- Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip scrive testualmente «C’è pericolo di reiterazione del reato in occasione del voto».
- Venanzio Maurici era in contatto con Luigi Mamone: dalle aziende del figlio soldi ai dem.
Lo speciale contiene due articoli.
Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti è stato arrestato perché ci sono le elezioni. A collegare l’arresto del governatore con le elezioni, probabilmente le imminenti europee alle quali il partito di Toti, Noi moderati schiera 7 candidati, non è qualche politico ipergarantista, ma lo stesso gip Paola Faggiani nell’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex giornalista Mediaset. L’esigenza della misura cautelare nei confronti di Toti viene motivata infatti con «il pericolo attuale e concreto che l’indagato commetta altri gravi reati della stessa specie di quelli per cui si procede e, in particolare, che possa reiterare, in occasione delle prossime elezioni, analoghe condotte corruttive, mettendo la propria funzione al servizio di interessi privati in cambio di utilità per sé o per altri». Il giudice osserva come anche come «in occasione e in concomitanza di ciascuna delle quattro competizioni elettorali che si sono susseguite nell’arco temporale della presente indagine (circa 18 mesi)» tra cui le Comunali di Genova e le Politiche del 2022 «Toti, pressato dalla necessità di reperire fondi per affrontare la campagna elettorale, ha messo a disposizione la propria funzione, i propri poteri e il proprio ruolo, in favore di interessi privati, in cambio di finanziamenti, reiterando il meccanismo con diversi imprenditori (gli Spinelli e Moncada)». Hanno tutti ragione, quindi. Sia chi parla di un provvedimento a orologeria (in questo caso motivato), sia il procuratore capo di Genova, Nicola Piacente, che nel rispondere alle polemiche sollevate da alcuni esponenti politici di centrodestra sugli arresti a poche settimane di distanza dalle elezioni europee aveva dichiarato: «La nostra richiesta è di cinque mesi fa, precisamente del 27 dicembre». Intanto sono iniziati gli interrogatori di garanzia del gip: ieri ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Paolo Emilio Signorini, ex presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e ad (sospeso) di Iren, in cella a Marassi: «Signorini», ha detto il suo legale Enrico Scopesi, «ritiene di poter fornire una serie di spiegazioni, ma difficilmente lo si può fare in una situazione di carcerazione. Confido che si possa risolvere e affrontare il problema della carcerazione. Adesso la priorità è chiarire la misura cautelare, farlo uscire da Marassi. Ha confermato la disponibilità di parlare eventualmente in un secondo momento». Oggi tocca a Giovanni Toti, domani a Aldo Spinelli.
Intanto l’indagine prosegue, con gli investigatori che esplorano ulteriori filoni. A rivelarlo, anche in questo caso, è il gip Faggiani nelle motivazioni dell’arresto di Toti: «Particolarmente significativa ai fini cautelari è anche l’emersione, dalle indagini di ulteriori vicende (ancora oggetto di approfondimenti investigativi) che hanno visto il coinvolgimento di ulteriori imprenditori e nelle quali, a fronte di richieste di interessamento per pratiche amministrative di loro interesse, sono seguite elargizioni di finanziamenti in favore del Comitato Toti». Poi prosegue, citando il nome di uno degli imprenditori attenzionati dagli inquirenti: «Si pensi, al riguardo, alla conversazione intercorsa in data 17 maggio 2021 (in cui Luigi Alberto Amico nel corso di un incontro con Matteo Cozzani (capo di gabinetto di Toti, ndr) all’interno dell’ufficio di quest’ultimo, chiedeva al predetto una “mano” per capire “come meglio supportarvi e poi per capire come è il termometro politico”. Amico, in particolare, dopo avere precisato che la sua intenzione era “continuare”a finanziare Giovanni Toti e che, in cambio, “non chiedeva la luna” ma chiedeva solo “un ‘attenzione legittima”, precisava che “sono 6 anni che aspettiamo il rinnovo della concessione mi farebbe piacere quella… pizzico più di attenzione… noi siamo abbastanza allineati…». Poco tempo dopo, «veniva riscontrato un finanziamento della cifra di 30.000 euro in favore del Comitato Toti (di cui 10.000 euro transitati la settimana successiva sul conto “dedicato” del presidente Toti )» operazione che veniva «segnalata come “sospetta” dalla Banca d’Italia, analogamente a quanto verificatosi con riferimento ai finanziamenti erogati dal gruppo Colucci». Il riferimento è a Pietro Colucci, imprenditore attivo in Liguria nel settore dello smaltimento dei rifiuti, definito nell’ordinanza « gestore di alcune discariche nella provincia di Savona tramite le società Green up Srl e Ecosavona Srl». L’imprenditore, tra il 2016 e il 2020, tramite società a lui riconducibili, avrebbe versato, al «Comitato change e al Comitato Giovanni Toti Liguria (comitati deputati a raccogliere fondi per Giovanni Toti e per il suo raggruppamento politico) complessivamente 195.000 euro in violazione della normativa sul finanziamento ai partiti politici». Somme versate, secondo l’ordinanza, «senza alcuna delibera dell’organo societario» e, in un caso, anche «senza alcuna iscrizione in bilancio». Sono state proprio le erogazioni di Colucci a mettere nei guai Toti, che a marzo del 2021, veniva intercettato in una telefonata con Cozzani. Il governatore, nel definire una serie di incontri necessari a definire delle questioni aperte, spiegava al suo braccio destro di volere agire «Su tutta la situazione, così mettiamo in fila l’Ato idrico, la cosa, anche perché poi ci si infila dentro anche roba della discarica di Colucci, che voglio parlargliene a voce…». Il gip spiega che la circostanza «Sulla base di tali elementi la Procura procedeva all’iscrizione del reato di cui all’articolo 318 cp (corruzione, ndr)e venivano autorizzate le intercettazioni telefoniche ed ambientali». Va detto che sebbene le intercettazioni «non abbiano consentito di trovare ulteriori riscontri all’ipotesi corruttiva inizialmente ipotizzata a carico Giovanni Toti e di Pietro Colucci», hanno però svelato « gli ulteriori rapporti corruttivi» contestati nel procedimento. Nell’inchiesta della Procura di Genova ci sono però anche due indagati per finanziamento illecito, che non emergono dall’ordinanza: il consigliere di amministrazione di Esselunga Francesco Moncada (indagato anche per corruzione per gli stessi fatti) e l’editore della testata Primocanale, Maurizio Rossi, perquisito lunedì scorso. Nel mirino degli inquirenti, alcuni passaggi pubblicitari sul pannello esposto a Terrazza Colombo, nel grattacielo di piazza Dante a Genova. Moncada, secondo l’accusa, in accordo con Rossi, Cozzani e Toti, aveva stipulato un contratto con una società di Rossi per pubblicizzare la catena di supermercati ma in realtà avrebbe usato lo spazio per la campagna elettorale della Lista Toti per Bucci. In cambio ci sarebbe stata la promessa di sbloccare le pratiche per l’apertura di due altri punti vendita di Esselunga, uno a Genova Sestri e uno a Savona.
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