Oltre al caos che travolge il Csm, ci sono 30.000 casi di malagiustizia
  • Dal caso dell’ex pm Luca Palamara al recente scandalo dei verbali dell’avvocato Piero Amara continua a salire la sfiducia verso la magistratura. Ma a subire le conseguenze più gravi della malagiustizia sono le persone finite nei tribunali dove regnano sbagli e approssimazione.
  • Quasi 30.000 gli episodi accertati di errori giudiziari e ingiuste detenzioni. Il guaio peggiore: l’abuso del carcere preventivo.

Lo speciale contiene due articoli.

Sono sei gocce di sofferenza nel mare della malagiustizia, le sei storie che potete leggere in queste pagine. Ma denunciano con forza il degrado di un sistema giudiziario sempre più burocratico e ottuso, disastrosamente lento e cialtrone, e incapace di distinguere il vero dal falso; un sistema distratto, del tutto disinteressato alla sorte degli individui che finiscono triturati nei suoi ingranaggi.

Sono sei storie che parlano di tribunali dove l’approssimazione e l’errore sembrano la regola, e che disegnano una caricatura oscena di giustizia. Storie che fanno indignare e che spaventano, perché oggi, domani, potrebbero accadere a chiunque di noi. Parlare di gocce – attenzione! – non significa certo relativizzare il dramma delle sei storie. Perché neanche un oceano potrà mai contenere tutta la sofferenza della madre che per il figlio ucciso da un’auto ottiene giustizia dopo 34 anni. E lo stesso vale per la disperazione dell’uomo che viene scagionato da una falsa accusa soltanto dopo 17 anni, tre dei quali di carcere; o per l’angoscia della donna che finisce da innocente in una cella solo perché un magistrato interpreta male le intercettazioni.

Il problema è che le sei storie, per quanto toccanti e inquietanti, quasi annegano nelle statistiche che ormai da anni certificano che la malagiustizia italiana è un’Idra che divora migliaia di corpi e di anime. A garantirlo con la forza di dati mai contestati è l’archivio online Errori giudiziari, creato nel 1991 dai giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone. Secondo i numeri che i due hanno accumulato in questi trent’anni, le vittime d’ingiusta detenzione o di errori giudiziari in senso stretto sono state 29.659: 989 ogni 12 mesi, in media, cioè quasi tre al giorno. Questi dati diventano ancor più sconcertanti se poi si pensa che Errori giudiziari classifica solo i casi che uno Stato assai poco garantista e di solito scorretto ha deciso di risarcire: ma nessuno saprà quanti siano, in realtà, gli innocenti rimasti schiacciati sotto la pressa giudiziaria, e non ne sono usciti.

Le falle del nostro sistema penale sono davvero sconcertanti. Pochi anni fa, Gabriele Albertini in Senato cercò di garantire almeno il risarcimento dell’ingiusta imputazione: propose che lo Stato rimborsasse le spese d’avvocato pagate dagli imputati assolti con formula piena e definitiva. Per arginare la riforma il ministero della Giustizia, retto allora dal dem Andrea Orlando (nella foto qui a sinistra), oppose un altro dato sconvolgente: rivelò che ogni anno, in media, gli assolti con formula piena sono 90.000. Cioè gli abitanti – neonati compresi – di una città come La Spezia.

Con quel dato vergognoso il ministero bloccò la riforma, obiettando (paradossalmente) che gli innocenti finiti in tribunale sono troppi perché lo Stato possa permettersi il lusso di rimborsarli delle parcelle che lo Stato stesso li ha costretti a pagare ai loro avvocati. Così, visto che un risarcimento per l’ingiusta imputazione invece esiste in tanti altri Paesi, anche in questo diritto negato continuiamo a essere lontani e diversi dal resto d’Europa.

La giustizia italiana massacra gli innocenti, ma la magistratura non dà segno di preoccuparsene. Di certo, non lo fa quella associata nel suo organo sindacale, l’Associazione nazionale magistrati, né quella che occupa 18 poltrone su 27 nel Consiglio superiore della magistratura. Da oltre un anno, il Csm cerca di coprire lo scandalo delle chat intercettate dell’ex pm Luca Palamara, da cui è emerso che nomine e promozioni sono decise in un indecoroso mercato coperto, gestito dalle correnti organizzate delle toghe. Ora lo scandalo è raddoppiato grazie al caso dei verbali di Piero Amara, l’ex avvocato dell’Eni che con le sue testimonianze (false o vere che siano) ha involontariamente portato alla luce come ormai tutto il sistema giudiziario non risponda più ad alcuna regola. Per 13 mesi quei verbali, dove si parla di toghe e logge massoniche, hanno girato per l’Italia, in apparente violazione del segreto istruttorio e trasformandosi in strumento di faida tra magistrati e tra correnti. Non si sa come finirà. L’unica certezza, al momento, è la pochezza della categoria.

Un punto così basso, in effetti, la magistratura italiana non l’aveva mai toccato. Una riforma? Di certo non con questo Parlamento. Proprio in questi giorni torna ad accendersi la luce di un referendum sulla giustizia: la Lega di Matteo Salvini e i radicali chiederanno firme per la separazione delle carriere dei magistrati e imporre loro un minimo di responsabilità. In passato i referendum sulla giustizia sono stati spesso traditi. Ma forse, in questo mare di lacrime, un referendum può essere una goccia di speranza.


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