Ryanair si appella al mercato ma colleziona sanzioni perché ne viola le regole
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Per Adolfo Urso il vettore, ostile al tetto ai prezzi dei biglietti, «è tra i più puniti dall’Antitrust». E in Italia ha fatto il boom grazie ai contributi incassati da aeroporti e enti pubblici.

Come sempre quando si vanno a colpire interessi che sembrano consolidati e intoccabili, ecco che scoppia il putiferio. Il provvedimento che fissa un limite al costo dei biglietti aerei venduti in Italia per le isole non è proprio andato giù all’amministratore delegato di Ryanair, Eddie Wilson, che ha sparato fuoco e fiamme, minacciando di ridisegnare la presenza nel nostro Paese e costringendo la Commissione europea a intervenire. Bruxelles tirata per la giacchetta, si è appellata come era prevedibile alle leggi della concorrenza e ha chiesto al governo italiano più informazioni sulle nuove misure sulla fissazione dei prezzi dei voli.

Ma guardando al recente passato, Ryanair non è certo nelle condizioni di ergersi a giudice del rispetto o meno delle norme sulla concorrenza. Anzi, come ieri ha ricordato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, «negli anni ha manifestato una certa insofferenza alle regole di mercato. Appunto da essere sanzionata 11 volte dall’Autorità per la Concorrenza». Quanto al decreto, è stata la replica di Urso, «interviene proprio a tutela dei consumatori. Il mercato non è il far west dove gli speculatori approfittano ma è regolato dallo Stato, dalle leggi, dalle autorità e dalla Ue».

Da una ricerca sui bollettini settimanali dell’Antitrust, emerge che Ryanair è una delle compagnie aeree che ha avuto tra le maggiori sanzioni per violazione delle regole di tutela degli utenti. Al 22 aprile 2013 l’Authority condanna il vettore a 400.000 euro per pratica commerciale scorretta. Il 20 settembre 2017 l’Antitrust apre un procedimento per il sospetto che le cancellazioni dei voli effettuate siano riconducibili a ragioni organizzative e gestionali e non a cause occasionali o esterne. A questo si aggiungono le modalità con cui Ryanair ha informato i passeggeri e le soluzioni prospettate, che potrebbero indurre in errore circa i loro diritti. Il 16 maggio 2020 intervengono i giudici e la Corte di Giustizia Ue, interpellati dal Consiglio di Stato, sulla mancata indicazione dei costi relativi all’Iva e alle commissioni sull’uso delle carte di credito diverse da quelle suggerite dal gestore e il supplemento per il check-in online. Sempre nel 2020, altra istruttoria dell’Antitrust su esposto del Codacons Sicilia, per capire se la compagnia abbia distorto la concorrenza aumentando i prezzi dei biglietti per la Sicilia, dalle grandi città del centro-nord, nel periodo delle feste natalizie. A maggio 2021, il Garante della Concorrenza applica a Ryanair una sanzione da 4,2 milioni di euro per non aver rimborsato ai passeggeri il costo dei biglietti per i voli cancellati dopo il 3 giugno 2020, alla fine del lockdown quando gli aerei viaggiavano ancora semivuoti. Gli utenti furono costretti ad accettare il voucher.

A questi procedimenti si aggiungono la condanna per pubblicità ingannevole circa la possibilità di cambiare il volo gratis e le sanzioni per pratica commerciale finalizzata a ingannare il consumatore sull’effettivo prezzo del biglietto rispetto alle dimensioni del bagaglio. Inoltre, nel corso del 2021, sono pervenute all’Agcm numerose segnalazioni da parte delle associazioni dei consumatori che lamentavano la presunta scorrettezza di Ryanair, che al momento dell’acquisto online dei biglietti, proponeva il posto di viaggio con modalità apparse sia ingannevoli che particolarmente insistenti. Infine a dicembre 2022, l’Agcm avvia un’indagine per verificare il comportamento, anche di Ryanair, tenuto nelle tratte per Catania e Palermo durante il periodo natalizio, a fronte di aumenti del 700% del costo iniziale.

Ora Bruxelles chiede chiarimenti all’Italia sulle norme anti rincari con un atteggiamento di attenzione alla low cost che non è insolito. Va ricordato che a maggio scorso il Tribunale dell’Unione europea ha accolto le ragioni di Ryanair contro gli aiuti di Stato italiano, approvati dalla Ue, per le compagnie aeree colpite dalla pandemia schierandosi a fianco del vettore irlandese.

Questo scenario dà conto dello strapotere accumulato dalle low cost negli anni, divenute padrone quasi assolute dei cieli italiani, anche grazie alla debolezza di Ita. In Italia Ryanair trae circa il 30% dei suoi profitti. Quest’anno ha messo in vendita 56 milioni di posti. Grazie a una spregiudicata strategia, è riuscita a impadronirsi dei piccoli e medi aeroporti che in cambio della sua presenza e del traffico che garantisce, versano abbondanti sovvenzioni.

«Le low cost godono di una posizione assolutamente privilegiata. Nei momenti di picco traggono profitti maggiori, quale differenza tra le alte tariffe e i bassi costi con cui operano. Questo è possibile perché ricevono sovvenzioni da parte dei gestori aeroportuali e da enti e istituzioni dei territori per lo sviluppo di rotte che, a loro dire, non sarebbero economicamente sostenibili e dunque non sarebbero coperte in assenza di contributi pubblici», spiega a La Verità, Ugo Arrigo, docente di Economia politica all’Università di Milano Bicocca e esperto di trasporti. Secondo alcune indiscrezioni le low cost riceverebbero come sovvenzioni tra 350 e 500 milioni l’anno. C’è un punto sul quale l’economista invita a riflettere: «Chi controlla se i contributi pubblici vanno realmente a sviluppare rotte marginali? E, soprattutto, chi controlla che i margini realizzati sulle rotte sovvenzionate non vengano utilizzati per applicare tariffe anticompetitive sulle rotte non sovvenzionate e coperte in concorrenza con vettori tradizionali che non godono di equivalenti benefici?».

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