- Il ministro dei Trasporti in pressing sulla concessionaria per il contenimento dei pedaggi e i ritardi sulla manutenzione. Tra i progetti contestati spiccano il passante di Bologna, la Gronda e il tunnel a Genova. Nel mirino anche i lavori su A1 (Milano-Napoli), A10 e A16.
- Con il nuovo Codice calato del 6,8% il numero delle vittime: -8,6% nei centri urbani.
Lo speciale contiene due articoli.
Prima c’è stato l’avvertimento, poi è arrivata una lettera e ieri sono stati diffusi i dettagli dei ritardi e potenziali inadempimenti che riguardano circa 50 opere. Queste le tappe dell’escalation della tensione tra il ministero dei Trasporti, nella persona del titolare del dicastero Matteo Salvini, e il gruppo Autostrade che è controllato da Cassa Depositi e Prestiti (al 51%) e da due fondi Blackstone e Macquarie al 49% e ha la concessione su alcune delle principali arterie del Paese: dalla A1 (la Milano-Napoli) fino alla A10 (Autostrada dei Fiori Genova-Savona) e alla A14 (la Bologna-Taranto).
Un rapporto delicato perché il ministero ha un ruolo di controllo e vigilanza rispetto alle concessioni autostradali in capo ad Aspi e rispetto al piano economico finanziario della società che vale circa 30 miliardi. E perché questo rapporto riguarda asset sensibili per i cittadini: la sicurezza durante gli spostamenti in auto o tir e il costo dei pedaggi che è da sempre fonte di accese discussione e controversie.
Cos’è successo? Qualche giorno fa, durante un intervento a margine di un’audizione alla Camera, il ministro della Lega ha lanciato un richiamo ad Autostrade che sapeva tanto di ultimatum: «O partono tutti i cantieri previsti, senza eccessivi aumenti tariffari, oppure si ridiscute tutto. Sono disponibile a ridiscutere tutto, ma proprio tutto, dal punto di partenza». Chiariamoci, non si tratta di un fulmine a ciel sereno, anzi. Ma adesso che si avvicina il 20 novembre, data del consiglio di amministrazione di Aspi che dovrà esaminare il piano strategico da 29 miliardi di Autostrade, il dossier è diventato incandescente. Evidentemente Salvini è profondamente preoccupato e di conseguenza «irritato» per i ritardi e le inadempienze di cui accusa la concessionaria.
E infatti alle parole sono subito seguiti i fatti. Prima una lettera inviata dallo stesso ministero al gruppo che è stato dei Benetton e che sotto la guida dei Benetton ha vissuto, il 14 agosto 2018, la tragica vicenda del crollo del Ponte Morandi che ha causato la morte di 43 persone. Una missiva incalzante, firmata dal direttore generale del Mit, nella quale viene chiesto esplicitamente ad Aspi di «limitare gli interventi tariffari, affinché possano risultare sostenibili per l’utenza».
Quindi la specifica sulle opere rispetto alle quali il governo chiede chiarimenti perché sono in ritardo o non sono mai partite. «Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini», si legge in una nota, «oltre a ribadire che il piano economico della Concessionaria Autostrade per l’Italia dovrà prevedere il contenimento dei pedaggi grazie anche alla riduzione dei dividendi, chiede spiegazioni urgenti sui 45 progetti approvati e finanziati dal Mit in grave ritardo rispetto alla consegna prevista. A questi si aggiungono anche 4 interventi fondamentali e già definiti dal ministero per un totale di oltre 6,5 miliardi come la Gronda, il Tunnel Sub portuale, il Passante di Bologna e lo svincolo e collegamento con la viabilità in località Fontanabuona sull’autostrada A12, che in data odierna ancora sono in attesa del progetto esecutivo di Autostrade. Il rispetto degli accordi di tutte opere su cui la Società si era impegnata sarà fondamentale per decidere se rinnovare o no la concessione».
Secondo quanto risulta alla Verità, tra le altre 45 opere «attenzionate» spiccano alcune infrastrutture particolarmente sensibili come i lavori di ampliamento alla terza corsia dell’autostrada A1 nella tratta Firenze sud-Incisa, il risanamento acustico di una parte dell’autostrada A10 Genova-Savona (il progetto esecutivo è stato approvato nel 2018 ma i lavori non sono mai partiti), l’adeguamento sulla A8 della Sp 46 Rho-Monza (Variante di Baranzate) e l’intervento di riqualificazione delle barriere di sicurezza sui margini esterni di una parte della A16, la Napoli-Canosa. In quest’ultimo caso la consegna dei lavori era prevista per il terzo trimestre del 2025, quindi adesso, ma le opere non sono state mai avviate.
Ora è vero che la concessione ad Aspi arriva fino al 2038 ma esistono clausole ad hoc che consentono di interromperla in caso di gravi inadempienze.
Il braccio di ferro Trasporti-Aspi si intreccia poi con un’altra disputa, questa volta tutta politica, tra il sindaco di Genova Silvia Salis, e lo stesso Salvini. La Salis ha criticato la cronica lentezza nei lavori e si detta pronta a fare causa anche al ministero per i ritardi nei risarcimenti relativi al crollo del Morandi. E la Lega non ha tardato nella replica. «Matteo Salvini, insieme al presidente della Regione Liguria Marco Bucci, da mesi chiede con fermezza ad Autostrade per l’Italia di completare le opere previste e rispettare gli impegni assunti a Genova, la sindaca Silvia Salis è confusa su Aspi, chieda a ministri Pd dell’epoca». I toni della senatrice ligure della Lega Stefania Pucciarelli sono abbastanza espliciti e ci fanno capire che la disputa su pedaggi e manutenzione delle autostrade del Paese è appena iniziata.
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