Tolgono i soldi alle partite Iva per dare il bonus ai dipendenti
  • I soldi per la mancia dal taglio al regime dei minimi. Altro schiaffo agli autonomi: è caos sull’entrata in vigore delle nuove norme.
  • «Stop al registro incassi e al commercialista»: errori che, se creduti, costeranno cari.

Lo speciale contiene due articoli.

Il governo spaccia un misero taglio del cuneo fiscale per una grande distribuzione di incentivi. Cercando di dimostrare che le poche briciole serviranno a far ripartire i consumi interni.

Nulla di nuovo. Il maestro in questo campo è stato Matteo Renzi che a ridosso delle elezioni europee inventò il bonus 80 euro che da allora porta il suo nome. In sostanza i redditi compre tra i 26.000 e i 28.000 euro godevano di una riduzione dell’Irpef pari a 80 euro al mese. L’operazione fu a deficit con un costo superiore ai 9 miliardi. Il governo giallorosso da canto suo invece di intervenire in modo equilibrato sul cuneo (come aveva fatto Romano Prodi sebbene con una somma insufficiente) si è limitato ad ampliare la platea e ha esteso il taglio sostanzialmente fino a 30.000 euro. Poi per i redditi a salire solo le briciole.

Al di là del fatto che Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri abbiano rinunciato a priori all’idea di mettere ordine alla giungla fiscale dell’Irpef e avviare una sorta di riforma e si siano concentrati sulle mance, ci corre di osservare che l’effetto del loro intervento sarà pesantemente distorsivo. Il bonus 100 euro finisce con il dare un vantaggio incostituzionale ai dipendenti rispetto alle partite Iva e agli autonomi. Da quest’anno un lavoratore che guadagna 1.000 euro lordi al mese a fine anno pagherà meno di 100 euro di tasse.

In pratica, godrà di una aliquota negativa anche senza carichi familiari sulle spalle. Al contrario una partita Iva che ogni mese racimola la stessa stessa cifra a fine anno sarà tenuto a versare qualcosa come 1.900 euro.

Già tale discrasia ci spinge a biasimare un governo che si limita a fare regali ai dipendenti e omette una presa di coscienza sull’evoluzione delle attività produttive. Il mondo del lavoro è sempre più frammentato, le retribuzioni in calo soprattutto ai livelli bassi e quindi si decide di bastonare due volte gli indifesi. Ciò gli unici che non hanno sostegno dai sindacati, dalla legge e si ritrovano pure senza welfare.

La volontà di prendere misure anti salviniane ci sembra che stia accecando oltre misura l’esecutivo. Non potendo smontare in toto la decisione leghista del Conte Uno di creare un’area di flat tax per gli autonomi con reddito fino a 65.000 euro, il Conte bis ha deciso di ridurre la platea degli aventi diritto, di confondere le idee e di mandare disposizioni lacunose. Molti lavoratori con il forfettario scopriranno solo a posteriori se ne hanno ancora diritto e scopriranno in ritardo pure l’anno d’imposta. Dalle ultime carte dell’Agenzia delle entrate non si comprende se alcune limitazioni dovranno entrare in vigore retroattivamente dal primo gennaio del 2020 o dal primo gennaio del 2021. L’unico aspetto certo è che dalla platea del forfettario l’esecutivo si riprenderà 600 milioni di euro. Lo si capisce chiaramente dalla manovra. Altrettanto chiaramente si comprende che il governo toglie alle partite Iva per dare il bonus Renzi rafforzato ai lavoratori dipendenti.

I termini di avvio delle nuove normative sono stati intorbiditi anche dal Milleproroghe. Di fronte al governo che in commissione Finanze con il sottosegretario Alessio Villarosa ha chiesto una settimana di tempo per studiare una soluzione, risponde l’ordine dei commercialisti di Milano che scrive sul punto una lettera aperta al garante del contribuente della Lombardia.

«Nella lettera, il presidente Marcella Caradonna», riporta ItaliaOggi, «chiede al Garante, Antonio Simone di dichiarare non dovute le sanzioni che potrebbero derivare dal comportamento dei contribuenti che potrebbe alla luce dei chiarimenti in arrivo risultare errato appellandosi a oggettiva incertezza normativa». Siamo certi che la missiva non avrà risposta. O al massimo avrà una risposta di facciata.

La realtà è che il gregge delle partite Iva è tornato a fare da bancomat e da banca al governo, con l’aggravante che da quest’anno ogni errore (anche quello indotto dai trabocchetti delle Entrate) sarà sanzionato più severamente.


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