2023-03-30
I Cdc americani avevano i dati sui rischi delle dosi. Ma li ignorarono
L’ente disponeva di centinaia di segnalazioni di possibili effetti correlati ai sieri da fine 2020. Però li analizzò solo a maggio 2022.I Cdc americani avevano a disposizione centinaia di segnalazioni su possibili effetti avversi dei vaccini Pfizer e Moderna mesi prima di quanto ufficialmente affermato. Lo rivela The Epoch Times, grazie a una richiesta di accesso agli atti dell’Agenzia Usa. La quale, già nel maggio 2022, aveva a disposizione 700 segnalazioni di potenziali controindicazioni correlate alla profilassi, tra cui insufficienza cardiaca acuta e morte. I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie individuarono molti degli stessi episodi lo scorso luglio, grazie alle segnalazioni di eventi avversi presentate dal Vaccine Adverse Event Reporting System (Vaers). La prima analisi del Prr, proportional reporting ratio (metodo statistico applicato su soggetti esposti a un farmaco) svolta su report presentati tra il 14 dicembre 2020 e il 6 maggio 2022, fu però svolta solo a maggio 2022. I Cdc, come già raccontato, lo scorso settembre avevano ammesso di non aver analizzato nel 2021 le segnalazioni di eventi avversi e di non aver effettuato l’analisi del Prr, smentendosi poi più volte, per arrivare alla versione ufficiale: l’analisi delle segnalazioni iniziò a marzo 2022. Invece, da quanto emerge, non monitorarono le segnalazioni fino a maggio, sebbene disponessero di dati sugli effetti avversi dal dicembre 2020. Allora perché monitorare le segnalazioni solo molti mesi dopo? I dati erano sotto il naso degli esperti, ma sono stati ignorati. Le mancate indagini sono state frutto di «mera» negligenza o in risposta a precisi ordini? Questo è il dubbio che solleva The Epoch Times, alla luce soprattutto dell’alto numeri di informazioni, centinaia, che suggerivano potenziali associazioni causali tra gravi effetti avversi e vaccinazioni. Dubbi che risultano familiari, dopo le rivelazioni degli ultimi giorni sull’operato di Aifa in Italia. Come risaputo, l’Agenzia italiana del farmaco aveva a disposizione informazioni importanti sui rischi della profilassi, ma le ignorò. A partire dai pericoli del vaccino Astrazeneca per chi era guarito dal Covid. Sulla questione, una serie di mail interne dell’ente, allora guidato da Nicola Magrini, svela un quadro inquietante. Uno dei tecnici dell’Aifa, già nel gennaio 2021, avvertiva di «segnalazioni su eventi avversi post vaccinali in persone già guarite dal Covid. Mi sembra opportuno affrontare l’argomento». La questione era ritenuta «rilevante» da altri colleghi. Eppure, come noto, la vaccinazione fu imposta anche ai guariti dal virus, sebbene in seno alla stessa Aifa ci fossero dubbi sulla sicurezza dei vaccini. Sulla quale, lo stesso Magrini chiese di abbassare i toni. Nel marzo del 2021, infatti, dopo lo scoppio del caso Astrazeneca, al dirigente che, dopo un accurato studio, riferì su 68 decessi e scrisse che «alla luce di quanto sopra riportato appare evidente un eccesso di morte cardiovascolare per il vaccino Astrazeneca (a prescindere dai singoli lotti) concentrata nella fascia inferiore ai 50 anni», l’ex direttore dell’Aifa rispose dicendo che attorno a questi numeri «c’è troppa enfasi», sostenendo che non ci fosse alcuna correlazione. E temendo che le cattive notizie «uccidano il vaccino». Le responsabilità dei Cdc, almeno finora, appaiono meno gravi dell’Agenzia italiana. Ma una cosa è comune: la sottovalutazione dei rischi per milioni di persone e la negligenza nell’indagare i possibili pericoli. Perfino dopo che, in Italia, milioni di cittadini furono obbligati a porgere il braccio.
Ansa
A San Siro gli azzurri chiudono in vantaggio i primi 45 minuti con Pio Esposito, ma crollano nella ripresa sotto i colpi di Haaland (doppietta), Nusa e Strand Larsen. Finisce 1-4: il peggior - e più preoccupante - biglietto da visita in vista dei playoff di marzo. Gattuso: «Chiedo scusa ai tifosi». Giovedì il sorteggio a Zurigo.
Giuseppe Caschetto (Ansa)