- Oggi ogni nucleo può avere più prime abitazioni esenti da Imu in Comuni diversi: un emendamento però cancella questa possibilità. In arrivo tagli lineari a ministeri e sanità per racimolare altri 500 milioni.
- Il governo parla di una riduzione, ma è una presa in giro: il calo è solo di 4 miliardi. Il resto slitta, con un’aggravante: ci toccherà pure il mancato recupero dell’evasione.
Lo speciale contiene due articoli.
Togli metti, togli e metti. Il gioco delle tre carte del governo giallorosso, come le tecniche fraudolente che si praticavano nei mezzanini della metro, ha sempre il solito finale. Il banco vince, il cittadino paga. Così a favor di telecamere Pd, 5 stelle e Italia viva litigano per togliere le tasse: plastica, zucchero e altre voci di detrazioni. Poi, nel silenzio delle stanze di Palazzo Chigi, si preparano emendamenti mirati che ci faranno dimenticare presto i 500 milioni di tagli lineari in arrivo nel testo definitivo della manovra.
Le modifiche delle ultime ore hanno infatti lasciato un buco di mezzo miliardo, e il Mef si prepara quasi a ribaltare nella totalità l’importo con tagli lineari sui ministeri e probabilmente anche in misura ridotta anche sul servizio sanitario nazionale. Una scelta che farà rimpiangere a molti l’aumento dell’Iva selettivo su singoli prodotti. Ma che sarà addirittura meno fastidiosa delle novità che sono in arrivo sulla casa. Tutte nascoste dentro la nuova Imu. Un emendamento della maggioranza letteralmente toglie tre parole dalla legge che regola la gestione dei pagamenti Imu alla prima casa. Fino a oggi, a due coniugi non era concesso detenere due prime case (residenze separata) nel medesimo Comune. In tal caso, solo una delle due veniva considerata prima casa. Con tutti gli annessi e connessi relativi al pagamento Imu e alle altre imposte. Dal primo gennaio i termini «nel medesimo Comune» vengono emendati. Ne segue che due coniugi non possono mai essere residenti in due prime case diverse. Nemmeno in Comuni separati. Ovviamente, il governo spiega che si tratta di una mossa anti elusione o evasione. In pratica, si vorrebbe eliminare la possibilità di attivare residenze separate fittizie. Nella realtà dei fatti si proibisce a chiunque di avere residenze separate e agevolazioni alla prima casa in contemporanea. Nemmeno a quel marito e a quella moglie che vivono e lavorano nella maggior parte dell’anno in città diverse. Non bisogna farsi ingannare nemmeno dal passaggio relativo alle case turistiche. Lo stesso emendamento cita infatti i luoghi turistici, ma essi non sono solo Forte dei Marmi. I Comuni turistici sono anche Amatrice, e più o meno il 65% dei Comuni italiani. In pratica, si tratta di una nuova patrimoniale sulla casa che finge di colpire i furbetti della residenza e finisce con l’interessare tutti e proibire in modo indistinto di avere residenze esenti all’interno del medesimo nucleo.
«Constatiamo per l’ennesima volta interventi formalmente corretti, visto che sono mirati a colpire irregolarità», spiega alla Verità il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, «ma nella sostanza destinati ad attingere a quello che è il patrimonio degli italiani: il mattone». Non solo. «A fianco dell’emendamento ne leggiamo un secondo che aggiunge dettagli nel computo delle variazioni catastali», conclude Spaziani Testa spiegando che si tratta di «un ulteriore modo per raccogliere gettito». Il riferimento è al nuovo calcolo delle variazioni. Dal 2020 non saranno più secondo annualità, ma secondo il mese. Se, cioè, un terreno diventerà abitabile a febbraio, il cittadino dovrà da subito pagare più Imu e non aspettare l’avvio del nuovo anno solare. La nuova Imu prevede anche aliquote maggiorate a tempo indeterminato.
Nel medesimo testo della manovra, aumenta l’aliquota di base dal 7,6 all’8,6 per mille e con dubbia legittimità, si fissa definitivamente all’11,4 per mille l’aliquota massima per alcuni Comuni, rispetto al limite ordinario del 10,6. In più, si fa scomparire qualsiasi collegamento ai servizi, presente ora nella Tasi, e si aumenta la tassazione sui proprietari di immobili affittati, scaricando su di essi la quota di imposta che nella Tasi era a carico degli inquilini. Non c’è da meravigliarsi che il valore del mattone tricolore continui a sprofondare. Un crollo iniziato con l’infausta presenza al governo di Mario Monti. Il governo tecnico portò da circa 9 miliardi annui a oltre 25 il gettito annuale delle tasse sugli immobili. Da allora, a quella montagna sono stati tolti solo 4 miliardi, quelli corrispondenti alla tassazione sulle prime case (neppure tutte, come si sa). Morale: è rimasta una mega patrimoniale superiore ai 21 miliardi annui, un salasso che dal 2012 al 2019 è costato ai contribuenti circa 183 miliardi di euro di valore degli immobili.
A pagare sono tutti, proprio tutti. Perché nell’emendamento spuntato ieri sera alla manovra si usa il termine coniugi. La nuova legge equipara marito e moglie di sesso diverso a persone dello stesso sesso unite in matrimonio sotto il cappello delle unioni civili. Tutti si chiamano coniugi, e tutti avranno i nuovi obblighi sulla prima casa. È la dimostrazione che chi si affida alla sinistra per portare a casa diritti Lgbt finirà per essere anche un contribuente uguale a tutti gli altri: tassato e bastonato dal fisco.
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