- Nel 2017 le vendite di modelli con tacco (in media superiore ai 7 centimetri) sono calate del 12%, mentre allo stesso tempo quelle di sneakers da donna sono cresciute del 37%. In Italia sette su dieci acquistano ballerine o modelli senza tacco anche se spendono almeno il 35% in più delle francesi e il 25% in più della media europea
- Il settore calzaturiero è uno dei pilastri del Sistema Moda, con 4.800 aziende e 77.000 addetti, un saldo commerciale da sempre attivo e un fatturato annuo complessivo che nel 2016 era pari a 14,2 miliardi di euro.
- Jimmy Choo, Laboutin e Blahnik restano salde ai piedi delle attrici che popolano il piccolo schermo, ma avanza una lunga serie di giovani stilisti: da Nicolò Beretta, in arte Giannico, fino a Alexander Birman e Viviana Vignola.
Lo speciale contiene tre articoli
Sempre attuali e sexy o un retaggio del passato? Di recente il successo delle scarpe con il tacco, immancabili negli outfit femminili, sembra aver imboccato una parabola discendente. Negli Usa il trend sembra conclamato: secondo un’analisi della società di ricerche di mercato Npd, nel 2017 le vendite di modelli con tacco (in media superiore ai 7 centimetri) sono calate del 12%, mentre allo stesso tempo quelle di sneakers da donna sono cresciute del 37%. Una tendenza dovuta, secondo gli osservatori, a vari fattori: come ad esempio l’introduzione dello smartworking e l’aumento del numero di donne che si recano al lavoro a piedi (solo a Washington questa percentuale è cresciuta al 14% dal 12% del 2012) che hanno reso obsoleta la “divisa” da ufficio tailleur più scarpa con tacco; e l’aumento dell’offerta, che mette a disposizione delle donne una gamma sempre più vasta di modelli. Come ha spiegato Gerald Storch, ad di Storch Advisors ed ex vicepresidente del colosso del retail Target, «non si tratta del rifiuto del tacco, quanto dell’elevata alternativa che esiste in negozio, perché le donne oggi comprano più scarpe, e possono scegliere tra molti più stili di prima».
E le donne italiane? Anche da noi si nota un successo sempre maggiore delle scarpe comode, come sneakers, espadrillas e ballerine. Una ricerca di Survey Lab, il laboratorio europeo di analisi sulle tendenze dello shopping online lanciato dal portale di ecommerce Vente-privee, ha rivelato che nel 2014 il 27% delle italiane prediligeva calzature con tacchi altissimi, mentre il 73% restava affezionato alla scarpa bassa, con tacco di meno di 5 centimetri. Lo studio ha rivelato che spesso le donne, quando acquistano un paio di scarpe con tacco su internet, prima di completare l’ordine aggiungono anche un paio di ballerine. Non solo: il tipo di scarpa preferito cambia anche a seconda della nazionalità. In Europa sono le spagnole a osare di più in tema di altezza dei tacchi, seguite dalle tedesche, mentre le francesi si limitano a scarpe di altezza compresa tra i 2 e i 7 centimetri. Transalpine e tedesche si distinguono per sobrietà, dando la preferenza a modelli classici e colori come il grigio o il nero, mentre le spagnole osano colori decisi o toni pastello e le italiane puntano a modelli più ricercati e di tendenza. Le nostre connazionali, tra l’altro, sono quelle che spendono di più per le scarpe: secondo lo studio, pagano il 35% in più rispetto alle francesi e il 25% in più rispetto alla media europea, arrivando a spendere anche 600 euro per un paio di stivali.
Le scarpe da donna fanno la parte del leone in un mercato, quello delle calzature, che a livello globale nel 2016 valeva 215,7 miliardi di dollari e nel 2025 dovrebbe arrivare a valerne 278. «Le calzature da donna», spiega un rapporto di Trasparency market research, «sono quelle più vendute, grazie a una grande quantità di marchi specializzati, all’enorme aumento dei punti vendita e ai budget significativi stanziati per campagne pubblicitarie e di marketing».
Nove paia di scarpe su dieci vengono prodotte in Asia, per la maggior parte in Cina, ma anche in Paesi come India, Bangladesh, Vietnam, Indonesia. In questo mercato l’Italia ricopre un ruolo tutt’altro che secondario: secondo i dati del Footwear market Yearbook, nel 2016 il nostro Paese era il primo produttore di calzature nell’Unione Europea e l’undicesimo produttore per numero di paia nel mondo. L’Italia è il nono Paese esportatore a livello mondiale, il terzo in termini di valore (secondo in valore, dietro alla Cina, se si prendono in considerazione sole calzature con tomaio in pelle). Il settore calzaturiero è uno dei pilastri del Sistema Moda Italia, con circa 4.800 aziende e 77.000 addetti, un saldo commerciale da sempre attivo e un fatturato annuo complessivo che nel 2016 era pari a 14,2 miliardi di euro. Secondo gli ultimi dati elaborati da Confindustria Moda, nel 2017 la produzione di scarpe made in Italy è aumentata dell’1% in volume, segnando un’inversione di rotta dopo un triennio di contrazioni. Per quanto riguarda l’export, nei primi dieci mesi dell’anno sono stati venduti all’estero 180,6 milioni di paia di scarpe (2,6 milioni in più sull’analogo periodo 2016), per 7,78 miliardi di euro, in crescita del +1,5% in quantità e del +3,3% in valore. Secondo le proiezioni sull’intero anno dovrebbero essere sfiorati a consuntivo i 9,2 miliardi di euro, il valore più alto degli ultimi 15 anni, anche al netto delle dinamiche inflattive. Tra i mercati esteri, cui è destinato più dell’85% della produzione nazionale, risultano stazionari i flussi verso l’Unione europea, mentre prosegue il recupero in Russia e si avvia quello negli Stati Uniti, migliora il Medio Oriente e rallenta il Far East. Nei primi dieci mesi dell’anno scorso il saldo commerciale settoriale ha mostrato un attivo di di 3,76 miliardi di euro, con un aumento tendenziale del +8,3%. Nella graduatoria dei 106 capitoli merceologici di cui si compone la classificazione doganale, la voce 64 “calzature e parti” occupa, nei dati di contabilità nazionale dei primi 10 mesi 2017, il settimo posto per saldo commerciale, a conferma dell’importanza che il settore riveste da sempre nell’economia italiana.
Chiara Merico
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