- Il gruppo di Italia viva al Senato ha deciso di chiamare in causa direttamente il ministro della Giustizia sul caso della registrazione del giudice Amedeo Franco. La mossa rischia di aprire una crisi nella maggioranza
- Aumentano i magistrati della sezione disciplinare che dovrà decidere dell’ex leader di Unicost e di sei toghe. A sorpresa Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita passano coi «ribelli» anti casta.
Lo speciale contiene due articoli
Un question time per chiarire in Parlamento le dichiarazioni del giudice Amedeo Franco che hanno riaperto il caso della sentenza di condanna per Silvio Berlusconi per l’affare dei diritti tv. Lo ha chiesto a sorpresa il gruppo di Italia viva in Senato. Il bubbone è stato messo dai renziani nelle mani del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che dovrà rispondere oggi alle 15. Gli uomini del fu Rottamatore chiedono al ministro «di fare chiarezza», scrivono i senatori, «sulle dichiarazioni del giudice Franco apparse sui media in merito alla condanna definitiva nell’agosto 2013 di Berlusconi». Una mossa che deve aver spiazzato non poco gli alleati pentastellati. L’atto formale segue di pochi giorni una dichiarazione dell’ormai senatore semplice Renzi, che sulla questione aveva già tracciato la linea. La premessa era questa: «Io sono un avversario politico di Silvio Berlusconi e non tocca a me valutare». La questione politica, però, deve aver fatto gola a Matteo: «Politicamente ho il dovere di dire che non può essere ignorata la richiesta di fare chiarezza su una vicenda che coinvolge un ex presidente del consiglio». Il Bullo ha anche svelato di essersi sentito con il Cavaliere. E in una intervista al Riformista si è anche spinto un po’ di più: «Berlusconi va rispettato come uomo ed ex presidente del Consiglio. Le accuse contenute nell’audio, se confermate, offrono un quadro gravissimo su cui è urgente fare chiarezza». E, visto che è stato l’unico da sinistra a parlarne, ha mandato anche qualche messaggio agli alleati: «Tocca alle sedi opportune capire se lo sfogo di questo magistrato è una cosa seria o no. È un fatto tuttavia di cui è doveroso parlare, non può essere eluso da chi fischietta e fa finta di nulla». E a far finta di nulla c’è tutto il governo giallorosso.
Uno degli incontri registrati risale al 14 febbraio 2014, otto giorni prima della nascita del governo Renzi. Berlusconi in quelle intercettazioni sembra avere le idee chiare sul nuovo gabinetto guidato dall’ex sindaco di Firenze con cui a gennaio dello stesso anno aveva siglato il cosiddetto Patto del Nazareno. Berlusconi, con Franco (che è deceduto l’anno scorso), dopo aver annunciato che i sondaggi davano avanti il centrodestra di cinque punti sul centrosinistra,commenta: «A furia di venirmi addosso si accorgono che diventa un boomerang per loro. Adesso vediamo che cosa fa Renzi. Accetto scommesse. Entro il 20 manda a casa questo governo e si mette lui presidente del Consiglio. (…) Io resto all’opposizione e voto le riforme, perché le inseguo da vent’anni e quindi noi faremo opposizione se mettono nuove tasse, se fanno cose sballate, ma daremo il nostro voto sulla riforma della burocrazia, la riforma fiscale, la riforma del lavoro, la riforma della giustizia (…) su cui noi potremmo essere d’accordo». Berlusconi, insomma, non vedeva con astio l’ascesa del Bullo. Fin qui la questione politica. Sulla restante parte delle conversazioni, Forza Italia chiede una commissione d’inchiesta. E ora chiede a Italia viva di votare a favore della proposta. «Ci colpisce positivamente questo impeto garantista di un partito che pure fa parte della maggioranza più giacobina dal dopoguerra a oggi, e anticipiamo oggi una propostaa cui stiamo lavorando da giorni per fare un ulteriore passo avanti nella ricerca della verità», ha dichiarato la presidente dei senatori azzurri Anna Maria Bernini.
Mentre gli avvocati del Cavaliere, allegando quelle conversazioni, hanno impugnato la sentenza della Cassazione davanti alla Corte europea dei diritti umani. «Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà… A mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia… L’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto», affermò Franco. Poi, in un crescendo: «In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso del… ci continuo a pensare. Non mi libero… Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo».
Sempre secondo Franco, «i pregiudizi per forza che ci stavano… si potesse fare… si potesse scegliere… si potesse… si poteva cercare di evitare che andasse a finire in mano a questo plotone di esecuzione, come è capitato, perché di peggio non poteva capitare». E infine: «Sussiste una malafede del presidente del collegio, sicuramente», disse Franco. Esposito, che nel frattempo è andato in pensione e ora scrive articoli per il Fatto quotidiano, ha annunciato querele. Contesta anche tre dichiarazioni allegate al ricorso dei legali del Cavaliere. Le hanno rese i dipendenti dell’hotel Villa Svizzera di Domenico De Siano, senatore e coordinatore di Forza Italia in Campania. Contengono le testimonianze su alcune frasi rivolte al Cavaliere e attribuite a Esposito. Un paio di siluri a salve sulla questione il giudice li ha anche sparati a Napoli: uno al Consiglio dell’ordine degli avvocati contro uno dei legali di Berlusconi; l’altro in Procura, dove c’è un fascicolo iscritto contro ignoti e senza ipotesi di reato. Almeno per ora.
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