- Per i giornali la colpa è di Steve Bannon e Matteo Salvini. Se invece l’attentatore è islamico il Corano non c’entra nulla.
- Il terrorista australiano fa il bullo in tribunale mostrando simboli suprematisti. Processo al via il 5 aprile per la strage di 49 persone. Brenton Tarrant Harrison ha colpito un santuario che in passato ha reclutato miliziani jihadisti.
Lo speciale contiene due articoli
Marine Le Pen, Giorgia Meloni e via destreggiando. Repubblica non ha dubbi: Tarrant rappresenta «l’avanguardia armata sovranista». In pratica è il braccio violento della Lega. L’attentatore neozelandese può contare sul sostegno di «una platea complice, pronta a condividere le sue idee se non addirittura portare avanti la missione di morte». Tale platea è «una comunità senza confini, unita da un unico elemento: l’intolleranza verso lo straniero». È un fronte composto da «chi crede nell’utopia di un’Europa pura che combatte l’infedele, intonando il credo “Dio, patria e famiglia”». Dunque dobbiamo supporre che tra i complici dello sparatore di ci siano pure i cattolici (e non) che si riuniranno presto a Verona per difendere la famiglia.
A motivare Tarrant, prosegue Repubblica, sono stati gli «slogan xenofobi che tengono banco nei tweet di Donald Trump e dei suoi emuli europei: l’humus che sta facendo sorgere “un’internazionale suprematista”, per citare la definizione di Ezio Mauro». Forse non lo sapevate, ma esiste «una rete un tempo sotterranea che ora si scopre legittimata». Questa rete di pericolosi razzisti e terroristi «sente che le sue parole d’ordine sono le stesse di Matteo Salvini e di cento leader politici, pronti a cavalcare la paura nei confronti dello straniero per spianare la strada all’uso sempre più esteso delle armi, alla chiusura di ogni confine, alla riscoperta di un nazionalismo fuori dal tempo».
Anche al Corriere della Sera la pensano nello stesso modo. Ieri Antonio Polito ha scritto che alcune delle idee di Brenton Tarrant «sembrano appena uscite dal telegiornale della sera, sono cioè parte quotidiana del dibattito pubblico che si svolge da anni nei Paesi europei e negli Stati Uniti».
Già: chi crede che le Ong facciano servizio taxi per l’invasione è un potenziale stragista; chi sostiene la Brexit è un Tarrant sotto mentite spoglie; chi si preoccupa per l’inverno demografico europeo è chiaramente un suprematista pronto a premere il grilletto. Insomma, tutto è chiaro: ora che abbiamo trovato i veri responsabili (i sovranisti e le destre) basta eliminarli e ogni futura esplosione di violenza sarà evitata.
Continua a sorprendere, tuttavia, che gli editorialisti così lesti nel puntare il dito contro Salvini e soci non siano stati altrettanto solerti nel denunciare i mandanti – morali e materiali – del terrorismo islamico. Nelle dichiarazioni pubbliche dei leader leghisti, nei discorsi di Viktor Orbán, negli scritti di Steve Bannon, nel libro La grande sostituzione del francese Renaud Camus non compare alcun invito a imbracciare le armi e a sterminare i nemici.
Nel Corano, al contrario, si spiega più volte che gli infedeli vanno spazzati via dalla faccia della Terra. Eppure, guarda un po’, collegare islam e terrorismo è proibito. Però si può dire che è colpa dei sovranisti e di Salvini se un estremista fa un macello in Nuova Zelanda. E, vedrete, non saranno in molti oggi a dire che l’islam c’entra qualcosa nella brutta storia del marocchino di Vercelli che investe la figlia in auto perché non gradisce i suoi costumi troppo occidentali. Del resto, sono pochi anche gli editorialisti che vergano articoli indignati quando a essere massacrati sono i cristiani in varie parti del mondo.
Intendiamoci: non vogliamo togliere un grammo di gravità all’abominio compiuto da Brenton Tarrant. Il punto è che qui si sta facendo il solito gioco sporco: si utilizza la strage per delegittimare un pensiero e per mettere a tacere istanze più che legittime. Porre un freno all’immigrazione, per esempio, non è un modo per alimentare l’odio, semmai è una via per contenerlo. E non si può utilizzare un bastardo che preme il grilletto per colpire chi vuole difendere – pacificamente – il proprio Paese. A differenza del mondo islamico, l’Europa ha sempre fatto i conti con i propri demoni. Ha saputo affrontare ed esaminare i Breivik, i Traini e i (pochissimi) altri violenti: li ha sempre condannati, mai giustificati, e continuerà a farlo.
Dalle nostre parti – riguardo al terrore e al razzismo (vero) – non ci sono ambiguità. Ecco perché possiamo permetterci di combattere l’immigrazione selvaggia e la sottomissione con la coscienza pulita.
Riccardo Torrescura
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