- Il vicepremier al capo dell’Inps: «Fa il fenomeno sui migranti, c’è da cambiare». La guerra però è su quota 100.
- Il decreto Dignità combatte l’eccesso di lavoro a tempo e la fuga di aziende all’estero. Il cuneo fiscale però resta intatto.
- Il ministro del Lavoro: «È la Waterloo del renzismo». Il presidente leghista della commissione Bilancio, Claudio Borghi: «Valuteremo i pro e i contro». Il Pd a senso unico: «Crollerà l’occupazione».
Lo speciale contiene tre articoli
Tito Boeri stai sereno. Parafrasandro il celebre motto renziano scagliato contro Enrico Letta c’è da attendersi l’imminente sfratto del numero uno dell’Inps. Con la differenza che il vicepremier Matteo Salvini non ama gli hashtag ma preferisce impugnare la mannaia e farsi inquadrare durante una diretta Facebook. Ieri ha detto: «L’immigrazione positiva, pulita, che porta idee, energie e rispetto è la benvenuta. Il mio problema sono i delinquenti, come quello che ha ammazzato un italiano di 77 anni a Sessa Aurunca, preso a pugni da una di queste “risorse” che ci dovrebbero pagare le pensioni. Perché c’è ancora qualche fenomeno, penso anche al presidente dell’Inps, che dice che senza immigrati è un disastro. Ma ci sarà tanto da cambiare anche in questi apparati pubblici». Solo quattro giorni fa il presidente dell’Inps aveva ribadito che il «calo degli immigrati è un problema per le pensioni». L’azzeramento dei flussi ha sempre sostenuto Boeri impatterebbe sul gettito contributivo. Le proiezioni demografiche «ci dicono», ha sbandierato più volte, «che nel giro di pochi anni, se i flussi dovessero ridursi ulteriormente o addirittura azzerarsi, perderemmo città intere di popolazione italiana». La posizione però non ha numeri a suo sostegno. E il parere non è nostro ma addirittura di Bankitalia che smonta le posizioni liberal con uno studio sintetico e dalla mentalità aperta e scevra di pregiudizi. Tant’è che i risultati ne sfatano più di uno, a cominciare dal ruolo benefico (sbandierato dalla sinistra) che gli immigrati svolgono per il nostro sistema Paese e dal contributo che portano alla crescita del Pil, dei consumi e della produttività.
Innanzitutto nell’occasional paper di Palazzo Koch, firmato da Federico Barbiellini Amidei, Matteo Gomellini e Paolo Piselli, si spiega che il dividendo demografico è rimasto sostanzialmente positivo fino al 2010. Natalità e tasso di mortalità hanno consentito un trend positivo fino a otto anni fa. A quel punto si apre una forbice tra i due tassi che è destinata ad accentuarsi nel futuro: le proiezioni dell’Istat indicano per il prossimo cinquantennio un rialzo dei tassi mortalità, «dinamica su cui incide la composizione per età che vede una quota di popolazione anziana sempre più consistente. La natalità rimarrà, invece, sui livelli attuali eccezionalmente bassi». Ne segue che «i flussi migratori previsti limiteranno l’ampiezza di tale contributo negativo», anche se «non saranno in grado di invertirne il segno». A pagina 18 del documento si comprende numericamente il senso dell’affermazione. «Nel decennio 2001-2011, con una popolazione straniera residente che supera i 4,5 milioni (7,7% del totale), il contributo demografico degli immigrati è considerevole (1,1%) e compensa parzialmente il dividendo demografico negativo che origina dalla popolazione italiana (-4,2%). Nell’ultimo difficile quinquennio, il contributo degli stranieri si attesta su un più modesto 0,2%». In pratica, la componente dell’immigrazione vale solo nel breve termine. Esaurito l’effetto della prima generazione, le nuove comunità si adeguano anche ai trend demografici autoctoni «depressi».
A pagina 19 del paper i tre economisti lo scrivono chiaramente: «L’apporto specifico dell’immigrazione sarebbe favorevole nei prossimi tre decenni, ma partire dal 2041 anche il contributo dell’immigrazione diverrebbe negativo». Una frase che da sola smonta tutte le teorie sostenute dal governo uscente e pure dal numero uno dell’Inps. A questo punto viene da chiedersi perché insista sulla linea. Forse per mantenere alto l’allarme sulla riforma delle pensioni. Per creare una cortina fumogena che impedisca un intervento contro la legge Fornero. Perché al di là del battibecco sugli immigrati il nodo è proprio questo. Salvini sa bene che finché Boeri resterà al vertice dell’Inps avrà serie difficoltà a fra passare quota 100, e successivamente quota 41.
Claudio Antonelli
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