- Dopo lo scoop della «Verità», i doni ricevuti dal premier Rottamatore sono stati ritirati in fretta dalla casa del pensionato toscano in cui erano finiti.
- Incalzato dal nostro giornale, il portavoce dell’ex premier aveva spiegato che Matteo avrebbe messo online il suo reddito entro il 25 dicembre. Però non sono stati di parola.
Lo speciale contiene due articoli
Siamo certi che Charles Dickens gli avrebbe dedicato un capitolo del suo Canto di Natale. Infatti ci risulta che Tiziano Renzi, in versione Ebenezer Scrooge, il protagonista del racconto ottocentesco, il 24 dicembre, alla vigilia di Natale, abbia preteso la restituzione di alcuni regali che aveva fatto, tutti oggetti che però, in origine, non appartenevano a lui, ma che erano stati consegnati al figlio Matteo nella sua veste ufficiale di presidente del Consiglio durante incontri istituzionali in Italia e all’estero.
Il 24 dicembre questo giornale ha pubblicato un articolo in prima pagina intitolato «Tiziano Renzi fa Babbo Natale con i regali di Palazzo Chigi», in cui veniva svelato che la signora Simona Sette, moglie di Carlo Ravasio, uno stretto collaboratore di Renzi senior, aveva portato otto di questi doni al suo datore di lavoro, un pensionato di un paese vicino, nella cui villetta faceva i mestieri.
Ma dopo l’uscita della notizia è scoppiato il putiferio. E i Babbi Natale di Rignano hanno nascosto in fretta e furia gli abiti di scena.
La prova? La solenne tirata d’orecchi che avrebbero subito i coniugi Ravasio. La mattina del 24 la moglie si trovava nell’appartamento del pensionato per svolgere il suo lavoro di collaboratrice domestica quando è stata raggiunta da una telefonata del consorte. Una chiamata che ha trasformato la vigilia di Natale in un incubo dickensiano. Ravasio, agitatissimo, ha raccontato di essere a rischio licenziamento e che la compagna doveva immediatamente recuperare tutte le suppellettili provenienti da Palazzo Chigi e che da qualche settimana abbellivano mobili, pavimenti e pareti a casa dell’ottantenne proprietario della villetta. La colf, inviperita, ha eseguito l’ordine, ha recuperato gli arredi e se ne è andata smoccolando.
Per meglio comprendere l’impatto di questa vicenda occorre ricordare che il quarantanovenne Ravasio non è un personaggio qualsiasi, ma uno degli uomini di fiducia di babbo Tiziano. Già dipendente della Eventi 6 della famiglia Renzi, è stato consigliere d’amministrazione della cooperativa Marmodiv, fondata da persone di fiducia di Renzi senior, nonché braccio operativo della Eventi 6. La Procura di Firenze ha chiesto il fallimento della Marmodiv e Ravasio è stato indagato e perquisito in un procedimento per bancarotta. Insomma questa storia (poco) natalizia coinvolge la cerchia più ristretta di Tiziano.
È facile immaginare che il diktat sia partito direttamente dalla famiglia Renzi e che probabilmente il primo ad arrabbiarsi sia stato l’ex premier, probabilmente all’oscuro del fatto che i regali che aveva portato via da Palazzo Chigi fossero entrati in un giro fuori controllo di omaggi. Tanto che oggetti con il nome di Matteo erano finiti a casa di persone sconosciute all’ex premier.
Nell’appartamento del pensionato, come abbiamo raccontato il 24 dicembre, erano finiti uno spadino dei cadetti dell’Accademia di Modena, tre tappeti offerti dalla delegazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, un piatto d’argento, un fermacarte ricordo del summit sull’immigrazione della Valletta (Malta) del 2015, la riproduzione del rosone centrale della basilica Santa Maria di Collemaggio dell’Aquila, chiesa danneggiata dal sisma del 2009.
Dalla casa è stata portata via anche la piccozza dorata donata a Renzi dal presidente della Regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin come «simbolo di eccellenza manifatturiera, nonché simbolo dell’alpinismo». Sul manico della piccozza d’oro era stato intagliato il nome di Renzi. Ieri Rollandin, raggiunto dalla Verità, non ha voluto commentare la notizia.
