Il Bitcoin torna sotto pressione, stretto tra rischi informatici, tassi d’interesse elevati e incertezze politiche. La criptovaluta è scivolata sotto i 77.000 dollari, mentre il furto da 6,3 miliardi di dollari subito da Binance ha riacceso i dubbi sulla sicurezza dell’ecosistema.

A complicare il quadro arrivano le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre, che hanno consegnato ai democratici il controllo del Congresso, mettendo in discussione le prospettive di deregolamentazione del settore.

L’attacco a Binance, la maggiore piattaforma mondiale di scambio di criptovalute, ha provocato la sospensione temporanea dei prelievi e il congelamento di miliardi di dollari in asset digitali. La società ha garantito che coprirà le perdite dei clienti con risorse proprie, ma l’episodio solleva interrogativi sulla reale autonomia del sistema.

«La vicenda di Binance dimostra che la tanto sbandierata decentralizzazione si scontra con la realtà: quando emergono falle miliardarie, il sistema ricorre agli stessi blocchi e interventi discrezionali della finanza tradizionale, ma senza le tutele e le garanzie bancarie a cui i risparmiatori sono abituati», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf.

Anche i mercati mostrano segnali di debolezza. Rispetto al massimo storico di circa 126.000 dollari raggiunto nell’autunno 2025, il Bitcoin ha perso oltre un terzo del valore. Ancora più pesante il bilancio delle criptovalute alternative, mentre gli Etf sul Bitcoin hanno registrato deflussi consistenti, segnalando un raffreddamento della domanda istituzionale.

Cosa pesa sugli investimenti in Bitcoin

Un altro elemento emerge dallo Stretto di Hormuz, dove l’Iran ha previsto la possibilità di pagare in Bitcoin i pedaggi per il transito delle petroliere, aggirando i tradizionali circuiti in dollari. Un fenomeno che, secondo l’analisi di Louis Gave, cofondatore di Gavekal Research, contribuisce a spiegare una parte della domanda di criptovalute.

«La vicenda dello Stretto di Hormuz mostra con chiarezza che una quota non trascurabile della domanda reale di monete virtuali continua a essere alimentata dall’esigenza di aggirare i circuiti finanziari ufficiali», osserva Gaziano.

Sul Bitcoin pesa, inoltre, la politica monetaria americana. La Federal Reserve guidata da Kevin Warsh mantiene condizioni finanziarie restrittive, rendendo più difficile giustificare l’investimento in attività che non distribuiscono cedole né generano flussi di cassa. L’alternativa rappresentata dai titoli di Stato americani continua così ad aumentare il costo opportunità delle criptovalute.

«Molti risparmiatori continuano a considerare il Bitcoin come una sorta di oro digitale al riparo dalle tempeste, ma i numeri mostrano che nei momenti di tensione si comporta ancora come un titolo tecnologico ad altissima speculazione, vulnerabile alle vendite forzate e alle strette di liquidità», conclude Gaziano.

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