I super ricchi in Italia sono 3.150 e comperano case in Liguria e Umbria

Per metterli assieme non basta uno stadio come San Siro, i detentori di patrimoni superiori ai 50 milioni sono quasi 130.000 e sono cresciuti del 10% nel 2017. Per un valore complessivo di 26.000 miliardi. Oltre ai numeri ci sono le preferenze di investimento nell’azionario, l’amore per il real estate (in Italia Liguria e Umbria) e per gli spostamenti di valuta tra le nazioni. Per capire come mettono a frutto le proprie ricchezze baste leggere il Luxury Index. Il primo posto va all’arte, che sopravanza il vino,che a sua volta l’anno scorso aveva strappato la leadership alle auto storiche. Queste ultime, pur salendo solo del 2% nel 2017, restano al top per rendimento sui dieci anni con una crescita del 334%. Nell’ultimo anno i russi sono tornati in testa alle classifiche.

Anche i super ricchi, un popolo in prevalenza nordamericano, europeo e asiatico, sono soggetti a cali e incrementi demografici in base all’andamento dei mercati. Per esempio, se negli Usa crescono in Sud America e ai Caraibi diminuiscono. E hanno pure loro grandi paure: temono il populismo.

Tutti dati e considerazioni che potete trovare nel The wealth report di Knight Frank, che come ogni anno fotografa dati e tendenze dei grandi patrimoni, ovvero i singoli che detengono più di 50 milioni di euro di ricchezza oltre alla abitazione principale. Partiamo da un primo dato significativo, ovvero che, a seguito della ripresa economica nel 2017, la crescita dei grandi patrimoni negli ultimi 12 mesi è stata molto forte, sicuramente più che in passato, ben il 10% su base annua. Nei cinque anni precedenti si era fermata al 18% quindi con una media ponderata di poco superiore al 3% su base annua. Il dato di crescita nel 2017 poi rappresenta ovviamente una media e spaccandolo su base geografica si scopre che il popolo di super abbienti è cresciuto percentualmente di più in Russia, del 26%, che in Europa, del 10%, o nel Medioriente, solo del 3%.

Ma come sempre la cura nel raccogliere i dati e le analisi contenute nel report offrono molti spunti e fotografano tendenze interessanti, non solo per i fortunati che appartengono alla categoria, o per coloro che ambiscono a entrarci, ma anche e soprattutto per operatori economici e fornitori di servizi, dalle banche ai family office, passando per gli operatori del mondo dei beni di lusso, da quelli di consumo a quelli da collezione, che sono da una parte interessati e da una parte volano di questo fenomeno. Come dicevamo le super ricchezze sono ancora una espressione geografica con contorni ben definiti ma non più limitata al mondo occidentale. Il podio vede sul gradino più alto il Nord America con oltre 44.000 detentori di superpatrimoni seguiti dall’Asia che con oltre 35.880 membri dell’esclusivo club e che stacca di poche lunghezze la vecchia Europa, arrivata a quota 35.180. E scendendo ancora nel dettaglio si scopre che qui in Italia, con 3.150 membri, doppiamo sia Spagna che Olanda o Svezia, fermi a quota 1.500 circa, quasi pareggiamo con la Svizzera che tocca i 3.750. Ma siamo molto lontani dal Regno Unito, che ne registra oltre 5.000, e dalla Germania, locomotiva d’Europa con oltre 8.000 ricconi. Anche il Giappone vicino a quota 10.000 non se la passa male.


INFOGRAFICA



Purtroppo il report non fornisce ulteriori dettagli sui Paesi, sarebbe stato interessante capire come si distribuiscono su base geografica i detentori di grandi patrimoni in Italia. Quello che più colpisce però sono i grafici e le tendenze che, fotografando lo spazio temporale ricompresi dal 2012 al 2022, ovviamente con i prossimi quattro anni su base statistica, vedrà Stati Uniti e Asia raddoppiare nell’arco di un decennio, mentre altre aree come Russia o Sud America, che sono state colpite dalla crisi più duramente di altre e essendo andate parecchio indietro, si troveranno al punto di partenza. Se i numeri sono importanti ma lo sono ancora di più i flussi, lascia a bocca aperta il dato +722% relativo ai fondi entrati negli Usa dalla Cina, anche Francia e Regno Unito hanno raccolto molti flussi monetari ma sono dati da prendere con cautela o almeno interpretare, perché poi spesso a contare sono più le città che le nazioni. E viene il sospetto quindi che almeno in parte questa attrattività non dipenda dal sistema paese nel suo complesso ma da motivazioni fiscali e anche, tutto sommato, logistiche. Non immaginiamo un super ricco desideroso di stabilirsi a Grenoble piuttosto che a Parigi, per esempio.

Basta scorrere la classifica delle città con New York che domina tutte le categorie, dalla ricchezza complessiva ai patrimoni passando per gli investimenti. per farsi una idea di dove via, lavori e si muova questo popolo ad alta capacità di spesa. Londra segue la Grande Mela a fare la damigella di onore, o forse da contraltare nel Vecchio continente, poi ci sono varie capitali che ti spetti e non ti aspetti: Hong Kong, Singapore, Tokyo a giocarsi i buoni piazzamenti insieme a Chicago, Houston. E l’Europa? Escludendo Londra post Brexit, fanno capolino solo Parigi e in fondo alla classifica Madrid. Italia, non pervenuta. Normale poi che le università top o il lifestyle si allontani da noi e tocchi città come Londra, Melbourne, Dubai o Tel Aviv che attraggono capitali. Londra per la cronaca ha il record mondiale di hotel a 5 stelle, ben 77. Altro angolo di prospettiva quello degli investimenti immobiliari nel settore lusso, ovvero le magioni da super ricchi, qui una interessante classifica relativa alle variazioni intercorse tra dicembre 2016 e dicembre 2017 fotografa risultati e andamenti, non tutti scontati. La migliore performance di crescita si registra in Cina nel Guangzhou con un +27%, seguito da Cape Town al 19,% Amsterdam al 15%. Crescite più modeste, quasi da bond, per mercati vivaci come New York, 4%, piuttosto che Miami, ferma al 2%. In negativo piazze come Dubai, Mosca, Ibiza ma occorre sempre considerare che stiamo parlando solo degli ultimi 12 mesi.

Anche qui ci sono dati sorprendenti per il Belpaese. La Liguria registra una crescita molto elevata, un rotondo +10% per gli immobili di lusso, ma questi numeri sono anche una conseguenza di fortissimi cali negli anni passati. Roma è sostanzialmente stabile, Firenze in leggero territorio negativo mentre l’Umbria cala del 10% in un solo anno, si potrebbe ipotizzare per un minore interesse di chi la vedeva come alternativa a buon mercato per le case di lusso rispetto alla Toscana e forse anche a seguito dei continui terremoti. A proposito, questi grandi patrimoni non determinano una grande crescita di acquisti diretti di aerei privati, mentre aumentano i noleggi, del 10% in Europa solo i voli charter. In crescita invece le imbarcazioni sopra i 40 metri. Tutto perfetto e un mondo ideale? Come sempre ci sono i problemi e le ansie che riguardano tutti. Non sarà una consolazione per chi vive di stipendio, ma rimane un fatto sapere che anche i detentori di grandi patrimoni hanno paura nell’ordine di terrorismo, populismo e cybercrime e poi anche della Nord Corea. Tutto questo riporta con i piedi per terra e fa capire che in effetti sono temi importanti per tutti, ineludibili per chi abita sul pianeta terra, indipendentemente dal reddito o patrimonio.

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