- Il prossimo 20 ottobre scade la raccolta firme per chiedere l’abolizione dell’attività venatoria. E mentre il foglio verde è sempre più un limite, l’Europa vuole bandire il piombo nella produzione di munizioni.
- Stefano Fiocchi, presidente dell’omonima azienda leader nella produzione di armi e munizioni: «Non siamo venditori di morte, ma di un prodotto di altissima qualità, riferimento di tutto il mondo. In Italia si confonde spesso il prodotto con l’uso che se ne fa».
- Giovanni Ghini, presidente Anpam: «La caccia è una delle attività più dettagliatamente e severamente normate. Chi non rispetta queste regole non è un cacciatore, ma un bracconiere, categoria che non ha nulla a che vedere con quella dei cacciatori».
Lo speciale contiene tre articoli.
Mercoledì 20 ottobre scade il tempo per la raccolta firme per promuovere il referendum di iniziativa popolare affinché venga abolita la caccia in Italia. Per raggiungere le 500.000 sottoscrizioni necessarie ne mancano ancora poco più di 35.000. L’obiettivo del comitato «Sì aboliamo la caccia» è chiaro e preciso: «Vogliamo abolire definitivamente la caccia e non accettare restrizioni che continuerebbero a legalizzare questa brutale pratica».
Una pratica che in Italia dà lavoro a migliaia di persone, quasi 100.000 se si considera tutto l’indotto, e che rappresenta più di mezzo punto del Pil. Un settore che prima della pandemia, come dimostrato da uno studio elaborato dall’Università Carlo Bo di Urbino del 2019, aveva un impatto sull’economia del nostro Paese di 7,9 miliardi, e che oggi deve fare i conti con minacce provenienti da più fronti. In primis, proprio l’imminente data del 20 ottobre 2021. La raccolta firme, presso i gazebo sparsi in varie piazze italiane e online, è cominciata lo scorso luglio con l’intento di abrogare alcune previsioni del testo di legge attualmente in vigore che regola l’attività venatoria. Entrando più nello specifico, si vogliono eliminare alcune disposizioni normative della legge contenuta al comma 2 dell’articolo 19 della legge 11 febbraio 1992, numero 157, secondo cui «l’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole». C’è chi sostiene che l’iniziativa popolare del comitato «Sì aboliamo la caccia» sia mossa da motivazioni etiche e morali di tutto rispetto, ma c’è anche chi parla di tutela dell’ambiente e della fauna selvatica, non riconoscendo al cacciatore il ruolo di tutela dell’ambiente stesso e della biodiversità per il controllo di quella fauna selvatica, su tutti i cinghiali, che sta proliferando oltre ogni limite provocando ingenti danni all’agricoltura, incidenti stradali e rischi per l’incolumità delle persone. A sancire e ribadire questo concetto è intervenuta anche la Corte costituzionale che, con due sentenze emesse quest’anno, in particolare la numero 21 del 14 gennaio scorso, ha stabilito che in materia di controllo faunistico la figura del cacciatore presenta «elementi di qualificazione pubblicistica», ossia di pubblica utilità.
E sempre per quanto riguarda la tematica legata all’ambiente, esiste poi il discorso relativo al piombo. È in corso un progetto europeo di messa a bando del piombo per quanto riguarda la produzione di munizioni. Un progetto che se dovesse andare in porto comporterebbe pesanti riduzioni all’intero comparto. Uno studio elaborato dall’Essf – European shooting sports forum – ha stimato che un cacciatore su quattro interromperebbe l’attività venatoria e che il 30% ne ridurrebbe drasticamente l’attività; mentre il 20% di chi pratica tiro sportivo si fermerebbe. Sempre secondo lo stesso studio, il 34% delle armi da caccia non sarebbe compatibile con munizioni prive di piombo, provocando un relativo costo di 14,5 miliardi e un impatto economico di 5,7 miliardi a livello europeo per tutto il comparto.
Ed è in questo quadro che va ad aggiungersi la grana green pass, non solo per tutti i cacciatori, ma anche per chi intende e desidera partecipare a eventi, prove, esibizioni, raduni, assemblee, convegni e corsi d’addestramento promossi e organizzati dall’Enci, l’Ente nazionale cinofilia italiana che si occupa dell’organizzazione e della gestione degli eventi nazionali e internazionali di sport cinofili, e di chi pratica tutti gli sport dei vari tiro a volo, a piattello, poligono.
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