I partiti diffamati si ribellano e Conte corre a cambiare la norma
  • Dopo le minacce di querela, i «colpevoli» diventano tre. Ettore Rosato (Iv): «Noi estranei».
  • I consiglieri danno il via alle autodenunce. Anita Pirovano, sinistra milanese: «Il gettone non basta». Altri casi a Trento e Ancona. Spunta un forzista gestore di alberghi.

Lo speciale contiene due articoli.

In cinque lo avrebbero richiesto ma sembrano solo tre i deputati che avrebbero incassato il bonus per le partite Iva messo a disposizione dal governo per fronteggiare la crisi innescata dal coronavirus. Tra i beneficiari, ci sarebbero due parlamentari della Lega e uno del M5s.

E mentre all’Inps è stato avviato un audit interno per scoprire chi abbia fatto uscire la notizia, i renziani di Italia viva (inizialmente additati) si chiamano fuori. «Ho sentito Pasquale Tridico e mi ha rassicurato che non c’è nessun parlamentare di Iv che ha ricevuto il bonus. E comunque ho verificato con tutti: nessuno ha incassato nulla», ha dichiarato ieri Ettore Rosato, deputato e coordinatore nazionale del partito di Matteo Renzi, che però, in mattinata su Facebook era stato critico anche con l’Istituto di previdenza: «Questo modo di fare servizio pubblico da parte dell’Inps è barbaro. Invitiamo formalmente l’Inps a smentire la notizia del nostro coinvolgimento o a rendere pubblici i nomi».

Le norme sulla privacy non consentono la diffusione degli elenchi dei beneficiari delle prestazioni dell’Inps, una regola che vale in questo, come in altri casi, hanno sottolineato fonti vicine all’Istituto di previdenza, che ne conoscono bene normative e regole interne, anche se sono usciti gli elenchi dei politici ma non quelli di altre categorie, dai notai agli architetti.

Nel frattempo però il governo corre ai ripari e con il decreto Agosto metterà mano al bonus che non sarà più destinato ai liberi professionisti con partita Iva, bensì a una più ampia platea di lavoratori: dipendenti stagionali, intermittenti, dipendenti porta a porta, settore marittimo e autonomi privi di partita Iva. Il bonus da 1.000 euro invece non andrà solo ai lavoratori stagionali del settore turistico, degli stabilimenti termali e dello spettacolo ma anche ad altre categorie di lavoratori che fino a ora non hanno potuto percepire alcuna indennità economica.

L’ex parlamentare Guido Crosetto, esponente di spicco di Fdi, pur considerando i cinque furbetti dei «cialtroni che fanno pena», ieri ha sottolineato su Twitter che però «avevano diritto a quel bonus perché la legge del governo presieduto da Giuseppe Conte era scritta con i piedi, non prevedendo un tetto». Sul provvedimento la difesa di Antonio Misiani, viceministro dem dell’Economia è debole: «C’è stata una discussione e si è scelta la strada più rapida, evitando di chiedere ulteriori documentazioni ai contribuenti».

A chiedere invece i nomi dei cinque, diventati ormai tre, è Luigi Di Maio, che si è detto pronto ad aderire «all’idea lanciata da Vito Crimi sulla rinuncia alla privacy, così da autorizzare l’Inps a pubblicare i nomi». Il reggente del M5s infatti vorrebbe invitare tutti i parlamentari pentastellati a sottoscrivere una dichiarazione per autorizzare l’Inps a fornire i dati, perché «un fatto così grave non può passare senza conseguenze». Secondo Di Maio i nomi vanno resi pubblici perché gli italiani hanno il diritto di sapere chi ha tradito la loro fiducia. «Questa gente non deve più avere l’occasione di rivestire una carica pubblica. Deve essere allontanata dallo Stato, deve essere punita».

«Il sentiment è pesante, i cittadini dicono fuori i nomi. E penso che i cittadini debbano essere ascoltati», ha affermato il presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale fa «appello a tutte le forze politiche: è fondamentale chiarire la vicenda, perché viene meno la credibilità di tutta la classe dirigente. Se iniziamo a trincerarsi dietro alla privacy non ne veniamo più fuori. Nel mio partito il segretario, Salvini, è stato chiaro indicando la sospensione che apre uno scenario peggiore. La sospensione è già un atto importante: si chiede di fare un passo a lato. E visto il fronte delle candidature, vuol dire perdere quel treno. Se fosse per me quella persona non la candiderei».

Dopo i rumors, sul fronte Lega è il deputato Mario Lolini a smentire di essere uno dei due leghisti che hanno percepito il bonus e aggiunge che neppure le sue aziende hanno mai fatto richiesta del bonus da 1.000 euro, che spettava alle imprese agricole.


Da non perdere

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…