- Bloccano strade, imbrattano quadri, appendono manichini a testa in giù: è la nuova contestazione giovanile. Foraggiata da ricchi burattinai che, come sempre, manovrano e manipolano i ragazzi.
- Sono passati dalla povertà all’emergenza ambientale come passatempo remunerativo.
Lo speciale contiene due articoli
Autostrade bloccate da ragazzi sdraiati a terra, infrastrutture assediate, preziosi dipinti imbrattati nei musei d’Europa: messaggi forti, quelli che arrivano dai giovani gretini, paladini dell’emergenza climatica. Rivolti non più contro il «sistema» o le forze dell’ordine ma direttamente ai cittadini, cui vogliono imporre riflessione e mobilitazione «per salvare l’umanità dalla catastrofe imminente» causata dai combustibili fossili. Finito, insomma, il tempo dei cortei e delle raccolte di firme: l’obiettivo è la visibilità, perseguita attraverso azioni mediatiche dirompenti, confezionate da una regia internazionale, il cui scopo è convincere l’opinione pubblica che le fonti tradizionali di energia sono il male assoluto, e tutti devono riconvertirsi all’energia sostenibile.
Ci sono riusciti? Non esattamente: i loro metodi radicali, oltre ad aprire ad alcuni di loro le porte del carcere, hanno finito con l’oscurare il messaggio e indisporre la popolazione. L’establishment, tuttavia, li accoglie con benevolenza, a cominciare da Mario Draghi che ha incontrato Greta Thunberg a settembre 2021, per finire con l’ex ministro Roberto Cingolani che li ha visti a febbraio 2022. Le loro azioni-fotocopia, coordinate da chi li sovvenziona, prendono di mira simboli monumenti iconici e strade ad alto scorrimento delle capitali d’Europa (il raccordo anulare a Roma così come il Péripherique a Parigi). Hanno tutti gli stessi gilet arancioni che indossano nelle proteste, usano tutti lo stesso codice linguistico incardinato intorno al mantra della «disobbedienza civile» e hanno tutti lo stesso finanziatore: il Climate emergency fund (Cef), fondato da miliardari americani come Aileen Getty, Rory Kennedy e quel Trevor Neilson, pupillo di Bill Gates, che produce, toh, combustibili sostenibili.
Questi ragazzi sono i loro «soldati», si considerano «l’ultima generazione del vecchio mondo» e ne sognano uno nuovo «in cui l’umanità si abbraccerà, si perdonerà, amerà sé stessa». Uno slogan che riecheggia quel «non possederai nulla e sarai felice» del World economic forum, che un tempo questi ragazzi avrebbero assaltato e che ora invece gli strizza l’occhio ospitandoli a Davos.
Ultima generazione è anche il nome dell’organizzazione italiana nata nel 2021 che fa parte della Rete A22 finanziata dal Climate emergency fund; opera affinché il governo «interrompa immediatamente la riapertura delle centrali a carbone e cancelli le nuove trivellazioni». Sugli altri temi che hanno afflitto la loro generazione, a cominciare dalla chiusura delle scuole e delle università italiane in pandemia, non hanno proferito verbo. Missing anche su Dad e green pass: non hanno ancora capito che rischiano di essere anche la «ultima generazione» che studia sui libri; per loro, prima della libertà e del diritto all’istruzione, viene l’emergenza climatica. La loro attività è concentrata su azioni mediatiche come la zuppa di piselli gettata su un Van Gogh custodito a Roma, il blitz al Colosseo e il blocco sistematico del raccordo anulare di Roma. I loro bersagli preferiti sono opere e luoghi d’arte mediatizzabili, come i Musei vaticani e gli Uffizi. L’importante è convincere i cittadini: «Abbiamo scelto di parlare alle persone, invitandole a riflettere sulle contraddizioni su cui si fondano le nostre giornate lavorative e i momenti in cui proviamo a riposarci». Con buona pace degli automobilisti inferociti perché bloccati mentre si recano al lavoro, a scuola, negli ospedali.
Dentro A22, insieme con Ultima generazione, ci sono i collettivi di tanti altri Paesi. Capofila e con maggiore anzianità è Extinction rebellion (Xr), movimento radicale nato nel Regno Unito nel 2018 e con filiali in una sessantina di capitali. In Italia hanno manifestato insieme con il Cua, il collettivo che tre giorni fa a Bologna ha appeso il manichino di Giorgia Meloni a testa in giù. Xr ha un sistema di reclutamento molto efficace: chi partecipa alle azioni ha un rimborso spese che consente ad alcuni «volontari» di guadagnare fino a 400-450 euro a settimana.
Just stop oil, nata in Inghilterra nel febbraio 2022, è forse, insieme con XR, l’organizzazione più combattiva. Sono quelli che hanno gettato salsa di pomodoro sui Girasoli di Van Gogh alla National Gallery di Londra («È più importante l’arte o la vita?», urlavano agli attoniti visitatori del museo), ma anche bloccato molti depositi di stoccaggio di petrolio, azione che è costata il carcere ad alcuni di loro.
In Francia c’è Dernière rénovation, che chiede al governo di farsi carico della ristrutturazione energetica nelle case dei francesi. Anche loro hanno bloccato il Péripherique e imbrattato quadri, ma si sono fatti conoscere per l’interruzione di una tappa del Tour de France e il blocco di una partita di tennis del Roland Garros, obiettivi mediatici. Lato arte, hanno lanciato un sondaggio tra i loro attivisti per chiedere se andare a imbrattare la Gioconda o il Déjeuner sur l’herbe di Monet.
Letzte Generation in Germania da agosto 2021 lotta tristemente per ridurre il limite di velocità delle auto a 100 chilometri orari: uno di loro si è incollato i capelli al vetro che protegge La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, altri due hanno gettato puré di patate sul Pagliaio di Monet a Postdam, un altro gruppetto ha fatto scattare l’allarme al Reichstag. Ragazzate.
A chiudere il cerchio, Scientist rebellion, collettivo di un migliaio di giovani camici bianchi, ricercatori e studenti universitari che predicano la «decrescita economica». La lotta all’emergenza climatica, per loro, è ormai un lavoro, e il Climate emergency fund che li foraggia lo sa: «Se alcuni fanno disobbedienza civile dura, è una loro scelta. Noi lodiamo il loro coraggio», ha dichiarato impassibile Margaret Klein Salomon, direttore esecutivo del Cef. Mentre Neilson incassa e ringrazia.
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