Passa in via definitiva la riforma della Corte dei Conti
Alfredo Mantovano (Ansa)

Grideranno al colpo di Stato contabile, ma hanno la voce fioca. Perché, com’è già successo con la cancellazione del reato di abuso d’ufficio, sindaci e assessori del Pd e dei 5s non vedevano l’ora di scrollarsi di dosso il fantasma dei giudici contabili. È passata al Senato in via definitiva con 93 sì, 51 contrari e cinque astenuti – Italia viva – la cosiddetta riforma della Corte dei Conti – primo firmatario il ministro per gli affari europei e il Pnrr Tommaso Foti – che non intacca le prerogative dei giudici contabili, anzi le rafforza in tema di parere preventivo sulle spese pubbliche, ma manda in pensione la presunzione di colpevolezza di amministratori e funzionari pubblici.

Il senatore del Pd Antonio Misiani accusa: «Altro che riforma, è un attacco frontale ai controlli di legalità e all’equilibro die poteri. Alla Corte dei Conti imputano il no al Ponte sullo Stretto». È lo stesso Misiani che definì «paradossale e assurda» la richiesta da parte dei giudici contabili di licenziamento di un professore lombardo multato perché aveva fatto la pipì in un cespuglio a bordo strada. Ha ragione il relatore di maggioranza Pierantonio Zanettin (Forza Italia) a dire: «Con questo provvedimento, che trae spunto da una sentenza della Corte Costituzionale, vogliamo evitare la stasi degli uffici pubblici. È un obiettivo condiviso dalla maggioranza degli amministratori a prescindere dal colore politico».

Eppure dai pentastellati si alzano alti lai. Roberto Cataldi a Palazzo Madama grida: «Date il via libera a qualsiasi forma di illegalità; questa legge è incostituzionale: vìola l’articolo 100 della Carta che vuole la Corte dei Conti indipendente». Chissà che ne pensano le professoresse di Venezia condannate perché hanno rottamato gli inutili banchi a rotelle comprati dal ministro Lucia Azzolina ai tempi del Covid su cui indaga la Corte dei Conti europea, ma la nostra tace. Quanto alla Costituzione l’articolo 100 sancisce: «La Corte dei Conti partecipa nei casi e nelle forme stabilite dalla legge al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce». Dunque la legge può modificarne l’attività a piacimento.

L’opposizione però racconta che si fa pagare all’organo di cui è presidente Guido Carlino, assai vicino a Sergio Mattarella, lo sgarbo sul Ponte di Messina a cui i giudici contabili hanno negato la legittimità. Peccato che Franco Bassini, l’ispiratore di tutte le riforme amministrative targate prima Pci e poi Pdi, abbia candidamente ammesso: «Dal Ponte sullo Stretto al caso Milano la Corte deve controllare la legittimità, non sostituirsi al decisore politico valutando il merito delle scelte, questa riforma va nella giusta direzione».

E qual è? Lo spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano: «Vi è stata una costante interlocuzione con rappresentanti della Corte dei Conti che ha permesso di modificare più di una delle norme e non c’è nessuna vendetta per il Ponte. Il pronunciamento dei giudici è di un mese fa, la riforma è partita nel 2023. Si tratta di decidere se essere ipocriti o meno; siamo stati abituati ad accertamenti contabili stratosferici, il cui solo limite era di non andare mai a compimento se non per minime parti».

E qui c’è il merito delle norme. Si limita al 30% del danno accertato il rimborso, al massimo è possibile lasciare il funzionario senza stipendio per due anni e si punisce solo il dolo non la colpa grave, ma si obbligano gli amministratori a stipulare un’assicurazione che li copre in caso di condanna e rende certo l’incasso per lo Stato.

In cambio, ai giudici viene ampliata la competenza consultiva e preventiva sugli atti. E per dirla col ministro Foti: «La riforma per sconfiggere la paura della firma che di fatto blocca il lavoro della pubblica amministrazione. Da oggi lo Stato vigila, non paralizza».

Da non perdere

Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.

Energia a basso costo: ecco il piano
Governo

Energia a basso costo: ecco il piano

Paghiamo fino al 30% in più rispetto ad altri Paesi europei. L’aumento dell’offerta elettrica è frenato dalla burocrazia. Occorre un sottosegretario con poteri speciali.