Le mascherine di Arcuri, 4 milioni a un pluridenunciato per truffa
Domenico Arcuri (Ansa)
Mario Benotti, indagato per le forniture, segnalò via mail l’ecuadoriano Jorge Solis. Il cui avvocato dice: «I contatti in Cina? Suoi, è mediatore di tutto. Doveva aprire un cannabis shop». E gli arrivano 3.800.000 euro.

La struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri ha regalato il più bel Natale della loro vita ai tre mediatori del mega affare da 1,25 miliardi di euro per 801 milioni di mascherine cinesi. Il terzetto ha infatti ricevuto 63,5 milioni di euro di provvigioni e ora è indagato per traffico illecito di influenze. Del giornalista della Rai Mario Benotti e dei suoi 12 milioni abbiamo già parlato in abbondanza. È lui ad avere fatto da trait d’union tra la struttura commissariale e gli altri due intermediari, come si evince da una mail del 21 marzo 2020, da lui inviata a Silvia Fabrizi di Invitalia: «Le rimetto un’offerta per le mascherine, reperita per il tramite delle nostre reti nell’industria della Difesa […]. Oltre al numero dell’ingegner Tommasi […] può utilizzare come ulteriore contatto il dottor Jorge Solis».

Tommasi è il titolare della Sunsky Srl di Milano, che ha incassato 51,5 milioni di euro, a cui bisogna scalare i 3,8 intascati proprio dal «dottor Solis». Il quarantanovenne ecuadoriano è forse il personaggio più misterioso. Vive in provincia di Roma in una villetta messa all’asta e ha utilizzato per l’affare una ditta, la Guernica Srl, intestata alla figlia studentessa di cinema. L’azienda, nell’ultimo bilancio disponibile, aveva dichiarato un fatturato di 5.000 euro, ma grazie alle mascherine ha fatto bingo. Nei giorni scorsi si era detto che la ditta doveva occuparsi di bibite e che la figlia di Solis, Dayanna, a cui è intestata la Guernica, era solo una prestanome. Ma l’avvocato Francesco Tagliaferri corregge: «La società è nata per gestire un negozio di cannabis che la ragazza stava aprendo nel quartiere romano di San Lorenzo con i soldi del genitore. Questo commercio a un certo punto sembrava che sarebbe stato legalizzato, non lo è stato. E Solis ci ha rimesso, credo, qualche centinaio di migliaia di euro». Oggetto sociale della Guernica sono «la produzione, lavorazione, trasformazione e la distribuzione e commercio di canapa e di prodotti derivati». Ma se la cosa è tramontata, qual è il vero business di Solis? Continua l’avvocato: «Il mio assistito fa il mediatore, compra e vende qualsiasi cosa, ma non le bibite». Per il legale il quarantanovenne è il fulcro dell’affare da 1,25 miliardi: «Le mascherine le aveva lui, era lui in contatto con i cinesi. Probabilmente deve prendere altri soldi di commissione e ha bloccato tutto dopo il macello che è successo. Quando Tommasi dice che aveva contatti internazionali, parlava di Solis. I due sono si sono conosciuti attraverso Guidi. Con quest’ultimo Solis ha fatto altri affari, credo che si occupassero di cibo». Daniele Guidi, sammarinese, per la Procura di Roma «unitamente a Tommasi, ha curato l’aspetto organizzativo» del commercio di mascherine. Nel gennaio 2019 è stato posto ai domiciliari su ordine del tribunale di San Marino. Ai tempi era direttore generale e ad di Banca Cis. I magistrati nell’ordinanza di custodia cautelare gli avevano contestato i reati di associazione per delinquere, concorso in amministrazione infedele, compartecipazione in truffa aggravata ai danni della Repubblica, corruzione e ostacolo alle funzioni di vigilanza. Il procedimento è in corso. Scavando nel passato di Solis abbiamo scoperto che per un anno ha lavorato in un noto bar di Roma e che per qualche mese, nel 2006, ha fatto anche il collaboratore famigliare. Poi ha aperto tre diverse società che, sulla carta, avrebbero potuto occuparsi un po’ di tutto: opere ingegneristiche, case di cura, centri estetici, commercio di macchine industriali, ristorazione. A partire dal 2008 è stato denunciato più volte per presunte truffe, ma anche per simulazione di reato e appropriazione indebita.

