Giani raddoppia l’addizionale Irpef alla classe media della sua Toscana
Eugenio Giani (Ansa)
Colpiti con un’aliquota schizzata fino al 3,32% i redditi da 28.000 fino a 50.000 euro.

Appartenere alla classe media in Italia vuol dire sostenere letteralmente tutto il peso dello Stato. Lo ha riconosciuto anche il premier Giorgia Meloni che nella conferenza stampa di inizio anno ha detto «al ceto medio va dato un segnale». È ancora più dura però per chi percepisce tra i 28.000 euro e i 50.000 euro vivendo in Toscana. Si perché nella regione governata da Eugenio Giani del Pd, si paga un’addizionale Irpef che è passata dall’1,68% al 3,32%. La massima che esiste. Un considerevole incremento che ha comportato non solo il totale azzeramento dell’importo di rivalutazione delle pensioni che decorre da gennaio 2025, inoltre la maggiorazione derivata dall’applicazione delle nuove addizionali regionali abbatte il valore netto dei cedolini rispetto al novembre 2024 (nel cedolino di Dicembre le addizionali non sono applicate); pertanto per l’anno 2025 alle famiglie, in particolare monoreddito, che rientrano in tale fascia, mancheranno circa 250 euro.

L’addizionale Irpef è stata aumentata da Giani nella manovra 2024 (a dicembre 2023) con la scusa che avrebbe tappato un buco determinato da mancato riconoscimento payback. In realtà, come evidenzia il consigliere regionale FdI e Presidente della Commissione controllo Alessandro Capecchi, «il bilancio sanitario della Regione Toscana è in deficit strutturale e la questione payback è solo una scusa». Infatti il payback essendo un’entrata non può servire, se non in modo episodico e casuale, a chiudere un bilancio che, invece, deve essere in pari con entrate e spese ordinarie. «Dopo il riconoscimento fatto dall’ex ministro della Salute Roberto Speranza per i primi quattro anni pagato dal governo a stralci. Loro poi hanno messo a bilancio quei soldi chiedendo che il governo Meloni pagasse il payback. Essendoci però stato il contenzioso costituzionale che rendeva impossibile per il governo mettere sul piatto i soldi, si è determinato un ulteriore buco di bilancio. Dico ulteriore perché il buco – nonostante quello che sostiene Giani – non deriva solo da lì». Capecchi spiega che in quanto presidente della commissione controllo ha potuto verificare che complessivamente il buco strutturale della sanità è costato ai toscani quasi un miliardo «precisamente 980 milioni di euro», spiega. «La Toscana tra il 2020 e il 2024 ha avuto circa 30 miliardi per quattro anni per gestire la sanità, ma nonostante questo gli è toccato metterci un miliardo in più». L’aumento dell’addizionale Irpef nella manovra 2024 della regione Toscana per altro sarebbe stata infilata all’ultimo tramite un emendamento, promettendo che però sarebbe stata solo per un anno. Così non è stato perché è confermata anche per il 2025. «Morale della favola i toscani pagheranno circa 250 milioni in più». Oltre al danno c’è anche la beffa: il servizio sanitario non è migliorato, anzi è peggiorato.

Il governatore toscano alzando gli scaglioni Irpef promise la razionalizzazione della spesa sanitaria, che ovviamente non c’è mai stata. Eppure gli sprechi sarebbero molti (e non solo in ambito sanità). In Toscana ogni 4 medici c’è un primario (un direttore che ha una indennità aggiuntiva tra i 20 e i 30 milioni di euro) e in alcune aziende sanitarie le figure dirigenziali sembrerebbero moltiplicarsi. «Per esempio nella AOUS abbiamo contato ben 19 dirigenti che sono anche dirigenti di sé stessi perché guidano delle unità operative costituite da un solo medico», denunciava poche settimane fa il consigliere regionale di Fdi Diego Petrucci. «Nella AOUP ci sono 11 unità di chirurgia (cioè unità che svolgono la stessa funzione) che hanno altrettanti direttori. Noi pensiamo che accorpando queste posizioni apicali si inizierebbe a contenere la spesa ma invece Giani e il Pd vogliono continuare a moltiplicare questi centri di potere».

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