Ma Renzi poteva portare a Rignano sull’Arno i doni ricevuti durante i suoi incontri istituzionali? Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri firmato nel 2007 da Romano Prodi è piuttosto stringente: dal primo gennaio del 2008 tutti i membri del governo e i loro famigliari sono obbligati a consegnare tutti gli oggetti ricevuti per il ruolo ricoperto e che abbiano un costo superiore ai 300 euro. Chi voglia conservarli, è tenuto a versare la differenza di valore rispetto al tetto stabilito da Prodi.
Ma Renzi non risulta abbia fatto ricorso a questa opzione.
Eppure sul camion partito dalla sua residenza romana pare che ci fossero anche oggetti di lusso, come ha confidato Simona Sette al pensionato. Ha parlato addirittura di una moneta d’oro con sopra inciso il nome di Matteo Renzi che suo marito avrebbe venduto in un «compro oro» fuori provincia, incassando 400 euro. Una cifra che lascia facilmente intendere che il suo valore superava il limite dei 300 euro.
Arredi pregiati sarebbero finiti in casa di Matilde Renzi e di suo marito Andrea Conticini.
Da parte sua, Matteo Renzi, in tre anni di governo, ha reso solo 16 oggetti e quasi tutti di valore unicamente simbolico: si va dal modellino di aereo di linea turco con il suo nome (deve essergli andato di traverso viste tutte le polemiche per il cosiddetto Air Force Renzi), la foto incorniciata di una diga etiope, un ritratto fattogli da una scuola d’arte del Congo, il ventaglio donato da Jack Ma del gruppo Alibaba, sei bicchieri placcati in argento dell’Azerbaigian, un ritratto di fanciulla proveniente dal Mozambico, un portacandele serbo, una ciotola blu cobalto dell’Afghanistan, un antico vestito e un piatto originari del Ghana, un dipinto con leoni del Kenya, borsa, quadro e sciarpa etiopi. L’oggetto più prezioso, in base alle stime, sarebbe un ingombrante scultura raffigurante un’oasi araba, con palme e cammelli placcati in oro. Un’opera che varrebbe circa 1.000 euro.
inventario
Questi oggetti sono conservati in un piccolo caveau dentro all’ex monastero di San Silvestro, in via della Mercede a Roma.
Dopo il nostro articolo del 24 dicembre il governo ha dato mandato ai dirigenti di Palazzo Chigi di approfondire il caso, come abbiamo appreso dal portavoce del premier Rocco Casalino. Il capo vicario dell’ufficio del cerimoniale di Palazzo Chigi, Gerardo Capozza, ha fatto sapere che sulla questione dei regali ricevuti da Renzi «sarebbe utile sentire» la sua predecessora Ilva Sapora, «che ha gestito il tutto il periodo Renzi e quindi queste cose dovrebbe saperle». Ma il fu Rottamatore potrebbe essere perseguito? «Nel decreto Prodi non è indicato che cosa rischi chi non lo rispetta, ma sicuramente si applicano le normative vigenti in materia anticorruzione» ha concluso Capozza. Il parlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ipotizza un danno per Palazzo Chigi, arrivando a sostenere che sia possibile contestare l’appropriazione indebita a Matteo Renzi, un reato che il governo Gentiloni ha reso perseguibile solo su querela di parte.
Anche i gruppi parlamentari del Movimento 5 stelle sono determinati a scoprire se in questa vicenda si possano configurare illeciti. Noi abbiamo provato a recuperare nuove informazioni sul carico di doni proveniente da Palazzo Chigi di cui parla tutta Rignano. Ma il settantenne Alvaro Batucci, ex falegname e tuttofare dei Renzi, l’uomo che in paese ha raccontato di aver scaricato il camion arrivato dalla Capitale, con La Verità non è particolarmente loquace: «Io non conosco nessuno. Non rompete i coglioni». Il telefono di Simona Sette ieri suonava a vuoto.
E Tiziano Renzi? Dopo l’uscita del nostro articolo ha evitato commenti su Facebook, contrariamente a quanto aveva fatto dopo i servizi sul lavoro nero e gli abusi edilizi nelle sue aziende. Un silenzio accompagnato dal rapido recupero degli oggetti incautamente regalati al pensionato. Probabilmente a Rignano hanno deciso di non lasciare prove in giro. Di fronte a questa reazione abbiamo provato a contattare babbo Tiziano per chiedere spiegazioni. E lui ha risposto proprio come avrebbe fatto Scrooge: «Non solo mi disturba, ma mi dà fastidio in modo viscerale. Vada a fare… domande a qualcun altro».
Giacomo Amadori
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