Se si vuole capire per davvero a chi il governo giallo-rosso di Giuseppe Conte abbia consegnato 1,25 miliardi di euro per 800 milioni di euro di mascherine in gran parte ritenute inidonee conviene leggere questa storia. Come abbiamo scritto nelle scorse ore, una delle menti dell’affare, l’ex banchiere sammarinese Daniele Guidi, il 14 giugno scorso è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per truffa continuata ai danni dell’Istituto per la sicurezza sociale della Repubblica del Monte Titano, che avrebbe causato un buco da 75 milioni di euro.
Adesso San Marino si appresta a emettere un mandato di cattura internazionale nei confronti del manager. Guidi, che è in attesa dell’appello in altri due processi (in primo grado, nel 2025, è stato condannato ad altri 8 anni e 8 mesi complessivi), oltre a essere il manager che ha portato il Credito industriale sammarinese (Cis) sull’orlo della bancarotta (l’istituto è stato posto in liquidazione e lo Stato ha dovuto coprire debiti per 360 milioni), sarebbe l’uomo che si è occupato delle questioni logistiche legate al trasferimento di 800 milioni di mascherine dalla Cina all’Italia, la mega commessa voluta dal commissario straordinario Domenico Arcuri. Ma Guidi è anche colui che ha individuato i consorzi cinesi che hanno inviato i dispositivi di protezione e che ha dato «le istruzioni per la predisposizione dei contratti e delle mail da inoltrare verosimilmente alla Struttura commissariale».
In pratica l’affare miliardario delle mascherine sarebbe ruotato intorno a lui.
Noi per anni abbiamo provato a incontrarlo, ma l’ex banchiere, mentre era sotto processo in Italia e a San Marino, ha preferito inabissarsi, facendo perdere le sue tracce. Prima si è rifugiato a Hong Kong e ora, sembra, a Dubai.
Ma dietro di sé qualche traccia l’ha lasciata. Per esempio gli investigatori del Monte Titano hanno scovato nei suoi dispositivi alcuni audio interessanti. Uno di questi è stato registrato nel dicembre del 2017 mentre era in compagnia di due suoi stretti collaboratori: Flavio Pelliccioni, settantenne riminese, ex olimpionico di vela, e Mohamed Ali Ashraf, finanziere egiziano, classe 1966.
Quel giorno i tre si dirigono a Riccione per incontrare due presunti agenti segreti. Gli investigatori sammarinesi riassumono in un’annotazione l’obiettivo della missione: «Il motivo dell’incontro, stante quanto appreso da Pelliccioni tramite i Servizi di Bologna, sarebbe rappresentato dalla possibilità di Guidi di eludere un mandato di cattura emesso a suo carico (file di 382 pagine) depositato presso il Tribunale di San Marino proprio in quei giorni, tramite l’intervento dei Servizi stessi, i quali sarebbero in grado di intervenire per impedirne o procrastinarne l’esecuzione».
Nell’audio Pelliccioni assicura: «Ma i miei di Bologna non mi raccontano le cazzate, tanto… da otto anni… […] visto che noi parliamo sempre di questa faccenda, mi hanno informato di questo procedimento, di questo deposito, di questi documenti. Quando Ashraf mi ha chiamato io gliel’ho detto». E l’egiziano avrebbe chiesto a Pelliccioni se fossero in grado di metterci una pezza. L’ex velista, a quel punto, spiega come sia andata: «Al che ho chiamato [i Servizi] e ho detto: “State a sentire riusciamo ancora a fare qualcosa?” […]. “Sì, possiamo ancora far qualcosa”. “Potete togliere anche il file che è stato depositato?”. “Sì, possiamo togliere anche quello”».
Rassicurati da Pelliccioni, i tre vanno all’appuntamento. Guidi scende dall’auto e sale su quella dei due presunti 007. Ashraf si raccomanda: «Non portare il cellulare con te».
Quando l’ex banchiere ritorna non è molto convinto: «Loro si aspettavano che gli dessi dei soldi adesso… metà prima dell’operazione, perché domani c’è questo mandato d’arresto, e metà dopo» commenta l’ex banchiere.
Per capirne di più di questa intricata vicenda abbiamo provato a contattare Pelliccioni.
Ci ha risposto, dicendo di trovarsi a New York e di non potersi muovere dagli Stati Uniti. Ufficialmente perché in attesa della green card.
In realtà a noi risulta che nel 2025 gli sia stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Roma per i reati di associazione per delinquere, truffa e attività finanziaria abusiva.
«Preferirei non commentare questa vicenda fino a quando non tornerò in Italia, in quanto non ho ancora potuto parlare con i miei avvocati. Inoltre siamo in una fase preliminare, tutelati dalla privacy» taglia corto l’ex velista.
In passato Pelliccioni è stato denunciato e processato per diversi reati, ma il suo casellario giudiziario, sottolinea l’imprenditore, è ancora intonso («Sono illibato»).
Nel 2011 è stato arrestato con l’accusa di riciclaggio e associazione per delinquere di stampo mafioso, in quanto sospettato di aver favorito le attività del clan dei Casalesi. Nell’occasione gli vennero sequestrati beni per 5 milioni di euro, compresa una villa. Alla fine, però, è stato prosciolto in sede di udienza preliminare ed è rientrato in possesso dei suoi averi.
