Ieri il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è intervenuto a Corrente alternata, il programma di Francesco Borgonovo su radio Giornale Radio. Riportiamo ampi stralci della conversazione.
Immagino che sia favorevole alle nuove misure per la sicurezza annunciate dal governo.
«Assolutamente favorevole, la Lega aveva richiesto queste misure con grande determinazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato un pacchetto di interventi veramente importante».
Sono state attaccate delle scuole, si dice che la protesta sia partita dagli studenti. In questi giorni circolavano delle strane chat, in cui si parlava di liste di ragazzini da aggredire, tant’è che in alcune città i genitori hanno tenuto a casa i figli. Esistono davvero dei rischi o si può andare a scuola tranquilli?
«A scuola si può andare tranquilli. Ci sono dei criminali, perché così devono essere definiti, che stanno cercando di utilizzare questa situazione, in cui vi sono diverse forme di aggressioni, contestazioni e via dicendo, per seminare notizie allarmistiche che non hanno nessun riscontro nella realtà. Sono solo dei provocatori che cercano di seminare preoccupazione e paura, ma che non vi è alcun rischio».
In Toscana hanno annunciato una mobilitazione di studenti, ci sono varie scuole occupate in diverse Regioni e molti da sinistra dicono di condannare la violenza, ma pure che bisogna ascoltare le ragioni degli studenti. Secondo lei i giovani hanno delle motivazioni per protestare e c’è un disagio che va ascoltato?
«Innanzitutto, dobbiamo distinguere in modo netto le attività criminali messe in campo da alcune centinaia, forse persino qualche migliaia di maranza sabato scorso a Milano.
Le contestazioni studentesche tra ottobre e novembre ci sono sempre state, ora sono state fortemente amplificate da molti intellettuali, giornalisti, sindacalisti e soprattutto esponenti dell’opposizione.
Io ho sentito e ho letto esponenti dell’opposizione, della Cgil, di alcuni importanti giornali che arrivavano addirittura a chiedersi come mai gli studenti italiani fossero non così motivati come i loro colleghi francesi, come mai stessero in silenzio, come mai ci fosse questa rassegnazione.
C’è stata una spinta anche emotiva nel cercare, nell’indurre gli studenti a fare come in Francia. Poi dobbiamo sempre distinguere, perché qui si parla di studenti, ma in realtà le cifre delle questure ci danno una testimonianza molto precisa.
Sono una piccola minoranza quelli che sono scesi in piazza e ci sono invece le consulte studentesche che sono le rappresentanze democraticamente elette da tutti gli studenti che hanno fortemente condannato le occupazioni e le violenze.
Cito una dichiarazione a un canale televisivo della portavoce responsabile dell’Osa, l’associazione che ha organizzato queste manifestazioni. Testualmente, lei ha dichiarato che non sono queste le manifestazioni di violenza, che vanno condannate, ma le politiche razziste di Valditara e del governo.
Con le consulte stiamo dialogando. Poi c’è chi invece scende in piazza con affermazioni del tutto false, lo slogan che abbiamo sentito da parte dei partiti di opposizione, da parte di qualche sindacato e da parte di alcune organizzazioni studentesche è sostanzialmente questo, “il governo ha tagliato le risorse alla scuola per darle alle armi”.
Falso, non ci sono stati tagli al bilancio della scuola nel suo complesso, due anni fa è aumentato del 9%, lo scorso anno dell’1,9%».
C’è anche il tema dell’edilizia scolastica.
«Noi arriviamo da oltre 50 anni di una forte trascuratezza sull’edilizia scolastica, un degrado progressivo. Negli anni che vanno dal 2011 al 2022, i vari governi che si sono succeduti hanno speso a favore degli enti locali 6 miliardi.
Fuori delle risorse Pnrr, solo di risorse nazionali, in questi 4 anni invece noi abbiamo speso qualcosa come 4 miliardi e 161 milioni, abbiamo già stanziato un ulteriore miliardo, quindi arriviamo a 5 miliardi e 161 milioni per un piano straordinario sull’edilizia e abbiamo altre risorse che stanzieremo da qui al termine della legislatura. In 5 anni abbiamo stanziato e avremo stanziato più risorse di quelle che sono state investite dal 2011 dal governo Monti fino al governo Draghi, passando per i governi Letta, Renzi ecc.».
