- La raccolta scadeva lo scorso 20 ottobre, ma il comitato «Sì aboliamo la caccia» avrebbe chiesto un’altra proroga, la terza, fino al 28 per racimolare almeno altre 100.000 sottoscrizioni di scorta in caso di firme ritenute non valide.
- Le associazioni della cabina di regia del mondo venatorio non ci stanno. Massimo Buconi, presidente di Federcaccia: «Chiediamo il rispetto dei tempi e dei modi previsti dalla norma. Abbiamo presentato alla Corte di Cassazione alcune considerazioni».
Lo speciale contiene due articoli.
Sono giorni e ore decisive per capire se la raccolta firme per abolire la caccia potrà trasformarsi o meno in un vero e proprio referendum. E la sensazione è che, dai banchetti e dai social network la partita si sposti adesso tra Corte di Cassazione e Corte Costituzionale a colpi di richieste ed esposti.
Ed è quanto già avvenuto la scorsa settimana. Dopo il raggiungimento delle 500.000 firme per avviare l’iter referendario dello scorso 20 ottobre, il comitato «Sì aboliamo la caccia» avrebbe chiesto e ottenuto una terza proroga fino al 28 ottobre per racimolare almeno altre 100.000 sottoscrizioni e arrivare così a quota 600.000, con l’obiettivo di avere un bacino di sottoscrizioni sufficiente a sopperire ad eventuali firme ritenute non valide. Un’ennesima proroga che non ha lasciato indifferenti gli altri giocatori di questa partita, le varie associazioni di categoria del mondo venatorio, finora spettatori interessati e ora pronti a scendere in campo. Nel pomeriggio di venerdì 29 è infatti arrivato il comunicato stampa sottoscritto dalle associazioni di categoria che costituiscono la cabina di regia del mondo venatorio. Il documento firmato dalla Federcaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia, Ente Produttori Selvaggina e CNCN (Comitato Nazionale Caccia Natura), ha presentato vari esposti alla Corte di Cassazione in merito all’ulteriore richiesta di proroga avanzata dal comitato organizzatore del referendum «Sì aboliamo la caccia» in data 26 ottobre per la consegna dei moduli in cui sono state raccolte le firme dei sottoscrittori e un’altra richiesta al Ministero della Giustizia per il deposito delle firme. Dalla cabina di regia precisano come «il comitato promotore del referendum abbia già ottenuto un mese di proroga a causa dello stato d’emergenza» e considerata l’assenza di disposizioni di leggi che consentano di poter rimandare ulteriormente, «i termini prescritti per il deposito della richiesta devono adesso considerarsi perentori». L’obiettivo di questi esposti è quello che la Suprema Corte di Cassazione possa disattendere ogni richiesta di proroga per la presentazione delle firme e/o la ricezione dei relativi certificati elettorali dei sottoscrittori e ogni istanza di sanatoria, come da disposizioni di legge.
La palla passa ora alla Corte di Cassazione che dovrà esaminare e verificare la validità delle firme. Dopodiché, nel caso in cui le sottoscrizioni saranno ritenute valide, toccherà alla Corte Costituzionale occuparsi del controllo di legittimità costituzionale sul giudizio di ammissibilità del quesito referendario che si propone di modificare in gran parte la legge 157/92 che dal 1990 disciplina e regola in Italia l’attività venatoria.
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