• Prelievi del 20% sulle vincite oltre 200 euro, rincari su tabacchi, bottiglie di plastica e bevande zuccherate. Sparisce la cedolare secca per gli affitti di spazi commerciali.
  • Un centinaio fra commi ed emendamenti, compresi quelli per assumere i pompieri, sono stati riscritti su input della Ragioneria dello Stato. Negato altro personale alla presidenza del Consiglio.

Lo speciale contiene due articoli.

I binari sono quelli che il ministro Roberto Gualtieri ha deciso di seguire nella lettera mandata alla Commissione Ue lo scorso 23 ottobre: deficit al 2,2% e maggiori entrate per lo 0,7% del Pil, visto che la sterilizzazione dell’aumento Iva avrebbe, in sé, portato il deficit al 2,9%. Fanno circa 12 miliardi da recuperare, e i modi sono tre. Primo: altro deficit, e il governo ha deciso di non entrare in guerra con l’Ue. Secondo: meno spese. Terzo, appunto: tasse. Nel tentativo di far apparire meno visibile il terzo metodo, l’esecutivo ha optato per polverizzare il tutto in una costellazione di tasse, parlando con grande ottimismo di oltre 3 miliardi di recupero di evasione fiscale.

La manovra 2020 vede così l’introduzione di diversi nuovi tributi, che si aggiungono a quelli che già pesano nelle tasche degli italiani. Eccoli.

L’imposta sulla plastica avrà un gettito per il 2020 di 140,6 milioni di euro, quella sui prodotti accessori al consumo di tabacchi porterà 30,6 milioni di entrate per lo Stato. «Lo schema di norma prevede un generalizzato incremento della tassazione per tutte le tipologie di tabacchi lavorati», si legge dalla relazione tecnica allegata. Si parla dunque di un aumento dell’aliquota di base per le sigarette dal 59,5% al 59,8%. E per i trinciati per sigarette dello 0,5% (dal 58,5 al 59%). La tassa sullo zucchero o sugar tax, che vedrà la sua partenza il 1° aprile del 2020, avrà un gettito di 58,5 milioni di euro. Nel dettaglio l’imposta è fissata nella misura di 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti e di 0,25 euro per chilogrammo per tutti i prodotti che devono essere usati previa diluizione.

Colpiti anche i buoni pasto per i lavoratori, che vedono l’esenzione in diminuzione. La legislazione vigente prevede infatti un limite di esenzione pari a 5,29 euro per i buoni pasto in forma cartacea e di 7 euro per quelli elettronici. La manovra 2020 riduce l’esenzione a 4 euro per i buoni cartacei e l’incrementa a 8 per quelli elettronici.

Il cashless (possibili detrazioni Irpef del 19% solo nel caso in cui la spesa sia fatta con strumenti tracciabili) nel 2020 vedrà un gettito pari a zero e nel 2021 a 868 milioni di euro. La Web tax, la tassa sui colossi di Internet, non dovrebbe pesare sui cittadini (ipotesi che dovrà essere verificata nella pratica. In Francia l’introduzione di questa tassa è stata riversata sul consumatore finale da parte degli stessi colossi del Web) porterà ad entrate per 600 milioni di euro nel 2020. Per il 2021 e il 2022 il gettito scenderà a 108 milioni. Il potenziamento dell’attività di evasione e pseudonimizzazione dei dati personali (tecnica che consente di memorizzare i dati dei contribuenti in modo da impedire l’identificazione del soggetto in questione) porterà a 125 milioni. L’importo sale a 251 milioni per il 2021. L’amministrazione fiscale ha stimato che per ogni euro in più incassato da attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale si generino 0,15 euro di versamenti spontanei. Secondo la relazione tecnica alle somme di gettito definite per il 2020-2021 e 2022 «si potrebbero aggiungere altri 69 milioni di euro derivanti da versamenti spontanei effettuati dai contribuenti». Insomma si darà il via a una operazione anti evasione guidata dalla Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle entrate (dove però c’è uno scontro sul nuovo vertice).

Salta l’intervento sulla Tobin tax a seguito della pronuncia sull’inammissibilità tecnica: avrebbe introdotto un’aliquota dello 0,04% sulle transazioni finanziarie online. Per il mattone salta la cedolare secca a uso non abitativo. Resta spazio solo per i contratti che verranno stipulati entro fine anno. Una decisione che farà scattare verso l’alto l’imposizione in un settore già in difficoltà. E la decisione del governo è ancora più paradossale, se si considera che emendamenti di numerosi gruppi politici avevano riproposto il tema: tutto ignorato.

Nella nuova manovra 2020 è inoltre prevista anche l’abrogazione della flat tax per le partite Iva fra i 65.000 e i 100.000 euro di fatturato. Misura che aveva fatto tirare un sospiro di sollievo a questa categoria, che così dal 2020 si ritroverà senza «agevolazioni» e con la reintroduzione dei vecchi paletti e cause ostative anche per chi formalmente potrebbe ancora accedervi (entro i 65.000 euro). Si parla infatti dell’introduzione del limite a 20.000 euro di spesa sostenuta per il lavoro accessorio, lavoro dipendente e per i compensi erogati ai collaboratori. L’esclusione dal forfettario (si applicava al reddito imponibile un’unica imposta pari al 15%, che andava a sostituire quelle ordinariamente previste come l’imposta sui redditi, l’Irap e le addizionali regionali e comunali) per tutti quei soggetti che nel 2019 hanno percepito redditi da lavoro dipendenti e assimilabili oltre i 30.000. Per chi invece riesce a rientrare nel regime forfettario c’è una novità: fattura elettronica. L’uso della fattura digitale sarà infatti esteso anche ai contribuenti che operano nel «nuovo» regime di vantaggio e che attualmente sono inclusi nel regime dei forfettari. Nel complesso si stima che la fattura elettronica (introdotta per le operazioni B2B e per i nuovi soggetti) porterà a ricavi per 13,39 milioni di euro. È stata anche prevista l’addizionale Ires del 3% sui redditi derivanti dallo svolgimento di attività di concessione. Questo porterà ad un gettito pari a 191,7 milioni di euro. Ma le tasse non finiscono qua, perché per cercare di racimolare il più possibile si è anche incrementato il prelievo sulle vincite oltre i 500 euro, che porterà nel 2020 a un gettito pari a 296,10 milioni di euro.


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