Una chiave usata da diversi dipendenti tra medici, infermieri e inservienti, 80 fiale di una sostanza cento volte più potente della morfina e 50 volte più dell’eroina in termini analgesici sparite da una cassaforte senza che nessuno la forzasse e un allarme che, nel giro di poche ore, è arrivato fino a Palazzo Chigi, dove il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha convocato una riunione d’urgenza.

Il fentanyl, la «droga degli zombie», sarebbe pronto a finire sul mercato italiano, dove è ancora poco diffuso, in una certa quantità. Non con un carico dei narcotrafficanti. Ma per un furto dalla farmacia dell’Ospedale israelitico di Roma, quartiere Magliana.

Una struttura in difficoltà di bilancio, da tempo commissariata e affidata ad Antonio Maria Leozappa, avvocato e docente universitario. Il farmaco, per le autorità, potrebbe trasformarsi in circa 20.000 dosi destinate al suk della droga. Valore complessivo stimato: non oltre i 400.000 euro.

Il fentanyl utilizzato negli ospedali viene normalmente distribuito in soluzione iniettabile con una concentrazione di 50 microgrammi per millilitro. Le confezioni più diffuse sono le fiale da 2 millilitri, che contengono cento microgrammi di principio attivo, ma esistono anche delle fiale da 10 millilitri.

Altre fonti investigative, invece, abbassano a poche centinaia la soglia delle dosi che si potrebbero produrre con quel numero di fiale. Ma non è una semplice questione economica. Perché il fentanyl non è un farmaco qualsiasi. È un oppioide sintetico ed è considerato una delle sostanze più pericolose.

Quando finisce al di fuori dei canali sanitari si contano spesso casi di overdose. Proprio la sua natura ha trasformato in una emergenza un episodio apparentemente circoscritto, facendo scattare verifiche, ispezioni, indagini penali e un rafforzamento dei controlli lungo tutta la filiera dei medicinali stupefacenti.

Non stupisce che il caso sia finito direttamente sulla scrivania di Mantovano. La lotta alle droghe è una delle priorità politiche del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che in passato ha voluto l’ampliamento delle finalità dell’8 per mille introducendo una nuova voce, quella per prevenzione e recupero dalle tossicodipendenze.

Con la nuova casella, l’inoptato deve aver sottratto risorse alla Conferenza episcopale italiana, che rimbrottò. Ora da Palazzo Chigi filtra un «forte allarme» per il comportamento definito «irresponsabile» di chi era chiamato a garantire la sicurezza, nonostante le «regole rigorose» quanto ad «accesso e custodia». Il problema, infatti, non riguarda solo la scomparsa delle fiale, ma anche il sistema di protezione che avrebbe dovuto impedirne la sottrazione.

La cassaforte, si è appreso, era custodita in un locale in cui non erano presenti telecamere, in piena difformità, quindi, rispetto ai protocolli di sicurezza. Le regole sono quelle indicate nel Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e di altri oppioidi sintetici, adottato dal governo nel marzo 2024 per evitare in Italia un’emergenza simile a quella in corso negli Stati Uniti (i morti per overdose da fentanyl sono stati già stimati attorno ai 50.000).

E sono stati attivati i carabinieri del Nas per gli accertamenti. Mentre il ministero della Salute ha disposto un’ispezione «per verificare eventuali responsabilità e accertare il rispetto dei protocolli vigenti».

Nei prossimi giorni verrà inoltre riconvocato il tavolo di monitoraggio sull’attuazione del Piano anti fentanyl, «con l’obiettivo di far applicare da tutti i soggetti interessati le cautele e i controlli necessari». Dalla struttura ospedaliera assicurano di considerarsi «parte lesa nella vicenda» e confermano «piena disponibilità a fornire ogni elemento utile affinché vengano individuati i responsabili».

L’allarme è partito proprio dai dipendenti dell’ospedale. Aprendo la cassaforte della farmacia si sono accorti che mancavano quasi tutte le fiale. I responsabili della struttura hanno quindi contattato i carabinieri e presentato una denuncia. Gli investigatori non escludono ipotesi. Neanche quella di un furto su commissione.

Qualcuno potrebbe aver fatto un calco o una copia della chiave e avvisato i ladri sul momento più propizio. Ma avrebbe dovuto fornire loro anche le indicazioni precise su quali provette prelevare, perché mancherebbero esclusivamente quelle di fentanyl.

Di certo, per le modalità, l’indagine è già circoscritta a un numero ristretto di sospettabili: una decina quelli che avevano accesso alla chiave della cassaforte, oltre a un altro dipendente che si occupa della guardiania notturna.

Gli accertamenti si sono già concentrati sui turni di lavoro e sui registri di consegna del farmaco. Inoltre, si sta cercando di stabilire il periodo preciso in cui potrebbe essere avvenuto il furto. Anche questo è circoscritto: e comprende l’arco temporale che va dall’ultima verifica d’inventario effettuata sulla presenza del materiale fino al 24 giugno, giorno della scoperta e della denuncia.

La responsabile della farmacia ha subito affermato «di aver svolto sempre tutti i controlli necessari». A piazzale Clodio ieri è arrivata una prima informativa del Nas. Al momento si procede per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. E si cerca già nelle piazze di spaccio e sul dark web. La fretta è determinata dal rischio concreto che la sostanza possa provocare qualche decesso.

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