L’imprenditore, nel 2022 e nel 2024, è stato processato e assolto a San Marino e in Italia in due procedimenti gemelli innescati dalla denuncia di Ali Turki, un magnate arabo che lo accusava di averlo truffato durante le trattative per l’acquisto della Banca Cis.
Quando gli chiediamo degli 007, Pelliccioni risponde: «Penso che la storia di questi soggetti che si sono presentati al casello di Riccione fosse una truffa. Non ho la certezza matematica, ma ritengo che sia così».
Gli facciamo notare che a portarli all’appuntamento era stato lui. E allora Pelliccioni ribatte: «Però io non li conoscevo direttamente. Ero stato contattato da un intermediario, ma non mi ricordo chi fosse». E aggiunge: «Ho 70 anni, ma ho ancora un’ottima memoria, eppure questa cosa non me la ricordo. Ci ho riflettuto pure stamattina, perché, mi sono detto, magari mi chiama un tribunale, però onestamente non…».
L’argomento passa a Guidi: «Purtroppo con lui ho avuto dei problemi quando era direttore della banca Cis. Mi ha distratto delle somme che non erano sul mio conto, quindi non ho potuto neanche fare una denuncia formale, perché quei soldi erano sul conto di una società di cui non ero amministratore… da quel momento ho chiuso i ponti con lui».
Quanti soldi le ha portato via? «Sul conto di questa società svizzera ci saranno stati 1,2 o 1,3 milioni. Mi ha fatto un bel danno. Lui è sparito e Banca Cis è fallita e quindi non ho più potuto recuperare le somme…». A questo punto Pelliccioni prova a cambiare leggermente versione e sostiene che quei denari non erano suoi, ma di un suo cliente. Il raggiro, però, resta: «Morale della favola: non siamo riusciti a recuperare nulla». Gli chiediamo da quanto tempo non veda più Guidi. Risposta: «Da quando sono spariti i soldi dal conto della società svizzera, stiamo parlando di prima del Covid. Io ho provato a rintracciarlo, ma non ci sono mai riuscito. Credo di essere l’ultimo a cui farebbe sapere dove si trova. Dalle ultime notizie che avevo risultava a Dubai. Per questo sono andato lì un paio di volte, ma non sono mai riuscito a trovarlo. Volevo provare a risolvere il problema del deposito, anche se sapevo che Guidi non poteva più intervenire in alcun modo, essendo finita la banca in amministrazione controllata… l’unica cosa che potevo cercare di capire era perché si fosse comportato in quel modo, ma non sono riuscito a scoprirlo».
Durante la chiacchierata con noi Pelliccioni ribadisce più volte la distanza che lo separerebbe oggi da Guidi, non solo geografica («Io non sono in buoni rapporti con lui, sono una controparte danneggiata») e accusa l’ex compare di «appropriazione indebita»: «Con Guidi sono arrabbiati in tanti, perché ha fatti tanti di danni» sospira.
Pelliccioni ci spiega di essere entrato in confidenza con Guidi attraverso quello che definisce un «intermediario», il già citato Ashraf, che descrive come «la persona più vicina a Guidi»: «Probabilmente è con lui a Dubai. Credo che questo soggetto abbia beneficiato di alcune operazioni di Guidi negli ultimi anni».
Pelliccioni ci racconta che quando è stato prosciolto dalle accuse di mafiosità è rientrato a San Marino («Prima mi ero diviso tra Spagna e Stati uniti») e, grazie ad Ashraf, ha iniziato a lavorare con Guidi: «Non so che cosa facesse esattamente Ashraf, ma so che Daniele aveva una predisposizione particolare per lui».
Il finanziere egiziano, naturalizzato italiano e condannato per reati fiscali in Italia, al pari di Pelliccioni è stato assolto a San Marino nel procedimento avviato dopo la denuncia del già citato finanziere arabo, da cui aveva un «prestito personale» da 12,5 milioni per l’intermediazione nell’acquisto della banca Cis.
A San Marino è stato attenzionato dall’Antiriciclaggio essendo al centro di una costellazione di compagnie e di movimenti di denaro che vanno dagli Emirati Arabi Uniti alle Isole vergini Britanniche con sedi operative in Congo, Sud Africa, Tanzania e Zambia.
Anche Ashraf, contattato dalla Verità, non sembra avere un buon ricordo di Guidi: «Non lo vedo dal 2019-2020. Se lo incontro gli rovino la faccia per tutti i problemi che ha creato a me e alla mia famiglia. Mi ha fatto perdere la casa, quattro macchine, tutti i miei soldi. Mi ha messo proprio in mezzo a una strada. Mia figlia è dovuta tornare dall’estero dove era andata a studiare perché non avevo i soldi da mandarle. Mi dispiace per tutta la fiducia che gli ho dato… mi ha rovinato la vita con queste merdate della banca».
Ashraf sostiene di essere stato solo un cliente del Credito industriale e ci spiega di non ricordarsi dell’incontro con i due presunti 007: «Non so nulla di questo» sbuffa. Prima di mandare i vecchi sodali a quel paese: «Non ho nulla a che fare con il signor Pelliccioni. Non ho nulla da spartire con questa gente, tutti ladri figli di puttana».
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