legame tra identità, sovranità e democrazia. Non può esistere una democrazia autentica se viene meno il senso di appartenenza a una comunità politica.

Ecco, la Lega ha sempre avuto questa consapevolezza. Non possiamo pensare che tutto sia governato dall’economia o dalla tecnica. Le persone hanno bisogno di riconoscersi in una storia, in una cultura, in una comunità. E la politica deve saper dare risposte anche a questi bisogni. A proposito: penso che anche buona parte del disagio dei giovani in questi tempi difficili sia dato proprio dalla mancanza di appartenenza a una cultura, a valori e comunità».

Congresso della Lega, Fontana invita all’unità

In vista del Congresso ci sono stati movimenti e ci sarà una scelta tra candidati. Come vive questa competizione?

«Non la vivo come una competizione. Credo che il punto fondamentale sia un altro: comprendere la responsabilità che oggi abbiamo davanti. La storia ha dato ragione a tante grandi battaglie della Lega. Penso all’immigrazione, alla demografia, alla difesa delle identità, al rapporto tra i popoli e l’Europa. Su molti di questi temi la Lega aveva individuato questioni decisive quando ancora erano sottovalutate o persino derise. Umberto Bossi, con le sue intuizioni, aveva visto lontano. Matteo Salvini ne ha raccolto il testimone, attualizzando quelle battaglie e affrontando le sfide di un tempo nuovo.

Anche le battaglie in Europa e le relazioni internazionali ci hanno dato ragione: i sondaggi in Francia danno per favorita Marine Le Pen, nel solco di un’alleanza e di un programma che la Lega ha lanciato dal 2013. La Lega è quindi un modello per il futuro non solo al nord ma in tutta Italia e le relazioni con i leader europei create da Salvini sono essenziali per cambiare l’Europa. Quella del nostro movimento è una storia politica che ha dimostrato di saper leggere i cambiamenti prima di altri, senza smarrire i propri riferimenti. Oggi questa stessa forza politica è chiamata a un nuovo sforzo di responsabilità verso il Paese, da affrontare insieme, uniti. Come ha sempre insegnato Bossi: nella Lega non ci sono minoranze».

Eppure la Lega attraversa una fase diversa rispetto ai grandi successi del passato. Non serve cambiare?

«La percezione di noi stessi può essere spesso molto diversa dalla realtà. Può essere infatti condizionata anche da come veniamo raccontati. Se ripercorriamo la nostra storia elettorale, ritroviamo periodi di ampio consenso alternati a crolli repentini. E i picchi di consenso, culminati col 34 per cento ottenuto da Salvini alle Europee del 2019, hanno premiato la capacità di intercettare una domanda di cambiamento e di interpretare la società. Questo è il punto. Dobbiamo ritrovare quella capacità di leggere il presente e anticipare il futuro che è sempre stata un patrimonio della Lega, insieme a una classe di Amministratori preparati, credibili e profondamente legati ai territori».

Qual è dunque la Lega che ha in mente?

«Se vogliamo capire chi siamo e difenderci dalle idee che mettono in discussione i nostri valori, dobbiamo riconoscere e rafforzare i nostri anticorpi identitari. È qui che si manifesta l’originalità della Lega. La Lega non è un partito ideologico. Le ideologie tendono infatti a ricondurre tutto a un modello unico. In nome di un’uguaglianza astratta, finiscono per negare le differenze e promuovere l’omologazione. La nostra visione nasce invece dalla concretezza delle comunità, dalla storia dei territori, dalle tradizioni e dalle differenze che rappresentano la ricchezza dei popoli. Di fronte al progressivo distacco di certe elite, noi rivendichiamo l’attaccamento alle nostre origini e l’orgoglio dell’appartenenza. Per dirla mutuando Christopher Lasch, in un mondo che negli ultimi tempi ha cercato di sradicare tutto, il bisogno di radici è rimasto saldo. Anzi, si è fatto ancora più forte».

Ha citato la demografia. Quanto è importante?

«Perché è decisiva per il futuro. L’Europa invecchia, nascono sempre meno bambini. Senza figli il lavoro, le pensioni, la sanità e la vita nei territori si indeboliscono. È anche una questione culturale, che riguarda la fiducia nel domani. Giovanni Paolo II ricordava che l’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia. Se una società smette di investire nelle nuove generazioni, dobbiamo chiederci quale idea abbia del proprio futuro. Una comunità vive se è capace di custodire ciò che ha ricevuto e consegnarlo a chi verrà dopo».

Geopolitica, il ruolo dell’Italia e la lezione dei popoli

Lei ha posto sempre molta attenzione alla geopolitica. Che cosa può offrire la Lega?

«Anzitutto una diversa capacità di leggere il mondo. Troppo spesso abbiamo interpretato le relazioni internazionali soltanto attraverso il commercio, i mercati e l’economia. Ma i popoli non si muovono soltanto per interessi materiali. Hanno una memoria, una religione, una cultura, una percezione di sé e degli altri. È un aspetto che Dario Fabbri sottolinea con la sua lettura umana della geopolitica: per comprendere le scelte delle nazioni dobbiamo comprendere i popoli che le abitano. Da questa comprensione nasce anche la capacità di sviluppare adeguate relazioni diplomatiche che abbiano al centro la costruzione o il mantenimento della pace. L’Italia ha una storia importante in ambito diplomatico e ha una collocazione geografica assolutamente strategica, mi riferisco al Mediterraneo. Facciamone tesoro».

Perché proprio il Mediterraneo?

«Perché rappresenta una parte fondamentale del nostro destino. Siamo al centro di uno spazio nel quale si incontrano Europa, Africa e Medio Oriente, attraversato da grandi rotte commerciali, energetiche e migratorie. La sicurezza del Mediterraneo, il controllo delle rotte marittime, gli equilibri del Nord Africa incidono direttamente sul futuro dell’Italia. Dobbiamo avere piena consapevolezza del nostro ruolo, con una visione strategica di lungo periodo. Anche l’immigrazione va letta dentro questo quadro, comprendendo le trasformazioni demografiche, politiche e sociali dei Paesi di origine».

Che campagna elettorale pensa per la Lega?

«Una campagna di idee, di proposte e di partecipazione, nella quale i nostri territori e i nostri Amministratori siano protagonisti. Abbiamo tutti una responsabilità, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. La nostra non è semplicemente una battaglia elettorale o di partito: è una battaglia per custodire i valori della persona e delle comunità, per difendere la possibilità di vivere secondo la propria identità, custodire le proprie radici e trasmetterle ai figli. Penso a Giovannino Guareschi e alla sua immagine del seme da salvare. È un’immagine che richiama il valore della fede, delle radici, di ciò che sopravvive alle difficoltà della storia e può tornare a germogliare. Teniamoci stretto quello che siamo e guardiamo al futuro con fiducia».

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