- Prolungamento sì o no? Sarà no, ma nel comitato dei tecnici circolano posizioni diverse tra chi lo sponsorizza e chi ritiene che gli istituti non siano un rischio. Si sgretola il muro della gogna Dad per i non vaccinati, che sarebbe un disastro per le famiglie.
- Mascherine Ffp2: l’accordo tra il generale Francesco Paolo Figliuolo e le farmacie rivede al ribasso il prezzo del dispositivo.
Lo speciale contiene due articoli.
I genitori si stanno augurando che cada nel vuoto la proposta delle Regioni di mandare in Dad solo i non vaccinati, al secondo caso di contagio in classe. Sarebbe un altro colpo al diritto allo studio, l’ennesima discriminazione. Questa volta nei confronti di 3,2 milioni di bambini (circa il 90%), che per non aver fatto l’iniezione anti Covid rischiano di finire emarginati.
Mentre Lega e M5s si oppongono al progetto e intendono far valere le loro ragioni nel Consiglio dei ministri previsto domani, con il governo intenzionato a non spostare il rientro in aula post festività, il governatore campano Vincenzo De Luca approfitta del panico contagi per lanciare la sua provocazione. Propone di «rinviare la riapertura» delle scuole «di venti trenta giorni per raffreddare il picco di contagio», in quanto sarebbe «una misura equilibrata e di grande utilità».
Utile a che cosa lo sa solo il presidente dem, considerato il caos che una simile decisione provocherebbe nelle famiglie costrette a dividersi tra casa e lavoro per seguire i pargoli, inutilmente allontanati da una scuola in presenza. De Luca, infatti, ipotizza che l’arco di tempo verrebbe impiegato per «sviluppare, in questi giorni, la più vasta campagna di vaccinazione possibile per la popolazione studentesca». Fantasticherie partenopee.
Ben altri sono gli ostacoli non risolti che, a distanza di due anni impediscono lo svolgimento delle lezioni malgrado il diffondersi della variante omicron. Poche aule, sottodimensionate e non areate, rimangono ad accogliere studenti, che dovrebbero poter mantenere il distanziamento e non respirare il virus trasmesso dal compagno di banco o dall’insegnante che fa lezione senza l’ausilio di un microfono. I pochissimi test salivari, fatti solo nelle scuole sentinella, non consentono di monitorare la circolazione del Covid e la vaccinazione generalizzata è una scusa, per nascondere il nulla fatto dopo le prime ondate pandemiche, quando c’era tutto il tempo per intervenire.
«Assieme a investimenti adeguati su spazi, presìdi sanitari e attrezzatura per il ricambio e la pulizia dell’aria» è invece necessaria «una procedura straordinaria d’assunzione di personale docente, molti vantano già anni d’esperienza, e Ata», sottolinea Mario Pittoni, responsabile del dipartimento istruzione della Lega e vicepresidente della commissione Cultura a Palazzo Madama. «Tutti interventi che sollecitiamo dal 2020», commenta il senatore, preoccupato per «l’insufficiente numero di insegnanti titolari a disposizione in piena emergenza pandemica, che rende di fatto impraticabile lo sdoppiamento delle classi per garantire il distanziamento anti contagio».
Alza la voce contro la proposta di una Dad differenziata anche l’ex sindaco di Roma, Virginia Raggi, che ieri ha scritto in un post: «Giù le mani dai bambini». La consigliera pentastellata affida a Facebook il suo disappunto, parlando di discriminazione e di caos che si provocherebbe visto che si avrebbero «classi con due bambini su venti e decine di bambini a casa». Aggiunge che «più serio e concreto sarebbe introdurre tamponi, gratuiti, per gli studenti all’ingresso della scuola: chi è positivo torna a casa. Lo Stato dovrebbe mettere gratuitamente a disposizione il tracciamento tramite tamponi rapidi e sistemi di protezione come le mascherine Ffp2». Proprio per il rientro a scuola in sicurezza le Marche faranno il 6 gennaio una giornata di tamponi gratuiti agli alunni di elementari e medie con sintomi o con contatto diretto o sospetto Covid.
In attesa che si pronunci il Consiglio dei ministri, già circolano posizioni diverse anche all’interno del Comitato tecnico scientifico sull’opportunità o meno di un prolungamento delle vacanze natalizie. Il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, non esclude che si proceda in questa direzione: «Al limite possiamo ragionare di una settimana», ha dichiarato a Repubblica. Di tutt’altro avviso è l’epidemiologo Donato Greco, secondo il quale non ha senso rinviare l’apertura. «Per il Cts la scuola non rappresenta un rischio significativo e anzi vanno attenuate alcune decisioni come quella di chiudere una classe con un solo positivo», ha fatto sapere sulla Stampa, affermando la sua contrarietà pure allo «screening con i tamponi, perché è una misura precauzionale che non ferma l’epidemia».
Con simili divergenze nello stesso comitato dei tecnici, nel silenzio del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che dopo aver cambiato più volte idea adesso attende il parere degli stessi tecnici, domani forse conosceremo quali soluzioni vengono proposte per garantire a tutti il diritto allo studio. L’ipotesi di un «misto» didattica in presenza e didattica a distanza che penalizza bimbi non vaccinati, definita da Fdi «una follia discriminatoria e inaccettabile», non è ancora tramontata. Di certo, da più parti si continua a sostenere che vaccinare i bambini «è l’unica soluzione».
E c’è chi guarda agli edifici scolastici con la stessa avversione che molti provano per le discoteche. «La scuola rappresenta un bacino di contagi», sostiene Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. «Se decidiamo di tenere aperte le scuole, bisognerà chiudere qualcos’altro». Dal tono usato, sembra di essere tornati a inizio pandemia.
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