Il commissario Sefcovic ammette: «Eravamo vicini a un accordo». Fare la voce grossa ha rovinato tutto. L’Europa (divisa) per ora individua ritorsioni per 72 miliardi.

Donald Trump non sente ragioni, sui dazi andrà avanti sulla sua strada. Il presidente degli Stati Uniti attualmente si trova al massimo punto di forza mai avuto dal punto di vista negoziale e politico, ne è consapevole ed è per questo che cercherà di trarne il maggior vantaggio possibile.

L’Europa però, arrivati al momento più delicato della trattativa, ha scoperto le carte mostrando tutta la sua debolezza. Fare la voce grossa, su spinta dei falchi guidati dal presidente francese Emmanuel Macron, ha prodotto i suoi frutti, marci. E adesso è difficile che il vecchio continente possa riacquistare credibilità. A Bruxelles sembra regnare la schizofrenia. Se da un lato il presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha finalmente iniziato ad ascoltare i consigli di chi predicava calma, come Germania e Italia, dall’altra si assiste a continue dichiarazioni che sembrano andare nel senso opposto. Dopo aver minacciato i controdazi per poi congelarli, ieri un altro annuncio: la Commissione europea è pronta a considerare «contromisure che non riguardano solo le merci» ha detto Leopoldo Rubinacci, vice direttore generale della direzione Commercio della Commissione, aggiungendo: «Tutto è sul tavolo. Quindi, in effetti, posso confermare che l’amministrazione è praticamente pronta a prendere in considerazione anche misure che non riguardano le merci».

Lato Macron intanto si continua ad alzare la tensione «Devono essere sollevate anche la questione dei servizi digitali e quella dello strumento anti coercizione» ha detto il ministro francese per gli Affari europei, Laurent Saint-Martin, all’arrivo al Consiglio Commercio, evidenziando che «non ci dev’essere alcun tabù nella capacità di risposta europea. Il rapporto di forza voluto da Trump è un rapporto nel quale l’Europa deve mostrare la capacità di risposta ed è il fronte sul quale dobbiamo accelerare», ha aggiunto, esortando a valutare «cosa poter fare in termini di rappresaglia».

La posizione del commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic è quindi difficile se non imbarazzante. Ieri al termine del Consiglio Ue Commercio, dove sono stati individuati possibili contro dazi per 72 miliardi, ha detto: «Penso che siamo stati piuttosto vicini a raggiungere un accordo di principio, ma chiaramente ci sono aree in cui abbiamo avuto un divario piuttosto ampio tra le nostre due posizioni. Quindi non entrerò nei dettagli di queste lacune, perché preferisco negoziare direttamente con i miei partner, cosa che farò stasera. Per noi, ciò che è assolutamente chiaro è che se si vuole ottenere un accordo, e sono stato molto aperto con le mie controparti statunitensi, deve essere un accordo che avrà il sostegno dei nostri Stati membri e deve essere un accordo accettabile per noi».

Intanto Trump ha annunciato che senza un accordo in Ucraina applicherà dazi al 100% nei confronti di Mosca. Così si può interpretare il post pubblicato sul suo social Truth: «Gli Stati Uniti d’America sono stati truffati sul commercio (e sull’esercito!), da amici e nemici, allo stesso modo, per decenni». Il presidente ha aggiunto che la truffa ha avuto «un costo di migliaia di miliardi di dollari, e non è più sostenibile – E non lo è mai stata!».

Amici e nemici, sembra quasi un messaggio lanciato a chi lo saprà cogliere. Sicuramente lo ha colto la Gran Bretagna che fin da subito ha saputo trattare la questione con astuzia. Il premier Keir Starmer ha ottenuto dazi al 10%, mentre in Europa non ci si accontentava e si rilanciava senza la forza per poterlo fare. E mentre Buckingham Palace ufficializza una visita di Stato definita «storica e senza precedenti» di Trump al castello di Windsor dal 17 al 19 settembre, Starmer ha già fissato un nuovo incontro con il presidente statunitense per fine mese in Scozia. «Non ci sarà un incontro bilaterale formale» ha precisato il portavoce, aggiungendo: «Ma il primo ministro è lieto di accettare l’invito del presidente a incontrarlo durante il suo soggiorno». È chiaro però nei rapporti con Trump conta moltissimo il lato umano. Va ricordato infatti che fu lo stesso Starmer a febbraio a consegnare l’invito personale a Trump da parte di Re Carlo. Una lusinga che sembra aver funzionato.

La fredda e burocratica Bruxelles non può riuscire a empatizzare con Trump in nessun modo, l’unica che per abilità diplomatica potrebbe riuscirci è proprio Giorgia Meloni. Oggi il vicepremier Antonio Tajani sarà a Washington per una visita già programmata, anche se si smentisce che ieri abbia avuto un incontro con Marina Berlusconi è probabile che l’abbia sentita prima di partire. Il momento è delicato e Tajani continua a ripetere che la competenza sul commercio e dell’Unione europea. Oggi però incontrerà il segretario di Stato Marco Rubio e il rappresentante commerciale degli Stati uniti Jamieson Greer: la speranza è che, nonostante i proclami, possa lanciare segnali di apertura smarcandosi dall’atteggiamento di Bruxelles. Un segnale lo ha lanciato ieri dicendo: «Cina? Impossibile sostituire il mercato Usa. C’è un legame secolare che unisce Ue e Usa ed è impossibile sostituirli visto che sono il nostro principale alleato fuori dall’Ue. Questo vale per l’Italia ma vale anche per tutta l’Ue».

Bisogna fare di più, il tempo stringe ed è l’altro vicepremier Matteo Salvini a insistere nel suggerire di percorrere altre strade. Intanto l’Unione europea potrebbe «togliere i dazi che si è autoimposta che sono: burocrazia, vincoli, limiti, divieti, green deal, stop alle auto, tasse su imprese italiane. Con Trump si tratta perché si deve trattare per abbassare questo 30% che sarebbe pesante per le nostre imprese ma ciò che l’Ue deve fare è liberare le aziende italiane ed europee da una burocrazia che è folle».

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