Il Natale in lockdown brucia 50 miliardi
  • Dicono che vogliono rinchiuderci in casa adesso per lasciare maggiore libertà a fine anno: in realtà si stanno avvicinando ricorrenze da passare in solitudine. Con conseguenze pesantissime sui settori dell’economia che aspettavano dicembre per raddrizzare i conti di 12 mesi disastrosi.
  • I guru della salute predicano videoauguri e regali via Web. Ma la gente vuole il diritto di non vedere annientato il fascino della Natività: anche questa regola va rispettata.

Lo speciale contiene due articoli.

L’infettivologo Massimo Galli dice di scordarci i cenoni di Natale con le famiglie allargate, mentre il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa in uno slancio di ottimismo aggiunge che saranno ammessi alla tavola natalizia solo i parenti stretti, quelli di primo grado. A quanto pare sarà il massimo che potremmo permetterci. Salterebbero i mega menu, il rito dei regali (se non ci si può vedere quando scambiarli?), l’appuntamento al cinema con la tradizionale pellicola di Disney o il cinepanettone, la settimana sulla neve o, nemmeno a dirlo, quella in località calde o il Capodanno all’estero. Ma salterebbero, pena la multa da assembramenti, i concertoni e i brindisi dell’ultimo dell’anno nelle piazze e pure botti e luminarie: con il coprifuoco notturno non avrebbero senso.

Addio a tanti riti, e addio a un giro d’affari importante, sui 100 miliardi di euro. Confcommercio ha calcolato che, in condizioni normali, il mese di dicembre vale 110 miliardi di consumi, ma in questa cifra sono comprese anche spese non legate strettamente al Natale, come le bollette e gli affitti periodici. Depurate queste voci, si arriva a 100 miliardi. Un bilancio di perdite, che qualora dovesse protrarsi il lockdown a colori sarebbe ancora più tragico. Il parziale recupero dei consumi che si è verificato durante l’estate verrà bruciato nel giro di 30 giorni. «Torniamo in recessione profonda con pesanti ripercussioni anche per il 2021», commenta il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella.

L’associazione individua due scenari. «Se la situazione dovesse restare quella attuale, andremmo a perdere 20 miliardi di consumi tra ristorazione e commercio non alimentare. Nel quarto trimestre il calo del pil sarebbe del 4% ma l’Ufficio parlamentare di bilancio ha uno scenario più pessimistico del nostro. Nel caso di un lockdown totale, il crollo dei consumi sarebbe di circa 50 miliardi. Alcuni settori subirebbero cali di fatturato simili a quelli di marzo e aprile con alberghi a -90% e ristorazione -60%. In questa prospettiva peggiore, avremmo perdite permanenti, molte attività scomparirebbero, e sarebbe compromesso l’andamento del 2021. Sparirebbe la possibilità di un rimbalzo statistico».

Il sospiro di sollievo regalato dall’estate ai consumi sarà cancellato. Anche se non ci sarà chiusura totale, l’impossibilità di spostarsi nelle regioni rosse e arancioni annulla il turismo nazionale. Lo scorso anno, nel ponte tra Natale e l’Epifania, si sono spostati 18 milioni di italiani, movimentando un giro d’affari di 15 miliardi di euro, come aveva rilevato la Confesercenti. Il Natale 2019 è stato particolarmente brillante, con oltre 1,3 milioni di italiani in più che sono partiti per le vacanze e quest’anno si stimava di fare il bis. La spesa media pro capite per i viaggi si attestava nel 2019 sugli 800 euro. I tre quarti dei vacanzieri sono rimasti in Italia tra città d’arte (San Gregorio Armeno, la strada dei presepi nel cuore del centro antico di Napoli, ha avuto il 21% di turisti in più) e località di montagna, mentre il restante ha scelto le mete europee. Ma ora proprio quelle mete di grande richiamo turistico sono off limits.

Sarà una batosta per il turismo della neve che in condizioni normali vale oltre 8 miliardi, come indicato dall’istituto Acs marketing solutions. Il pericolo degli assembramenti ha fatto saltare i mercatini delle località montane del Nord. A causa dell’annullamento, solo a Bolzano andranno in fumo circa 46 milioni di introiti derivanti dal flusso turistico legato a questi eventi. Il giro d’affari dei mercatini di Natale in Trentino Alto Adige lo scorso anno ha superato i 776 milioni di euro con circa 12 milioni di visitatori da tutta Italia. Con il divieto di fiere e sagre locali non ci sarà nemmeno la possibilità di offrire agli ospiti i prodotti tipici e le bevande con danni importanti per l’industria enogastronomica locale.

Il turismo sulla neve ha mosso lo scorso inverno 11 milioni di italiani con un business di oltre 10 miliardi di euro. Per una settimana, fra trasporto, alloggio, cibo, impianti di risalita, corsi di sci e divertimento, sono stati spesi in media 900 euro a persona. La montagna è interessata anche dal turismo straniero che l’anno scorso ha avuto un aumento del 4% con oltre il 70% delle camere disponibili occupate. Questo flusso è azzerato. Il presidente di Federalberghi Belluno, Walter De Cassan, ha detto che al momento ci sono zero prenotazioni ma già a maggio aveva stimato che il problema non sarebbe stato l’estate quanto l’inverno. Si conta sul turismo locale, le seconde case, i b&b, ma molto dipende dalla possibilità di aprire gli impianti di risalita.

Se andrà bene la perdita sarà al 50%, sostengono gli operatori, ma se si concretizzeranno le ipotesi peggiori allora sarà una disfatta. Secondo Federalberghi, il turismo nazionale tra Natale e Capodanno vale 13 miliardi. Lo scorso anno 18 milioni di italiani si sono spostati per le feste natalizie. L’Enit continua tuttavia a essere ottimista. L’Ente nazionale per il turismo rileva che il 33% degli italiani non ha rinunciato al progetto di andare in vacanza e quest’anno potrebbero essere privilegiate le città d’arte oltre che le località di montagna.

Il divieto alle riunioni allargate in casa e agli incontri con gli amici sarà un disincentivo per acquistare i regali. Nel 2019 la spesa per questa voce, secondo Confesercenti, è stata di oltre 25 miliardi di euro. I doni enogastronomici sono diventati, negli ultimi anni, la voce più importante del budget legato alle feste e l’anno scorso avevano raggiunto i 5 miliardi di euro. Un italiano su tre ha preferito regalare vini, spumanti e prodotti alimentari tipici.

La tavola è la protagonista assoluta del Natale. Nel 2019, tra cibi e bevande, se ne sono andati circa 6 miliardi; 4 miliardi per la cena della vigilia e il pranzo natalizio e un altro paio per Capodanno. Le rilevazioni di ogni anno confermano che vince la tradizione di trascorrere questi appuntamenti a casa con parenti e amici. Lo hanno fatto 9 italiani su 10. Sarà un vero sacrificio rinunciare a questa abitudine che comporterà un netto ridimensionamento della spesa.

Natale è anche sinonimo di cinema. Le uscite dei Blockbuster si concentrano nell’ultimo mese dell’anno e nelle prime settimane del nuovo. Lo scorso periodo tra Natale e l’Epifania ci sono stati incassi per 85,56 milioni di euro. Ma quest’anno, se le sale resteranno chiuse, saranno solo un ricordo.


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