Talebani verdi contro le low cost. «È sbagliato incentivare i voli»
Un aeroplano della flotta Wizzair, la compagnia di voli low cost ungherese (iStock)
Nel mirino i pacchetti che permettono viaggi illimitati pagando un canone fisso.

Gli ambientalisti hanno un nuovo nemico: le low cost, e in particolare le offerte di voli a prezzi stracciati. L’operazione lanciata da Wizzair, «All you can fly», ha mandato in fibrillazione gli attivisti green. La formula proposta dal vettore (un abbonamento iniziale da 499 euro, poi salito a 599 euro che permette di prenotare tutti i voli senza costi aggiuntivi, o quasi) ha avuto un’accoglienza entusiasta dal mercato, incassando la vendita di 10.000 posti nel giro di pochi giorni. Ma anche mandando in fumo le recenti campagne ecologiste contro gli spostamenti aerei. A quanto pare, quando si tratta di risparmiare, i consumatori sono veloci a mollare l’ideologia green. E questo non va giù alle associazioni ambientaliste. «Volare non è un buffet all you can eat» ha commentato stizzito il direttore del settore aviazione della Ong green, Transport & Environment, Jo Dardenne. «Come si possono prendere sul serio gli impegni delle compagnie aeree per la neutralità climatica quando continuano a promuovere una crescita insostenibile del traffico, offrendo dubbie soluzioni economiche per volare su jet inquinanti?» Ha aggiunto rincarando la dose come riportato dal sito Politico. Secondo Dardenne «i programmi frequent flyer sono responsabili della crescita dell’aviazione, illudendo i passeggeri che non esista il problema della crisi climatica».

Gli ha fatto eco l’organizzazione inglese, Possible, impegnata in campagne per ridurre le emissioni di Co2 e per promuovere le fonti energetiche rinnovabili che ha definito l’operazione di Wizzair «totalmente grottesca e profondamente stupida». Alethea Warrington, la responsabile per le campagne sul clima dell’organizzazione, si è scagliata anche contro Ryanair e i suoi programmi di fedeltà per premiare i passeggeri che volano con più frequenza. Secondo la manager i governi dovrebbero intervenire per «vietare» queste forme di incentivazione ai voli.

In sintesi significa attuare una politica che incentivi l’aumento dei prezzi dei biglietti in modo da rendere meno accessibili gli spostamenti aerei. Questi dovrebbero tornare ad essere un privilegio per pochi ricchi. Alla faccia anche dell’aumento del turismo come veicolo di ricchezza. In definitiva si torna sempre a quella «decrescita felice» tanto cara agli attivisti green.

I movimenti ecologisti restano scettici sulle politiche della maggior parte delle compagnie aeree europee che prevedono la riduzione nel medio e lungo termine delle emissioni, e reclamano interventi più stringenti chiamando in causa i governi.

«È un problema serio che l’aviazione abbia una tassazione bassa e che il costo di un volo non rifletta le emissioni alle stelle o il danno reale che causa al clima e alle persone che soffrono condizioni meteo estreme. L’aviazione non paga alcuna tassa sul carburante per tutto il cherosene che brucia», ha arringato la Warrington di Possible. Secondo l’attivista i frequent flyer dovrebbero essere soggetti ad un’imposta tale da «penalizzarli» come dovrebbero essere «vietati» i programmi che portano «a una crescita dell’industria dell’aeronautica».

Sono cadute nel vuoto le risposte della Wizzair che con logica inattaccabile, ha fatto notare come il programma «All you can Fly» contribuisca a massimizzare il fattore di carico. Volare con gli aerei pieni, riduce l’impronta di carbonio di ogni passeggero, è la tesi del vettore che non fa una grinza. Poi la compagnia ha ricordato che ha un piano «per ridurre ulteriormente le emissioni di Co2 del 25% per passeggero/chilometro, entro il 2030». Ma a quanto pare non basta.

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