- Dopo gli allacci illegali di Konrad Krajewski, l’Osservatore Romano spinge il Comune a pagare per il palazzo dell’Esquilino occupato.
- Spostato su un altro decreto l’emendamento che stanzia 660 milioni contro il caro affitti.
Lo speciale contiene due articoli.
«Percorsi istituenti di una possibile società a venire». Con questa involontaria minaccia si chiude un reportage pubblicato sabato dall’Osservatore Romano e dedicato al palazzo occupato dell’Esquilino, diventato famoso a maggio del 2019 per via del Cardinal Bolletta, al secolo Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, che riallacciò personalmente la corrente staccata per una morosità che si trascinava da ben sei anni. Il quotidiano della Santa sede si è lanciato in un elogio delle mille attività che si tengono in via di Santa Croce in Gerusalemme, scegliendo di ignorare la cornice di legalità decisamente precaria, con una generosità che ha sorpreso anche il collettivo che gestisce le case occupate. La comune di “Spin Time Labs” ha esultato via Facebook per la paginata di complimenti vaticani e l’ha contestualizzata come «un atto di coraggio e una presa di posizione» nei confronti di Giorgia Meloni, dopo la visita del premier a Bergoglio. Manco la Meloni fosse il capofila della lotta contro i poveri e gli emarginati, a favore della lobby del mattone.
Nell’ex palazzone di Inpdap e Inps, dismesso nel 2010 e di proprietà dal 2004 del Fondo immobili pubblici, vivono 420 persone di 27 etnie diverse. Dentro, sono attive 24 diverse organizzazioni di volontariato e l’occupazione è stata gestita da Action, “movimento per il diritto dell’abitare”, come lo definisce l’Osservatore Romano, sorvolando sull’esercizio molto libero di tale diritto. Per rendere l’occupazione abusiva un’opera meritoria e irrinunciabile, nel palazzo ci sono, come racconta l’articolo, «laboratori di formazione di ogni genere, un’osteria, un barbiere, una falegnameria, spazi per bambini, uno sportello Asl, un centro d’ascolto per migranti, uno spazio multifunzionale che ospita un’orchestra sinfonica e rassegne di teatro e danza, un punto di distribuzione di generi alimentari per interni ed esterni, la redazione di una rivista di studenti e persino un museo». Il luogo è stato per anni oggetto di tentativi di sgombero, ma da un po’ tutto tace e poi ormai c’è il Vaticano che veglia su tutto quanto e non solo sulle bollette da pagare.
A guidare la cronista dell’Osservatore è suor Adriana, vocazione adulta e matrimonio annullato, che vive nel palazzo e anima personalmente mille attività. Ma che ci fa una religiosa in un palazzo occupato, le chiede la giornalista. E lei, serafica: «Annunciare il Vangelo là dove c’è povertà, disagio, malattia, solitudine è la missione della Chiesa. L’ascolto, lo stare insieme uno accanto all’altro sono le cose più importanti per sentirsi fratelli e sorelle». Non fa una piega. La suora, giustamente, fa la suora. Sono altri, come vedremo, che in questa storia non fanno il loro mestiere. E suor Adriana ricorda anche le difficoltà dei primi tempi: «Le persone erano barricate dentro perché c’era sempre il rischio di uno sgombero. La polizia è venuta tante volte, ma non è mai riuscita a entrare. “Tutti giù” era il grido d’allarme. I bambini erano terrorizzati, urlavano e piangevano. Abbiamo avuto molta paura». Poi, purtroppo, la religiosa si avventura nella filosofia spicciola: «Io capisco che viviamo nell’illegalità ma, mi chiedo, chi è illegale, le persone costrette a vivere così o chi permette che avvenga tutto questo?».
L’inchiesta dell’Osservatore Romano si affida anche alle parole di Lorenzo Romito, architetto, artista e cofondatore di Stalker, «un soggetto politico che si occupa di realtà di margine e di luoghi abbandonati in trasformazione». Romito spiega che questo mix di attività e culture, «di spazi e di relazioni, fanno sì che queste occupazioni non siano ghetti chiusi su sé stessi ma veri e propri laboratori di nuove forme dell’abitare, dell’ospitalità e della gestione dei beni comuni». Un modello di gestione dei beni comuni, che in realtà sarebbero privati, che piace molto al foglio vaticano.
La benedizione a mezzo stampa ha ovviamente deliziato gli organizzatori delle attività nel palazzo occupato. Lunedì, sulla pagina Facebook di Spin Time Labs, è stato rilanciato l’articolo ed è comparso un post vagamente politico. «Non diamo scontata questa pagina di giornale a noi dedicata, anzi la riteniamo, all’indomani della visita della premier Giorgia Meloni al Santo Padre Papa Francesco, un atto di coraggio e una presa di posizione», si legge nella nota. Poche righe che creano una misteriosa contrapposizione tra la Meloni, Bergoglio e gli emarginati. Poi, un moto di orgoglio: «Siamo gli ultimi della terra, ma non per questo non voce in causa, e sappiamo che il nostro “Palazzo” a Roma si distingue da tutti gli altri palazzi, quelli del potere reale, dove le decisioni si prendono sul serio».
Ecco, a proposito di palazzi del potere reale, due mesi fa il sindaco Roberto Gualtieri ha dato via all’iter per acquistare l’immobile occupato dell’Esquilino, «in considerazione della sua specificità sotto il piano abitativo, aggregativo e culturale». Sì, funziona proprio così: dopo anni di occupazione abusiva, conti non pagati e protezione vaticana, passa il Campidoglio e con i soldi dei cittadini regolarizza tutto per meriti speciali. Le opposizioni sono sul piede di guerra e daranno battaglia, ma intanto, vista da Oltretevere, si profila un emblematico caso di carità con i soldi degli altri.
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