L’equipaggio del taxi del mare sarà interrogato dai magistrati
Ansa
  • Carmelo Zuccaro sentirà comandante e ciurma di Sea Watch 3. Dovranno spiegare la scelta della rotta per l’Italia anche se erano più vicini alla Tunisia. La nave rischia il sequestro e l’ente accusa: «È una manovra politica».
  • Sbarcati a Catania i 47 clandestini, Matteo Salvini esulta per il patto con l’Ue: «Ne terremo solo uno». A bordo balli, canti e sorrisi.
  • Il Viminale e il ministero dei Trasporti vorrebbero far leva sull’articolo 83 del codice di navigazione, che permette di chiudere il proprio mare alle imbarcazioni ritenute pericolose per l’ordine pubblico.

Lo speciale contiene tre articoli

Il peschereccio usato dall’Organizzazione non governativa Sea Watch per caricare migranti in acque territoriali libiche seguendo rotte che sarebbero state definite «arbitrarie» dalla nostra Guardia costiera ha come porto di riferimento Amburgo, ma batte bandiera olandese. E, soprattutto, è registrato a Rotterdam con un certificato per le imbarcazioni da diporto a uso privato. Nulla a che fare con ricerche in mare né soccorsi.

L’informativa interforze è stata depositata in Procura a Catania ieri mattina. Polizia di Stato, Guardia di finanza e Guardia costiera hanno riferito ai magistrati ciò che hanno scoperto sulla Sea Watch 3, segnalando anche la possibilità che siano stati commessi reati.

Ovviamente sarà il procuratore Carmelo Zuccaro – considerato il grande accusatore delle Organizzazioni non governative per aver puntato per primo l’indice contro le relazioni che alcune Ong intrattenevano con gli scafisti trafficanti di esseri umani – a valutare il dossier degli investigatori. Di certo l’esclusione dell’ipotesi della presenza di terroristi a bordo fa tirare un sospiro di sollievo. Ma non risolve la questione.

Il procuratore Zuccaro attraverso quegli atti dovrà verificare se nella ricostruzione che gli è stata consegnata sia configurabile il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oppure se saranno necessari ulteriori accertamenti volti a confermarlo o escluderlo. Intanto sono in corso le prime indagini per individuare l’eventuale presenza degli scafisti tra i profughi sbarcati. E per ora si sa che la rotta seguita da Sea Watch, secondo investigatori e Guardia costiera, non ha rispettato le leggi nazionali e neanche gli accordi internazionali di diritto della navigazione: sarebbe, insomma, arbitraria. Ora bisognerà stabilire se, oltre che irregolare, è stata anche illegale. A quel punto, quella che al momento è soltanto un’ipotesi potrebbe trasformarsi in un vero e proprio capo d’accusa.

È per questo motivo che la Ong teme la possibilità che la Procura possa disporre un sequestro preventivo dell’imbarcazione. E anche se da Siracusa era trapelato che tra i magistrati l’orientamento era tutt’altro che rivolto verso una richiesta di sequestro («Ha solo scelto la rotta per lui più sicura», aveva detto il procuratore Fabio Scavone riferendosi al capitano della Sea Watch 3), a Catania le cose potrebbero cambiare. Non per i precedenti tra Zuccaro e le Ong, ma per il nuovo materiale consegnato ai magistrati dagli investigatori. Le carte in tavola, insomma, rispetto ai giorni di Siracusa sono cambiate. E gli investigatori hanno già chiesto al magistrato la delega per sentire come persone informate sui fatti il comandante e l’intero equipaggio della Sea Watch 3. Dovranno chiarire le ragioni che li hanno spinti a scegliere di puntare verso l’Italia, pur sapendo di trovare i porti chiusi.

Kim Heaton Heater, capo missione di Sea Watch, poco prima dello sbarco ha messo le mani avanti, esprimendo preoccupazione per il futuro della nave e della Ong: «Noi pensiamo che sia una mossa premeditata e politica, studiata dalle autorità italiane. Saremo sotto la supervisione di Zuccaro, il procuratore di Catania, un uomo che in passato non è stato esattamente amichevole nei confronti delle Ong come la nostra». Zuccaro, tra gli intercettatori compulsivi di migranti nel Mediterraneo, si è fatto una fama da duro e fra l’equipaggio della Sea Watch aleggia aria di provvedimenti giudiziari. Quella di Heater, infatti, sembra quasi una excusatio non petita: «Io sono sicuro al 100% che abbiamo agito mossi da spirito umanitario». Ed ecco la tesi difensiva: «So che ci potrebbero essere problemi con le autorità quando arriveremo ma sono anche sicuro che alla fine, non importa quali accuse saranno mosse contro l’organizzazione, la nave e tutto l’equipaggio, nessuna di queste accuse sarà un impedimento e che alla fine verrà fuori la verità».

Non tutti, però, la vedono così. «Se sequestrare la nave serve per accertare eventuali responsabilità, non ci trovo nulla di male». Per Fabio Cantarella, assessore leghista del Comune di Catania, è giusto che si facciano le indagini per ricostruire l’intera vicenda che – dal punto di vista giudiziario – presenta ancora parecchie ombre. A partire dal perché l’imbarcazione sia arrivata fino a Siracusa, nonostante il porto sicuro più vicino al luogo del soccorso in mare fosse in Tunisia. Ma non solo. Ieri il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, ha buttato altra benzina sul fuoco: «Abbiamo totale certezza del fatto che i fondi racconti tramite crowdfonding dalla Ong atterrino sui conti della tedesca Bank fuer sozialwirtschaft, ovvero la banca per l’economia sociale» che, sottolinea Rampelli, è al centro di roventi polemiche in Germania perché tra le tante iniziative che promuove attraverso apertura di conti bancari ci sono associazioni e Ong anti israeliane che predicano l’annientamento dello Stato di Israele, tanto da scatenare una rovente polemica tra la comunità ebraica e i vertici della banca».

Fabio Amendolara

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