Rigoli: «Ero innocente, “Report” mi ha rovinato»
Il dottor Roberto Rigoli

«Che ha combinato con questi tamponi, dottor Rigoli?», chiede l’inviato di Report Danilo Procaccianti. Il medico risponde. Indossa la mascherina e ha il fiatone. «Sto poco bene, mi scusi», dice.

Parla dei tamponi rapidi e aggiunge: «Io non dovevo validare la sensibilità e la specificità». È l’inizio del servizio di Report intitolato Fin troppo rapidi, andato in onda il 2 gennaio 2023. Parte la sigla, poi entra la voce di Sigfrido Ranucci: «Ma li hanno valutati bene?». Il vicedirettore Rai spiega come, durante la prima ondata Covid, il Veneto abbia rappresentato un modello virtuoso nella lotta al virus, per poi comportarsi in modo pessimo nella seconda.

«Che cosa è successo?», si chiede Sigfrido. Inizia il racconto: «L’attenzione ricade sui tamponi rapidi. […] La nostra inchiesta aveva suscitato l’attenzione della Procura di Padova e, al termine delle indagini, hanno chiesto il rinvio all’Elon Musk veneto», ovvero Roberto Rigoli, come l’aveva definito il governatore Luca Zaia.

«Sospettano», prosegue il conduttore di Report, «che a giustificare gli appalti milionari per tamponi rapidi ci sia alla base un’attestazione falsa». Poi il lancio del sasso, e la mano che si nasconde rapidamente: «Durante le indagini sono spuntate anche intercettazioni imbarazzanti per il presidente Luca Zaia, che però, lo specifichiamo, non è indagato».

Nel servizio viene intervistato anche Andrea Crisanti, che, durante la pandemia, aveva messo in guardia su quei tamponi, il 30% dei quali sarebbe stato inefficace: «Significa che questo filtro ha delle maglie molto larghe e praticamente fa entrare in contatto persone vulnerabili con persone infettive in grado di infettarle. Il Veneto, durante la seconda ondata, nelle Rsa è stato un disastro». Procaccianti torna così da Rigoli. Lo intercetta mentre cammina per strada.

Gli si avvicina con il microfono: «Quando Crisanti dice che questi sbagliano e ne beccano sette su dieci lei lo sapeva?». Il medico risponde: «A parte che l’ha detto dopo, io non potevo saperlo perché erano marchiati Ce». Erano già stati validati, in pratica. L’immagine di Rigoli scompare, entra quella di pazienti intubati. La musica si fa tragica. Tutta la scena lo è. Fuoricampo, Procaccianti dice: «Non deve darle a noi le spiegazioni, il dottor Rigoli, ma ai veneti. La seconda ondata, probabilmente anche per l’utilizzo inappropriato dei tamponi rapidi, è stata un disastro».

La tesi è chiara. E tutto il contesto (audio e immagini) aiuta a corroborarla. Peccato però che le cose siano andate diversamente. La Procura di Padova ha sì indagato il dottor Rigoli, che però è stato scagionato da ogni accusa nel 2025, a distanza di tre anni dal servizio di Report. Il Corriere del Veneto lo ha intervistato ieri. Del resto il metodo Report lo ha vissuto sulla sua pelle.

Racconta di quando vide la puntata a «casa, da solo, come mia moglie e mia figlia, ognuno davanti al proprio televisore. Era il 2 gennaio 2023. Il giorno dopo ne parlavano tutti, soffrii moltissimo. Posso confermare una frase che ho sentito dire: Report è una trasmissione bellissima, finché non parla di qualcosa che conosci. O non ci finisci in mezzo.

Mandarono in onda la puntata, che guarda caso aveva tra gli autori proprio il giornalista autore degli articoli sull’Espresso, qualche giorno prima dell’udienza preliminare in cui si doveva decidere sul mio rinvio a giudizio. Rinvio che, nel montare dell’indignazione generale, puntualmente arrivò. Ma c’è un dettaglio che ancora mi sconvolge».

Un dettaglio non di poco conto, racconta Rigoli: «Durante la trasmissione venne esibito un documento che aveva in un angolo un numero di protocollo, “622”. Quel documento arrivava dal fascicolo del pm ma eravamo ancora nel mezzo dell’udienza preliminare, quando gli atti sono secretati, quindi come poteva averlo Report? In seguito ho saputo che sia il giornalista dell’Espresso che l’avvocato di Crisanti avevano fatto richiesta di accesso agli atti alla Procura e avevano avuto via libera… comunque per vederci chiaro ho presentato un esposto, che è stato trasmesso a Roma e lì archiviato.

Curiosamente, adesso proprio Sigfrido Ranucci di Report lamenta le stesse anomalie nell’inchiesta sul suo attentato e ha presentato un esposto simile al mio per fermare la fuga di notizie dalla Procura. Chissà se archivieranno anche quello… Comunque lo rivedrò presto, è stato rinviato a giudizio per diffamazione nei miei confronti».

Due anni di calunnie e di offese. Una vita segnata. E un insegnamento appreso: «Report è una trasmissione bellissima, finché non parla di qualcosa che conosci. O non ci finisci in mezzo». Difficile dargli torto…

Da non perdere