Veniamo ai maranza. Come li identifica? E sono davvero questo problema enorme?
«Il prefetto mi ha fornito alcuni dati, credo che di tutti i ragazzi fermati il 70% sia straniero. La grande maggioranza di quelli che sfasciavano Milano erano nordafricani, non ho visto cinesi, non ho visto indiani, sudamericani, filippini, eppure sono comunità molto presenti a Milano e in Lombardia.
Voglio anche aggiungere che questi ragazzi avevano un ruolo di leadership nelle proteste, c’erano sì anche italiani, ma quelli che guidavano questi scontri mi sono sembrati ragazzi stranieri. Tutto questo con il disagio sociale credo che abbia poco a che vedere, questi ragazzi erano in preda a una frenesia distruttiva, sembravano quasi lo facessero per gioco, per sfregiare, per assaltare le forze di polizia, non era rabbia sociale, c’era quasi divertimento».
C’è un problema culturale alla base?
«Sì, abbiamo indebolito in questi decenni il senso di autorità e il rispetto verso di essa, abbiamo indebolito la responsabilità individuale. Nelle dichiarazioni degli esponenti di sinistra parte sempre il solito refrain che la colpa è sempre della società».
È giusto far pagare i genitori se sbagliano i figli?
«È sacrosanto, d’altro canto lo prevede già l’articolo 2048 del nostro Codice Civile. Se un ragazzino di 13-14 anni sfascia, assalta la polizia, ruba, evidentemente vuole dire che non ha avuto un’educazione a casa adeguata, oppure che non c’è stata da parte dei genitori una capacità di in qualche modo controllare chi compie determinati gesti di ribellione, di aggressività, di violenza.
Poi la scuola è certamente fondamentale, infatti noi abbiamo introdotto per la prima volta educazione al rispetto, all’empatia, alle relazioni corrette, contrasto contro ogni forma di violenza, anche alla violenza di genere, ma è certo che la scuola da sola non può fare tutto.
C’è poi il tema di una certa musica trasgressiva, il tema dei social, ci sono tanti elementi su cui dobbiamo riflettere. I ragazzi di sabato filmavano tutto ed erano in connessione continua. Lei stesso diceva che queste minacce, queste provocazioni viaggiano su Telegram, viaggiano sulle chat, è evidente che tutto questo va considerato, però il primo punto è ristabilire il rispetto verso l’autorità, la responsabilità individuale, chi sbaglia paga, diciamolo con forza, chi sbaglia paga, basta con queste sciocchezze dello Stato e della politica securitaria».
Sembra che il Quirinale un pochino abbia depotenziato le proposte iniziali, ieri Repubblica scriveva «stop alla svolta cilena», addirittura.
«Repubblica come al solito ha sempre in mente questa idea dello Stato fascista, delle norme cilene, ma per carità lasciamo stare queste sciocchezze.
Non mi risulta che il Quirinale sia intervenuto in modo decisivo, tant’è vero che le norme che fra le altre forze politiche la Lega in particolare aveva richiesto, sono tutte presenti nel decreto legge, un decreto molto importante perché introduce delle novità fondamentali nel nostro sistema di vigilanza, di controllo e di repressione».
Farete un elenco delle scuole che verranno ristrutturate in qualche modo così che i cittadini possano vedere i provvedimenti?
«Nella legge di bilancio ho chiesto al ministro Giorgetti che ci siano ulteriori risorse per l’edilizia e ho chiesto di far conoscere le scuole su cui noi siamo intervenuti, in particolare le nuove scuole e le ristrutturazioni più significative, in modo che il cittadino possa avere anche la notizia positiva, perché se in un Comune della Lombardia o della Sicilia c’è ancora qualche scuola con il cornicione che cade, la responsabilità è dell’ente locale e ci sono Comuni e province che ci hanno chiesto le risorse e altre che non sono stati efficienti, né nel chiederle né nello spenderle».
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