La sua «colpa» è di aver esentato alcuni pazienti dalla vaccinazione anti Covid, dopo averne valutato le condizioni cliniche e senza ricevere alcun compenso. Emanuela Cimignoli, medico di famiglia a Perugia, risulta indagata per falso ideologico e dopo la prima udienza del 13 novembre dovrà ripresentarsi davanti al giudice il prossimo febbraio. Specializzata in allergologia e immunologia clinica, 67 anni, profondamente convinta che «la legge vada rispettata», si era somministrata due dosi più il richiamo e vaccinava in ambulatorio come tanti suoi colleghi. Però, a differenza di molti, valutava con attenzione le condizioni mediche dei pazienti e quando risultavano controindicazioni, «con la circolare ministeriale sempre sulla scrivania rilasciavo le dovute esenzioni».
La testimonianza di questa dottoressa è l’ulteriore conferma dei soprusi commessi nei confronti di medici che agirono secondo scienza e coscienza. «La Federazione non è mai intervenuta per limitare la libertà prescrittiva del medico, ha dichiarato Filippo Anelli, presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), negando le imposizioni su “Tachipirina e vigile attesa”». A emergenza conclusa, ci sono invece professionisti che devono ancora sopportare conseguenze penali per aver pensato al bene del paziente.
Fu subito coinvolta nella campagna vaccinale?
«Solo dopo che venne siglato il protocollo d’intesa tra governo, regioni e sindacati. Prima c’erano gli hub, poi si sono resi conto che gli ultra fragili non uscivano di casa e allora hanno fatto vaccinare anche noi medici di medicina generale, che da sempre somministriamo gli anti influenzali».
Quando cominciò a rilasciare esenzioni?
«Nell’estate del 2021. C’era stata la corsa al vaccino, presentato come la salvezza. Tutti volevano il riconoscimento dell’invalidità dell’anziano in casa per poter passare come caregiver e avere diritto alla dose, disponibile allora solo per certe fasce. Poi, diversi pazienti si accorsero che si ammalavano lo stesso, che soffrivano di eventi avversi e cominciarono le domande».
Lei come reagì?
«Dovevo fronteggiare una valanga di circolari sfornate nottetempo a getto continuo, ma soprattutto mi trovai a gestire il panico delle persone, alimentato notte e giorno da media, comunicati governativi a reti unificate che avevano solo l’effetto di disorientare. Cercai di tranquillizzare, ma davanti a domande precise del tipo: “Con la mia patologia siamo sicuri che non avrò problemi dopo il vaccino?”, davvero non potevo dare certezze».
E faceva esenzioni.
«Su richiesta di qualcuno e a titolo gratuito, ovviamente. Per patologie neoplastiche, per pregressi attacchi epilettici, per problemi cardiaci. In quanto medico devo prima pensare alla salute del paziente».
Nell’ottobre del 2021 riceve la visita dei Nas.
«Si presentarono in ambulatorio, dissero che c’era un’inchiesta della Procura contro ignoti e che avevano bisogno dei documenti di esenzione. Chiesi del tempo per estrarre dal computer il materiale archiviato, tornarono e si portarono via le cartelle cliniche di 11 pazienti».
Le vengono contestate 28 esenzioni, per 17 «non è stata rinvenuta documentazione a supporto», si legge negli atti.
«Volevo il mandato di acquisizione da parte della Procura, per tutelare anche i miei pazienti e malgrado le promesse mai l’hanno consegnato. Per questo mi sono rifiutata di dare il resto della documentazione, ma non mi è stato dato modo di spiegarlo. Le cartelle sono pronte, a disposizione, le porterò davanti al giudice».
Poi che cosa successe?
«Nella stessa settimana fui convocata dal presidente dell’Ordine dei medici, dovetti spiegare che ero in grado di valutare se un paziente poteva essere esentato, come sancisce il nostro codice deontologico, e che avevo tutti i certificati sanitari a supporto. A gennaio 2022 tornano i Nas e apprendo che sono indagata per falso ideologico. Nel settembre dello steso anno si chiudono le indagini con la richiesta del mio rinvio a giudizio, assieme ad altri due medici di Perugia. E scopro una cosa sconvolgente».
Ovvero?
«Per mesi i Nas avevano intercettato le mie telefonate effettuate a casa, in ambulatorio, in auto. Nemmeno fossi una delinquente. Non avevano prove della mia colpevolezza, le cercavano ad ogni costo a posteriori ascoltando le telefonate con i miei pazienti, con i miei familiari, mentre io continuavo vaccinare contro il Covid! Sono rimasta come se avessi subìto uno stupro».
Si sono costituiti come parte offesa e danneggiata l’Azienda sanitaria locale Umbria 1 e la Regione Umbria, per danno all’immagine.
«Perché avrei messo a rischio la salute pubblica con la mia “spregiudicata condotta”. Quando io ho fatto solo il medico, certificando secondo il giudizio di prudenza. Non ho mai fatto un giorno di assenza dall’ambulatorio, non ho chiesto tamponi prima di una visita, sono sempre andata dai miei pazienti pure quando era sconsigliato».
A maggio 2022 lei ha sottoscritto, assieme a più di mille medici come Massimo Citro e Silvana De Mari, un documento in cui venivano denunciate le mancanze, gli errori, la mal gestione della pandemia.
«Dalla sperimentazione dei vaccini avevano escluso soggetti immunocompromessi, in terapia immunosoppressiva, affetti da disturbi infiammatori, fragili con altre comorbidità, con pregressa diagnosi di Covid-19, donne in gravidanza o in allattamento. Andavano esentati, invece sono stati mandati allo sbaraglio. Il 50% dei miei pazienti fragili che ho vaccinato a domicilio, oggi non ci sono più. Solo perché erano anziani?»
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