- All’assemblea di Coldiretti il presidente Prandini chiede al nuovo commissario all’Agricoltura di non essere condizionato da quello dell’Ambiente. Vecchioni: «Bf sarà partner per lo sviluppo di 15 governi africani nell’ambito del piano Mattei».
- La carica era stata promessa all’Italia che ora aspetta l’arrivo del futuro segretario.
Lo speciale contiene due articoli.
È una Coldiretti di protesta e di proposta quella che si è ritrovata ieri a Palazzo Rospigliosi a Roma per tenere l’assemblea annuale trasformata in una sorta di quarta Camera e non solo perché a intervistare i molti ministri e politici intervenuti era Bruno Vespa. È passato da lì un primo bilancio della riconferma di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Ettore Prandini fa gli auguri di buon lavoro alla baronessa, ma ha molti altolà da proporle. Novello Laooconte di fronte alle promesse dalla presidente riconfermata pronunci «timeo Ursula et dona ferentes» La ragione c’è. La Von der Leyen in cerca di voti ha promesso ai Verdi – i veri sconfitti delle europee – che sul Green deal non si fa un passo indietro. Così Prandini scandisce: «Speriamo a un approccio diverso da quello che si è avuto negli ultimi cinque anni quando Frans Timmermans dettava legge. Il Commissario all’agricoltura non deve essere condizionato dal Commissario all’Ambiente, altrimenti entriamo in un vortice che frenerà il settore agricolo. Deve finire l’idea che l’agricoltura – e in particolare la zootecnia – è nemica dell’ambiente». Il presidente di Coldiretti ha ben chiaro qual è il primo impegno che l’Europa di Ursula bis deve rispettare: salvaguardare il reddito degli agricoltori. Ha una lista precisa di azioni da chiedere: l’etichetta di origine e la chiusura totale al Nutri-score; una lotta senza quartiere alle pratiche commerciali sleali (pagare i prodotti sottocosto). «È un impegno», spiega Prandini , «che va esteso a tutti i settori, poiché il cibo prodotto dai nostri agricoltori non può essere trattato come una commodity alla mercé di poche multinazionali» Poi la reciprocità che significa imporre alle merci importate gli stessi standard anche ambientali richiesti a chi produce in Europa e la modifica del codice doganale che ora consente di dichiarare come italiano un prodotto che subisce anche una sola piccola modifica nel nostro Paese. Infine – ed è la richiesta più pressante che viene fatta propria anche dal ministro per la Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida (FdI) – l’aumento dei fondi Pac. «Non è possibile», sostiene il presidente di Coldiretti, «che mentre gli Usa investono 1.200 miliardi di dollari, mentre la Cina espande al massimo la produzione l’Europa destini solo 380 miliardi in sette anni all’agricoltura. Servono almeno 100 miliardi in più». Parte da qui il ministro Lollobrigida: «Bisogna invertire la tendenza a fare della Pac uno strumento di costrizione degli agricoltori. Servono più risorse e bisogna mettere da parte le ideologie green. Sul grano ad esempio non è possibile che in Italia il prezzo scenda sotto i 30 euro al quintale, metteremo in campo azioni come lo stoccaggio naturale per sostenere produzione e prezzi». Lollobrigida dà fiato alla Coldiretti di proposta quando indica nel piano Mattei un intervento indispensabile per la Africa e un efficace contrasto all’immigrazione incontrollata. Pensando anche al possibile Commissario al Mediterraneo. Ne parla con competente passione Federico Vecchioni, amministratore delegato di Bf – il primo gruppo agricolo integrato quotato in Borsa – che ricorda: «C’è l’approccio coloniale di sfruttamento delle persone e delle risorse. Poi c’è un approccio di alleanza strategica di pari dignità che BF, come società insieme a Coldiretti, ha deciso di declinare almeno in 15 Paesi africani. BF ha scelto la logica di affiancare le popolazioni e di trasferire tecnologie, di trasferire innovazione, di trasferire know-how e di trasferire anche tanti modelli di agricoltura. In Algeria abbiamo un accordo di partenariato che consente agli algerini di mantenere tutta la loro produzione in casa, ma questo apre prospettive di sviluppo per le nostre tecnologie, per le nostre sementi, per la formazione. E’ la stessa logica che stiamo sviluppando in Italia con i Consorzi agrari per far crescere l’agricoltura.» E però è un’agricoltura che soffre. Lo dice Vincenzo Gesmundo direttore generale: «Viviamo uno dei momenti più bassi dell’agricoltura negli ultimi 50 anni. Preoccupa la percezione delle imprese: solo l’8% crede in traiettorie di futuro robusto per l’agricoltura». Ecco uno degli argomenti caldissimi: la possibilità che Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, diventi presidente del Copa, che è la rete europea degli agricoltori. Giansanti ha dato vita a Mediterranea con Unione Food di Paolo Barilla dove chi conta sono le multinazionali. Prandini, Gismondo e Luigi Scordamaglia (Ad di Filiera Italia) all’unisono dicono: «Mediterranea è italian sounding, è un golpe delle multinazionali, di quelle che vogliono i cibi artificiali, che vogliono il Nutri-score. Faremo una grande manifestazione a Parma (sede di Barilla) dove ci sono la Food Valley e l’Efsa che pare propensa a certificare tutto ciò che fa comodo alle multinazionali».
E poi chissà faranno rotta su Bruxelles. È la Coldiretti di protesta perché di finire al green i contadini italiani non ne hanno alcuna voglia.
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