Il cancro non ferma i cannoni: morto un Putin se ne fa un altro
Vladimir Putin (Ansa)

Anche ieri alcuni sanitari speciali, nuova categoria di cronisti arruolati dalle principali testate per accertare le condizioni di salute di Vladimir Putin, ci hanno informato che esse volgerebbero al peggio.

Secondo le indiscrezioni raccolte dagli inviati sul fronte ospedaliero, il presidente russo, oltre a dover subire prossimamente un’operazione chirurgica, sarebbe affetto da un tumore che gli lascerebbe poche speranze di vita. Confesso che preferisco seguire il bollettino di guerra piuttosto che quello medico e dunque, nonostante si rincorrano le voci di una letale malattia che affliggerebbe l’autocrate russo, continuo a tenere l’occhio sugli spiragli per una tregua, piuttosto che sperare che la guerra in Ucraina si estingua insieme a colui che l’ha promossa.

Non so se davvero Putin abbia un cancro che non gli lascia scampo o se la malattia sia un’invenzione degli oppositori o della Cia per gettare scompiglio fra i putiniani. Quali che siano le sue condizioni di salute poco mi importa. E non perché pensi che lo zar sia immortale o che i medici di cui si circonda gli salveranno la pelle anche questa volta. Semplicemente credo che le sorti dell’Ucraina e della Russia non siano legate allo stato di salute di una sola persona. Chiunque conosca un po’ il sistema di potere che governa il Paese sa che morto un Putin se ne fa un altro e non è detto che chi venga dopo di lui sia meglio di lui.

Sì, lo so che tutti ci illudiamo che eliminato il cattivo venga eliminato il problema. Ma questo è ciò che ci piace credere, perché Putin non è Gargamella che fa la guerra ai puffi, è l’espressione di un’élite e di un popolo che se non la pensa come lui poco ci manca. Davvero c’è chi crede che, fatto fuori lo zar, tutto si rimetta magicamente a posto, l’Armata russa rientri in caserma e gli equilibri consentano a Giuseppe Conte e a Enrico Letta di tornare ad andare d’amore e d’accordo come prima dell’invasione in Ucraina e della decisione dell’Europa di inviare armi per sostenere la resistenza di Kiev? Beh, se lo credete siete degli ingenui, perché non c’è nulla di più falso. Qualcuno credeva che, morto Fidel Castro, il regime sarebbe crollato e invece a Cuba continua imperterrito a tenere ostaggio un intero Paese. E che dire del Venezuela: passato a miglior vita Hugo Chavez, è comparsa la sua brutta copia, ossia Nicolas Maduro. Sepolto Josef Stalin, l’Unione sovietica non è stata sepolta insieme a lui e lo stesso si può dire di Mao e della Cina.

Potrei fare altri esempi di dittature che sono sopravvissute a chi le ha instaurate, ma credo di aver già chiarito a sufficienza il concetto. Chi si illude che, sotterrato Putin , sarà sotterrato anche il problema di una Russia che minaccia l’Occidente si sbaglia. Il presidente russo è figlio di un sistema, è il rappresentante di un gruppo di potere che si regge sul terrore e sull’arricchimento, sulla voglia di restaurare l’impero e il desiderio di ritornare a essere una superpotenza mondiale. Dunque, se anche lo zar del Cremlino decedesse, per una malattia o per una congiura di palazzo come ha auspicato Joe Biden, le cose per l’Europa non cambierebbero granché. Anzi. Via Putin, non è detto che le cose migliorino perché, come abbiamo visto in Iraq e in Libia, ucciso il dittatore la situazione è peggiorata. A Bagdad non si sono ancora ripresi dopo l’impiccagione di Saddam Hussein e a Tripoli, dopo il linciaggio di Gheddafi, non è che le cose vadano meglio. Per parlar chiaro: nessuno è in grado di dire che, fatto fuori Putin con un killer e con un colpo di Stato, avremo risolto il problema. Anzi, la Russia potrebbe collassare e magari, tra qualche anno, presentarci il conto, divenendo un ex superpotenza impazzita ai confini dell’Europa o uno Stato alle strette dipendenze di un’altra autocrazia come quella cinese.

Dunque, se non vogliamo illuderci sperando in un miracolo che faccia tacere i cannoni, non resta che una via per evitare il massacro di un intero Paese e consiste nella trattativa. L’America, invece di inseguire il sogno di eliminare Putin, con il presidente russo dovrebbe trattare per trovare una via d’uscita. Conviene a tutti. All’autocrate di Mosca, ma anche a noi. Anzi soprattutto a noi, che a differenza di altri vogliamo la pace.

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