- Il responsabile economico Antonio Misiani accusa l’esecutivo: ha rovinato i conti pubblici a causa degli incentivi edilizi. Ma non dice che ha partecipato al Conte bis, ideatore della misura, e poi è stato con Mario Draghi, chiedendo di prorogarla e persino di estenderla.
- Stop a «sconto» e cessione del credito. In forse anche chi ha già presentato la Cilas.
Lo speciale contiene due articoli.
Che il superbonus edilizio (omettendo le perplessità sulla percentuale esagerata del 110% e l’assenza di limitazioni) potesse essere un’idea concettualmente non sbagliata è opinione abbastanza comune. Rimettere in circolo il sistema economico dopo lo choc pandemico puntando sul volano delle costruzioni, ha un senso in un Paese dove il parco immobiliare è effettivamente vetusto. Così come è altrettanto vero che bisogna sfidare il buonsenso per omettere che la sua applicazione, dal sistema della cessione dei crediti a quello dello sconto in fattura fino ad arrivare alla mancanza di controlli, sia stata disastrosa creando un buco nei conti dello Stato. Partendo da questi presupposti poi è altrettanto innegabile che, come a più riprese ricordato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, questa sia una grana, sostanzialmente creata da altri, e che adesso il governo in carica da circa un anno e mezzo si trova a dover gestire.
Le regole della politica poi sono impietose e quindi ci sta che l’opposizione cavalchi il tema. Anche in questi casi però ci vorrebbe un minimo, non troppa, di coerenza e un accenno di senso del pudore. Del tipo, non è possibile partire lancia in resta contro il provvedimento se hai fatto parte del governo (il secondo di Giuseppe Conte, quello giallorosso) che a maggio del 2020 ha varato il Superbonus e sei stato centrale anche nell’esecutivo successivo, quello di Mario Draghi, che quella norma ha prorogato. Si potrebbe anche valutare l’astensione dal parlare (non è un reato) o quantomeno avere lo scrupolo di provare minimamente a circostanziare i fatti. E invece niente. È di poche ore fa il commento del responsabile economico, del Pd, Antonio Misiani, che si è dato il compito di mettere all’indice i conti pubblici. E mettendo da parte la memoria si è scagliato contro l’incentivo edilizio che tanto sta facendo discutere.
«L’ennesimo decreto per riportare sotto controllo il Superbonus conferma il sostanziale fallimento delle misure decise precedentemente dal governo Meloni e il fatto che i conti pubblici siano fuori controllo». Motivo? «Il governo è ormai in carica da diciotto mesi ma in tutto questo tempo non è riuscito a gestire in modo ordinato ed efficace il riordino degli incentivi per la riqualificazione degli edifici. Il fiasco delle misure salva-conti si è ripercosso nell’esplosione del deficit 2023, previsto al 5,3% dalla Nadef ma impennatosi al 7,2% a consuntivo essenzialmente a causa degli extra costi del Superbonus. Secondo fatto: nel 2024 la situazione complessiva dei conti pubblici sta rapidamente peggiorando rispetto alle previsioni iniziali del governo. Pesa il trascinamento della coda del Supebonus ma anche un andamento dell’economia più debole rispetto alle (ottimistiche) stime dell’esecutivo e, paradossalmente, la brusca frenata dell’inflazione, che comprime la dinamica del Pil nominale. Se a tutto questo aggiungiamo l’entrata in vigore dall’anno prossimo del nuovo Patto di stabilità europeo, il quadro che emerge è decisamente preoccupante».
E già qui ci sarebbe da chiedersi perché i i dem usino il tema delle regole europee a giorni alterni e a seconda delle convenienze. Quando il governo si batte per evitare norme troppo «oppressive» diventa il rappresentante del più pericolo sovranismo, quando invece si devono rispettare quelle stesse imposizioni, diventano guai per l’esecutivo. Ma lasciamo perdere e proviamo a restare sul tema.
In buona sostanza il responsabile economico del Partito Democratico accusa il governo di mandare i conti pubblici a scatafascio sulla base di un provvedimento che ha contribuito a creare e a prorogare. Ma non solo. Perché c’è la firma dello stesso Antonio Misiani sotto diversi emendamenti che ancora nel 2023 chiedevano un’estensione del Superbonus che invece adesso è messo all’indice.
Siamo a fine novembre 2023 e la commissione Bilancio era alacremente al lavoro per l’esame del disegno di legge di conversione del Decreto Anticipi, che poneva all’attenzione dei parlamentari la richiesta di proroga per il Superbonus 110%. Più che di una vera e propria proroga si trattava di un prolungamento delle tempistiche per i cantieri già in corso di esecuzione che a causa del blocco della cessione dei crediti avevano subito rallentamenti o erano stati sospesi in attesa di tempi migliori.
Tra gli emendamenti al decreto spuntano ben 5 proposte di cambiamento firmate da Misiani che chiedono con oggetti e modalità diverse tutti la stessa cosa: una estensione del Superbonus. Inutile entrare nei dettagli. Le estensione riguardavano non solo i condomini ma anche le persone fisiche.
Diciamo che il Misiani di qualche mese fa era stato coerente con il Misiani del 2020 (peraltro dal 2020 al febbraio 2021 il nostro è stato anche viceministro dell’Economia) e del 2022. È quello di queste ore che proprio non si capisce.
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