Il caos in Parlamento non ha contagiato l’economia: a luglio il Pil è salito dello 0,3%. Vanno bene le imprese che fanno affari a livello internazionale. Interessanti la ristorazione, gli alcolici e le case farmaceutiche.

Potrà sembrare strano, ma sono i numeri a dirlo. Nonostante la crisi politica che sta squarciando il Regno Unito sulla Brexit, a casa di sua maestà l’economia va ancora forte. Un andamento che ha preso in contropiede anche gli analisti che si attendevano numeri ben diversi.

Secondo l’ufficio nazionale di statistica, infatti, gli indicatori preliminari relativi al solo mese di luglio segnalano un +0,3% del prodotto interno lordo, a fronte della dinamica di lieve calo nei mesi precedenti. In media gli analisti si attendevano un +0,1%.

Tutto questo ha così portato il consuntivo degli ultimi tre mesi chiusi a luglio a una variazione nulla rispetto al periodo immediatamente precedente, laddove a inizio agosto lo stesso ente di statistica britannico aveva riportato un -0,2% del Pil sul secondo trimestre.

«In attesa di avere l’ufficialità di nuove elezioni, gli ultimi dati macro portano un leggero sospiro di sollievo, con segnali positivi che arrivano sia dal Pil sia dalla manifattura», spiega alla Verità Giovanni Cuniberti, responsabile della consulenza finanziaria a parcella di Gamma capital markets e docente a contratto della Scuola di economia e management di Torino. «In quest’ottica il mercato inglese è un rischio ma anche un’opportunità, se si selezionano titoli internazionali che hanno preso misure di contenimento in vista del no deal».

«I mercati azionari britannici finora hanno generato rendimenti positivi nel 2019, anche se in ritardo rispetto agli altri principali mercati, in termini relativi», dice Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario di T. Rowe price. «Le crescenti aspettative per un taglio dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra e le speranze per un risultato positivo nelle negoziazioni tra Usa e Cina hanno supportato l’azionario negli ultimi mesi, pur con timori crescenti sullo stato di salute dell’economia globale».

In effetti, sulla Borsa di Londra ci sono titoli che hanno continuato imperterriti la loro salita anche dopo i problemi legati alla Brexit. Lo si capisce chiaramente dando uno sguardo all’andamento di certe azioni da inizio anno, quando la probabilità di un’uscita dall’Ue senza accordo era già nell’aria.

Il titolo di Compass group, gruppo che opera nella fornitura di servizi nel settore della ristorazione, è cresciuto ad esempio del 26,2% da inizio anno e del 51,6% negli ultimi 36 mesi.

Ancora meglio è andata ad Astrazeneca, società farmaceutica impegnata nella produzione di farmaci etici. In questo caso il titolo è cresciuto del 23,3% da inizio anno e del 64% negli ultimi tre. Buoni risultati anche per Diageo, colosso che opera nel settore degli alcolici. Chi ha scelto di investire in questa società ha guadagnato il 63,4% in tre anni e il 22,4% dall’inizio del 2019.

La Brexit dunque sembra non spaventare troppo gli investitori inglesi. Il segreto, però, per essere certi di non avere brutte sorprese in futuro, è quello di puntare su società che facciano affari anche all’estero.

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