• Le polemiche della sinistra sul Pos sono soprattutto un assist a Bruxelles nella partita in corso con il governo italiano su sbarchi, Patto di stabilità, manovra e revisione del Pnrr. Tema su cui il premier ha ribadito: «Bisogna fare di più partendo dal caro energia».
  • La proposta: mance detassate col bancomat come in Francia. Invece di imporre obblighi, si può usare la tecnologia per dare incentivi.

Lo speciale comprende due articoli.

Il balletto di dichiarazioni politiche ed editoriali indignati sull’obbligo di accettare i pagamenti con il Pos è basato su un postulato falso, ma crea problemi veri al governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, in un momento in cui di tutto c’è bisogno tranne che di aprire un nuovo fronte di polemica con l’Europa e i singoli Stati membri. Il postulato falso è il seguente: «Pagare in contanti favorisce l’evasione fiscale». Una leggendaria palla: Pos o non Pos, contante o non contante, chi paga (un servizio, una pizza, un paio di scarpe) oltre a ciò che ha acquistato riceve da chi vende lo scontrino fiscale. Già: avete presente quel pezzetto di carta che esce dal registratore di cassa? È lui, lo scontrino, a fare la differenza tra chi evade le tasse e chi no. Il resto, ovvero la montagna di panna montata che ruota intorno alla soglia massima sotto la quale l’esercente può chiedere di essere pagato in contanti, è solo e soltanto un modo per creare turbolenze sulla navigazione europea del governo di centrodestra. Il metodo lo conosciamo bene: si prende un pezzettino di una frase pronunciata da qualcuno, la si trasforma in un titolo di giornale, e su quel titolo l’opposizione fa polemica politica. Non solo: bando all’ipocrisia, sappiamo tutti che la stragrande maggioranza dei corrispondenti dall’Italia dei giornali esteri fa parte del «circolo della stampa progressista» in servizio permanente effettivo contro il centrodestra, e quindi ogni brezza viene trasformata in tempesta. Noi italiani sappiamo come funziona il giochino, ma tutto questo trambusto può creare problemi all’estero. Qualunque esponente politico europeo, in buona o cattiva fede, leggendo i giornali può pensare: «Gli italiani stanno cercando un modo per non pagare le tasse», e mettere così i bastoni tra le ruote al nostro Paese in un momento in cui la Meloni di gatte da pelare, sul piano internazionale ed europeo in particolare, ne ha molte.

Sul fronte del contrasto all’immigrazione illegale, il governo sta tentando, faticosamente ma con determinazione, di portare l’Europa su un terreno di collaborazione, invertendo la rotta non solo delle navi delle Ong, ma pure della politica della Ue, che fino a ora è stata all’insegna del: «Sono problemi vostri». Non c’è neanche bisogno di ricordare il braccio di ferro diplomatico con Parigi, e gli sforzi che la Meloni sta mettendo in campo per ottenere finalmente che il tema dell’immigrazione illegale attraverso il Mediterraneo sia finalmente affrontato per quello che è, ovvero un problema europeo. Sul Pnrr, poi, siamo in un momento delicatissimo, con le scadenze del quarto trimestre 2022 (le prime del governo Meloni) che incombono, e con il tentativo del governo di ridiscuterne alcuni aspetti. «Il Next generation Eu», ha ribadito ieri la Meloni, «è evidente a tutti che non è più sufficiente perché non poteva tenere in considerazione, e oggi non può non tenere conto, del grande impatto che la guerra in Ucraina ha avuto sulle nostre economie. Bisogna fare di più oggi a livello Ue, partendo proprio dal caro energia». Una trattativa che va portata avanti attraverso fermezza e determinazione, ma pure grande abilità diplomatica, e che per andare in porto ha bisogno che l’Italia venga considerata un interlocutore credibile sotto tutti i punti di vista. Ancora: la legge di bilancio, come ogni anno, dovrà passare al vaglio della Commissione, e anche in questo caso la credibilità dell’azione del governo sul fronte dei conti pubblici è elemento determinante, ancora più di qualche decimale di deficit in più o in meno. Pensiamo poi a altri temi cruciali, come la riforma del Patto di stabilità, oppure le politiche della Banca centrale europea.

Come se non bastassero i problemi da risolvere, la sinistra e i suoi cantori stanno dipingendo il governo italiano come una banda di squinternati che vogliono favorire l’evasione fiscale solo perché il centrodestra vuole restituire al popolo la possibilità di pagare il conto della pizzeria in contanti. A questi soloni, andrebbe ricordato che a utilizzare le banconote e le monete è soprattutto la povera gente, i pensionati, gli anziani, insomma chi non ha dimestichezza con carte e apparecchi elettronici e vive la sua vita onestamente, prelevando lo stipendio o la pensione e spendendo quanto prelevato nei negozi, nei mercati, magari al bar. Obbligare una nonnina ad acquistare la frutta e la verdura al mercato rionale pagando con il bancomat o la carta di credito, che magari, certo non per colpa sua, non possiede o non sa utilizzare, è semplicemente folle, oltre che profondamente immorale. Per non parlare del semplice quanto fondamentale dato di fatto che il contante è uno strumento di pagamento al portatore, mentre la moneta elettronica appartiene alle banche. Le opposizioni e i loro trombettieri, però, fanno finta di non sapere e godono mettendo in difficoltà il governo sul piano dei rapporti internazionali con la strategia del Pos: amplificare e diffondere in Europa e nel mondo la montagna di Palle Organizzate della sinistra.


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