- In arrivo novità: controlli ex ante e décalage già al primo rifiuto. Poi lo stop. I nodi: «I centri per l’impiego non funzionano».
- «Flat tax estesa fino a 100.000 euro». Le richieste della Lega per la legge di bilancio. Matteo Salvini vuole anche alzare gli assegni di invalidità. In attesa della riforma fiscale, al centro del dibattito in Aula pure l’Irpef.
Lo speciale comprende due articoli.
L’impianto del reddito di cittadinanza non cambia se non per l’introduzione della decurtazione dell’assegno percepito dopo il rifiuto della prima offerta di lavoro. «Sostanzialmente si è consolidato e precisato il testo che era uscito dal Consiglio dei ministri. Mi pare che non ci siano grandi novità rispetto alle decisioni che erano state assunte», ha detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, a margine della conferenza stampa di ieri sulla presentazione del rapporto del comitato scientifico sul reddito di cittadinanza. Resta anche lo stanziamento di 10 miliardi all’anno per la misura. Ha ribadito il concetto anche il ministro delle Politiche agricole, il grillino Stefano Patuanelli, che ha spiegato come l’unica novità del Rdc sarà l’introduzione di un décalage che «partirà dopo la prima domanda di contratto congruo rifiutata (al secondo rifiuto il sussidio verrà tolto, ndr). Tutto il resto delle disposizioni già previste nella richiesta della legge di bilancio, come uscito dal Consiglio dei ministri, rimangono inalterate». Sul tema della verifica delle offerte di lavoro ricevute e rifiutate è intervenuto Orlando precisando come «ci sarà una normativa di dettaglio che espliciterà le modalità in cui questa effettiva comunicazione si realizzerà».
Una misura, quella del reddito di cittadinanza, che dunque non cambierà particolarmente rispetto alla norma approvata il 29 ottobre, e di cui si discuterà il Parlamento senza un’ulteriore passaggio in cdm, nonostante le diverse criticità evidenziate dal comitato scientifico del ministero del Lavoro: «A me sembra che questa manovra non abbia riformato il reddito di cittadinanza ma abbia semplicemente irrigidito un po’ i controlli e in parte anche le condizioni di accesso», ha commentato il presidente del comitato scientifico, Chiara Saraceno.
Aspetto confermato ieri anche dal viceministro dell’Economia, Laura Castelli, che ha dichiarato come siano state proposte una serie di interventi per migliorare la misura «con controlli più approfonditi sulle false residenze inserite nell’Isee e controlli ex ante. In manovra ci saranno delle migliorie», non sufficienti però per risolve le diverse criticità evidenziate dalla relazione del comitato scientifico.
«Quello che non funziona», ha detto la Saraceno, «sono i centri per l’impiego: non sappiamo quante domande di lavoro siano state fatte e quante siano state rifiutate ma sappiamo che sono relativamente poche le persone prese in carico. E da qui dobbiamo partire». Inoltre, ha aggiunto, «solo il 30% di quelli che sono stati presi in carico sono stati effettivamente profilati per la ricerca di lavoro quindi prima di dire che hanno rifiutato le offerte stiamo cauti». La Saraceno ha poi puntualizzato: «La denuncia di imprese che non trovano lavoratori», ha aggiunto, «sono per lo più per occupazioni molto specializzate che sicuramente non riguardano le competenze dei beneficiari. Se bisogna fare una riforma del Rdc bisogna entrare più nel merito come noi abbiamo cercato di fare soprattutto per quanto riguarda l’occupazione e non solo per le regole di accesso».
Il reddito di cittadinanza presenta dunque, stando alla relazione del comitato scientifico, cinque criticità: i criteri di accesso, l’iniquità che esiste tra i beneficiari, la diversa valutazione del patrimonio rispetto al reddito e lavoro e inclusione sociale. Per quanto riguarda il primo aspetto, la Saraceno spiega che con le misure attuali le famiglie più numerose e con figli a carico fanno più fatica a ottenere il sussidio rispetto ai nuclei più ristretti. La distorsione sta nel fatto che le situazioni di maggiore disagio economico si trovano proprio nelle realtà più numerose. Connessa a questa criticità c’è il ruolo dei figli minorenni. Attualmente questi non vengono considerati come i loro genitori. La scala attuale assegna infatti un valore pari allo 0,4 per gli adulti e allo 0,2 per i minori. Secondo il comitato scientifico bisognerebbe equiparare le due categorie allo 0,4. Ma non solo, perché viene anche ipotizzato di ridurre la soglia di partenza per i nuclei di una persona da 6.000 a 5.400 euro e in caso di decadenza del beneficio per un componente della famiglia di prevedere che valga solo per la persona coinvolta e non per l’intero nucleo.
Sempre in materia di famiglie il comitato ha anche affrontato il tema degli stranieri, proponendo di portare il periodo di residenza in Italia richiesto agli immigrati come condizione per l’accesso all’assegno da dieci a cinque anni. «Un taglio dei tempi il cui costo è contingentato a 300 milioni l’anno», ha detto la Saraceno.
Sul lato del lavoro la relazione di ieri ha proposto di estendere l’attuale incentivo alle imprese che assumono chi percepisce il Rdc anche nel caso di contratti a tempo determinato con orario pieno e di durata almeno annuale.
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