La prima a denunciarlo per truffa e simulazione di reato, nel 2008, sarebbe stata Patricia de Los Angeles Zunhio Gonzales, sua connazionale. Solis le avrebbe consegnato, in cambio di contanti, due assegni e successivamente ne avrebbe denunciato il furto. La signora Patricia prova a ricordare: «A me l’hanno presentato perché era in un giro di sudamericani e lo conoscevano in tanti. Si presentava bene, diceva di lavorare per una banca, offriva dei mutui. Le persone gli davano i loro soldi e lui se li teneva. A un certo punto anche io gli prestai del denaro e lui mi diede un assegno da 10.000 euro, che proveniva da un libretto che aveva rubato a una persona italiana». La donna ci ha detto di aver vinto in primo grado e di aver rinunciato all’appello dopo che l’avvocato le aveva chiesto altri soldi per portare avanti la causa. La versione di Solis è leggermente diversa: in secondo grado il reato è stato prescritto.

Nel 2009 Solis è stato denunciato da un rappresentante di una società finanziaria per appropriazione indebita. Nel 2012 di nuovo per truffa da un settantottenne di Bracciano (Roma) che sosteneva di aver ricevuto due assegni scoperti in cambio di un’utilitaria. Solis ha riferito al suo avvocato che le due vicende sarebbero collegate e che per lui sarebbe arrivata un’assoluzione piena. Ieri non siamo riusciti a parlare con i due cittadini italiani, gli unici a poterci confermare questa versione. Il primo, un sessantaduenne originario di Mondovì, ci ha dato appuntamento a domani in orario d’ufficio, mentre del secondo abbiamo rintracciato solo i familiari, i quali non ci hanno fatto ricontattare.

In tempi più recenti Solis è stato denunciato da un cinquantaquattrenne peruviano, Saul Isidoro Quispe Fabian, il quale cercava un mutuo per acquistare una casa nel quartiere romano di Centocelle. Solis si era proposto come intermediario creditizio e per questo si sarebbe fatto consegnare 1.000 euro per risolvere gli aspetti burocratici e altri 450 per una visura storica dell’immobile da acquistare.

Quasi contemporaneamente Solis è stato denunciato anche da un altro peruviano, il cinquantunenne Edwin Salinas Ricapa. Saul ci spiega: «Solis ha chiesto i miei documenti e anche quelli di mia sorella che mi doveva fare da garante. Alla fine non ho comprato casa, perché lui diceva sempre di non avere tempo e di avere altri appuntamenti». In mano gli è rimasta solo la ricevuta dei 450 euro versati sulla postepay della moglie di Solis.

L’avvocato Tagliaferri ha una spiegazione anche per questo caso: «I peruviani, due amici, alla fine hanno deciso di non comprare più casa. Il mio cliente, però, aveva lavorato. Quando è stato convocato per l’elezione di domicilio, ha dato tutte le spiegazioni ai poliziotti. Recentemente ha ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno: evidentemente non aveva nessun problema giudiziario».

Quest’ultima causa potrebbe essere ancora in corso, mentre, lo ricordiamo, una delle truffe è stata prescritta. E la signora Zuhnio Gonzales, che ha vinto in primo grado la causa contro Solis, conclude: «Io credevo di essere l’unica ad averlo denunciato, anche se faceva queste cose da anni. Nessuno aveva il coraggio di fare come me, perché noi stranieri preferiamo non avere problemi in un Paese straniero».

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