- La riforma del catasto ha messo in ombra tutti gli altri fronti aperti. Il centrodestra deve ricompattarsi e cercare sponde per pretendere una vera riduzione delle tasse e la rottamazione dei debiti con l’erario.
- Nelle prime pagine, che dettano la linea politica, Corriere e Repubblica scrivono che non ci saranno rincari. Ma nelle pagine interne di economia confessano gli aumenti.
Lo speciale contiene due articoli.
Inutile far finta che non sia così: la partita della riforma del catasto ha già preso una piega pessima. Resta, oltre alla battaglia civile e culturale di questo giornale, la testimonianza forte e argomentata di Confedilizia e del suo presidente Giorgio Spaziani Testa: ma per il resto (chi per zelo pro governo, chi per antica fedeltà al motto «ce lo chiede l’Europa», chi per tenace avversione alla proprietà o per antica propensione tassatoria), quasi ovunque si intravvedono segni di cedimento.
Dapprima c’è stato l’inspiegabile arretramento di Forza Italia, che, dopo le meritorie e nettissime prese di posizioni anti riforma da parte di Silvio Berlusconi, si è improvvisamente e inopinatamente accontentata, con i suoi ministri, di un freno a mano tirato fino al 2026: ma consegnare una pistola carica a un futuro governo non può mai essere un’idea rassicurante dal punto di vista dei contribuenti. E poi è arrivato l’incontro dell’altro giorno tra Mario Draghi e Matteo Salvini: per molti versi, un fatto politico promettente e positivo, nell’ottica di non consegnare alla sinistra una impropria golden share sul governo. Ma non si può non percepire il retrogusto amaro di una sorta di fatto compiuto ormai determinatosi sul catasto.
Certo, resterebbe lo spazio, se ci fossero volontà politica e determinazione, per uno scatto di orgoglio in Parlamento. Gli stessi numeri che, all’inizio della scorsa estate, hanno prevalso nel far espungere il catasto dal documento conclusivo dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale dovrebbero e potrebbero rimanifestarsi ora chiedendo e ottenendo – alla Camera e al Senato – lo stralcio della parte della delega che riguarda il catasto. L’operazione è difficile ma non impossibile: Lega e Fratelli d’Italia devono provare a coinvolgere i grillini, aprire un varco in Forza Italia e far tesoro anche delle perplessità che esistono in Italia viva. C’è davvero da augurarsi che questo tentativo venga condotto con forza nel percorso di discussione parlamentare della delega.
Ciò detto, esiste tutto il resto dell’immensa questione fiscale, dentro e fuori i confini della delega. E sarebbe davvero paradossale se, data per persa (e speriamo di no) la partita sul catasto, si decidesse di non scendere proprio in campo rispetto a tutti gli altri dossier. Elenchiamoli a uno a uno, a volo d’uccello. Sull’Irpef, che si fa? Ci si accontenta di un ritocco simbolico? Sull’Irap, ci si limita – per molte imprese – a una specie di partita di giro, eliminando quella tassa ma correggendo l’Ires al rialzo? E sulle tax expenditures? Sappiamo bene quanti interventi impropri (e quanti sprechi) si nascondano in quel mare magnum: ma guai a subire interventi tagliati con l’accetta, che si trasformerebbero nell’equivalente di altrettanti aumenti fiscali per moltissimi contribuenti.
Per non dire della terrificante vicenda della riscossione, in tutte le sue sfaccettature. Dal 1° settembre scorso, con una decisione killer, è ripreso l’invio delle cartelle esattoriali. Con apparente «magnanimità», il governo ha fatto informalmente sapere che partiranno, da qui a fine anno, solo 4 degli oltre 25 milioni di cartelle teoricamente pronte. Ma si tratterà comunque di una ferita profonda e sanguinosa per chi le riceverà. Ancora: il 30 settembre scorso scadeva il termine per rimettersi in regola con le 17-18 rate delle rateizzazioni pre Covid. E non finisce qui: non si sa quale mente perversa abbia potuto immaginare altre quattro rate con cui centinaia di migliaia di contribuenti stanno facendo i conti (15 settembre, 16 settembre, 16 ottobre, 16 novembre). Gran finale: l’acconto del 30 novembre prossimo. Preceduto dall’Iva trimestrale per le partite Iva.
Se non avete avuto un mancamento soltanto nel leggere queste scadenze, vi sarete resi conto del bivio davanti a cui ci troviamo. Delle due l’una: o ci sono dei contribuenti eroi che riusciranno a onorare tutte le scadenze, ma vedendo così prosciugata ogni possibile liquidità per sé stessi e le proprie famiglie; o ci sono dei contribuenti inevitabilmente destinati a essere schiacciati da questa raffica, e a essere accompagnati (neanche tanto dolcemente) alla chiusura delle loro attività o direttamente al fallimento.
Che iniziativa prenderà il Parlamento (e, politicamente parlando, il centrodestra)? Occorre nell’immediato pensare a una rottamazione, poi a una revisione totale del sistema (e della sequenza temporale) della riscossione.
Ma soprattutto serve una battaglia politica e culturale senza quartiere da parte delle forze alternative alla sinistra. Dall’altro lato, a sinistra, come si è visto con il catasto, i tassatori sono costantemente all’assalto: occorre che da questa parte ci sia uno sforzo uguale e contrario, visto e sentito da elettori e contribuenti. Altrimenti non ci si sorprenda dello smarrimento e dell’astensione tra gli elettori di centrodestra.
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