- Oggi giornata decisiva: il provvedimento approda in cdm e la Corte di giustizia deciderà sul rinnovo delle concessioni.
- Procedura d’infrazione aperta da Bruxelles per la mancata tutela dei lavoratori: «Discriminazioni per docenti e sanitari». Contestate pure le norme antiriciclaggio.
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo mesi di discussioni e di rinvii la giornata di oggi potrebbe essere decisiva per sciogliere il nodo delle concessioni balneari. Non solo perché dovrebbe arrivare la sentenza della Corte di giustizia europea ma anche perché sul tavolo del Consiglio dei ministri fissato per stasera finirà il ddl concorrenza. Bisognerà capire se verrà inserito anche il tema balneari, mancato fino ad oggi, di certo però nell’interlocuzione con Bruxelles le questioni sono intrecciate. Resta, inoltre, da capire se nell’incontro che si è tenuto ieri tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e la commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager, si è discusso anche della direttiva Bolkenstein del 2006 che prevede la messa a gara degli stabilimenti. Argomento affrontato da Giorgia Meloni la settimana scorsa a Palazzo Chigi con il Commissario Ue, Thierry Breton, che ha la delega al Mercato interno.
La linea del governo finora è stata quella di dimostrare a Bruxelles che si tratta di concessioni di beni e non di servizi, quindi non sottoposte alla direttiva, con la Lega e Forza Italia che chiedono di accelerare la mappatura e avviare il tavolo interministeriale, previsto sempre nel Milleproroghe. Decreto che aveva prorogato di un anno le concessioni senza gare almeno fino al 31 dicembre 2024 ma che è subito finito nel mirino della Ue. Poi a febbraio il Quirinale ha chiesto al governo di rivedere le norme e a inizio marzo è stato bocciato dal Consiglio di Stato.
Nell’incontro con Breton la premier avrebbe rassicurato il Commissario su «proposte» in arrivo «rapidamente» sul tavolo di Bruxelles. E lo scorso 16 aprile il leader della Lega e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha detto che «l’obiettivo è prevedere una norma che indennizzi chi volesse lasciare l’attività per quello che ha investito in questi anni. Per chi volesse continuare, una premialità per il fatto di essere lì da tanti anni».
Oggi è attesa la sentenza dei giudici di Lussemburgo interpellati dal Tar di Lecce che aveva emesso una ordinanza collegiale con cui aveva disposto il rinvio pregiudiziale della questione alla Corte di giustizia proprio per chiarire il termine dei rinnovi alle proroghe. Nello specifico, il ricorso era stato proposto da parte dell’autorità garante della concorrenza e del mercato avverso la deliberazione della giunta comunale di Ginosa (Taranto) del 24 dicembre 2020, con cui era stata disposta la proroga delle concessioni demaniali marittime sino al 31 dicembre 2033. Una disciplina ancora non chiarita, dopo che il Consiglio di Stato aveva fissato il limite ultimo al 2023 per il rinnovo automatico delle concessioni ed è ancora in corso uno scontro politico sulle sorti della normativa in seguito alla proroga decisa dal governo Meloni sulla messa a gara delle concessioni.
Va, in sostanza, chiarito se la norma sia autoapplicativa, oppure se presenti spazi di discrezionalità per il legislatore nazionale. E anche se sia valida e vincolante per gli Stati membri oppure se sia da considerarsi invalida, perché non adottata all’unanimità. La decisione potrebbe avere delle conseguenze che, nella visione di Palazzo Berlyamont, l’Italia – al pari di altri Paesi sotto infrazione come Spagna e Portogallo – non potrà esimersi dal prendere in considerazione per decidere che strada imboccare. Anche perché i giudici chiariranno una volta per tutte se la Bolkestein sia «valida e vincolante» per tutti i Ventisette, pur essendo stata adottata a maggioranza e non all’unanimità, e se lasci «spazi discrezionali» nell’applicazione. Una volta uscita la pronuncia della Corte, potrebbe quindi arrivare il parere motivato della Commissione Ue sulla procedura di infrazione con cui l’Italia è messa in mora da dicembre 2020 (con il quale verrebbe chiesto all’Italia di allinearsi entro due mesi alla Bolkestein). Si capirà, quindi, se il braccio di ferro continuerà fino allo scontro frontale o se, invece, alla fine è stato raggiunto un compromesso.
Nel frattempo, gli stabilimenti balneari si preparano a riaprire i battenti in vista dell’estate. E il settore all’esecutivo di risolvere la situazione di stallo. In Toscana, ad esempio, i referenti di Cna Balneari hanno ribadito la speranza di pescare il jolly ovvero la questione della «scarsità di risorsa» di cui la Bolkestein parla all’articolo 12. In sintesi, è lo stesso testo europeo a sottolineare che la direttiva non si applica laddove non ci sia scarsità di risorse: in questo caso, di spiaggia. Il tema della «scarsità», però, non è spendibile sui tavoli di Bruxelles senza la mappatura delle coste. Ad oggi, la scadenza delle concessioni è fissata al 31 dicembre 2023. Significa che dal primo di gennaio dovrebbero partire le procedure per le aste. Con i Comuni che d’un tratto si troverebbero a dover gestire un comparto enorme. Solo per la Versilia, si parla di 439 stabilimenti balneari, con 4.300 lavoratori diretti e circa 12.000 dell’indotto.
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