Ecco i nuovi tetti Ue al petrolio di Mosca. Ma sono già pronte le due «scorciatoie»
  • Matteo Salvini: «Se aumenta il costo della benzina, tagliamo le accise». Si tratta ancora sulle sanzioni per l’esposizione dei prezzi medi.
  • Milleproroghe al Senato: via libera da commissioni a tempi più lunghi e stralcio integrale Intesa sui balneari: mappatura delle concessioni entro cinque mesi e gare slittate al 2025.

Lo speciale contiene due articoli.

Il vice primo ministro russo Alexander Novak ieri ha detto che le mosse dell’Unione europea per aggiungere «deroghe» al tetto ai prezzi dei prodotti petroliferi dimostrano che il greggio russo è ancora richiesto. «Ieri abbiamo visto un’altra modifica dei regolamenti dell’Unione europea, le esenzioni», ha detto Novak all’agenzia di stampa statale Tass. «Questo sottolinea ancora una volta che i nostri prodotti petroliferi sono richiesti in Europa, ancora una volta i politici europei hanno mostrato che le loro azioni sfidano qualsiasi logica e prendono tali decisioni e pensano a come uscire da questa situazione», ha aggiunto. In effetti, pochi giorni fa c’è stata una fumata bianca sul tetto ai prezzi dei prodotti derivati dal petrolio russo da applicare ai Paesi extra-Ue.

In parole povere, gli ambasciatori dei 27 Paesi dell’Unione europea hanno concordato un price cap di 100 dollari al barile sulle vendite di diesel russo e altri derivati di alta qualità e un limite di 45 dollari al barile su prodotti di bassa qualità come l’olio combustibile. In dettaglio, i nuovi tetti di prezzo che sono in vigore dal 5 febbraio consentiranno alle compagnie di navigazione e di assicurazione occidentali di continuare ad esportare petrolio russo verso i Paesi terzi (non Ue) a patto che le tariffe restino entro i due price cap concordati.

In particolare, il petrolio russo può essere commercializzato in due casi, secondo quanto riferisce il Consiglio europeo. In primis, in caso di trasporto marittimo di prodotti petroliferi verso Paesi terzi. Oppure, in caso di assistenza tecnica, servizi di intermediazione, finanziamento o assistenza finanziaria relativi al trasporto marittimo di prodotti petroliferi verso Paesi terzi.

«Viene in pratica legalizzata una pratica già ampiamente diffusa in cui si ha del petrolio embargato, perché dalla Russia non è possibile ritirarlo, e così passa attraverso un Paese terzo per poi essere commercializzato», dice alla Verità Alessandro Zavalloni, segretario nazionale di Fegica Cisl, federazione che riunisce i gestori di impianti carburanti.

Intanto, in Italia non si placa il dibattito sulla corsa dei prezzi del carburante. Ieri, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha toccato il tema a margine della visita al cantiere della M4, insieme al sindaco Giuseppe Sala. «Contiamo che la benzina non torni sopra i due euro», ha detto. «L’accordo è che, qualora per situazioni internazionali e problemi non dipendenti dall’Italia, si arrivasse a quell’aumento, il governo interverrà (con un taglio delle accise, ndr) come è stato già fatto l’anno scorso. Adesso però siamo a 1,8 euro e conto che il 2 davanti non lo si vedrà più», ha concluso.

«I dati del nostro Osservatorio ci confortano», ha aggiunto attraverso un comunicato ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al termine del tavolo carburanti al Ministero con le organizzazioni del settore. «Nell’ultima settimana in Italia non vi è stato il temuto impatto del nuovo embargo petrolifero sui prodotti russi; anzi, si è registrata una costante leggera flessione dei prezzi alla pompa. Siamo sulla strada giusta, e questo spero contribuisca ad un confronto sereno con operatori e consumatori».

In realtà, spiegano da Fegica Cisl, il governo al momento non avrebbe in programma una operazione per contrastare l’ascesa dei prezzi alla pompa. «Si tratta di una affermazione di Salvini, ma non c’è nulla in programma ad oggi», evidenziano dal sindacato.

D’altronde l’esecutivo Meloni aveva già reso noto che la norma che prevedeva il taglio delle accise era molto costosa e che avrebbe preferito destinare quei fondi ad altro e così ha fatto. Ieri, intanto, si è anche tenuta una riunione tra i capigruppo di maggioranza in commissione e il governo sul dl carburanti.

Al centro del dibattito, c’era il nodo dei cartelli con il prezzo medio regionale, confermati dall’emendamento dell’esecutivo depositato a inizio settimana (seppure con la quotazione media nazionale per la sola rete autostradale) e contestati, in particolare da Forza Italia, che ribadendo i rilievi specifici dall’Antitrust continua a insistere sull’alternativa Qr-code.

Sempre ieri, in particolare, all’incontro erano presenti i capigruppo in Commissione e il sottosegretario alle Imprese, Massimo Bitonci, che ha riferito, secondo alcuni partecipanti, gli esiti del tavolo ministeriale con i sindacati dedicato all’ammodernamento della rete della distribuzione.

Oltre alla questione cartelli è stata, peraltro, non definitivamente chiusa quella relativa al tetto delle sanzioni per la mancata o non corretta esposizione dei prezzi medi. La Commissione, insomma, punta a votare i circa 70 emendamenti al provvedimento martedì prossimo, dalle 10, per arrivare in Aula il giorno dopo, 15 febbraio, con l’avvio della discussione generale (il testo deve essere esaminato anche dal Senato e va convertito in legge entro il 15 marzo).

Il tema, va ricordato, era stato anche l’oggetto del recente sciopero, poi parzialmente revocato su decisione di alcune sigle sindacali.

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