- L’agenzia: «Il tecnico non era il nostro numero 2. Tedros non chiese lo stop del report».
- La Procura di Bergamo ha in mano una versione commentata del testo di Francesco Zambon, in cui l’ex esponente del Cts o una responsabile comunicazione dell’ente Onu scrivevano: «La relazione è troppo critica, meglio abbassare i toni: cerchiamo di giustificare l’Italia».
Lo speciale contiene due articoli.
Di solito i politici amano invadere i media di dichiarazioni, ma c’è un uomo che fa eccezione: Roberto Speranza, il ministro della Censura. Lui ha la magica capacità di invadere i mezzi di comunicazione con il silenzio. Domenica sera si è collegato con Fabio Fazio e non ha detto mezza parola sulla storia del report dell’Oms oscurato e sul fatto che Ranieri Guerra – da lui scelto come consulente del Cts – sia indagato a Bergamo. Ieri ha rincarato la dose. Ha concesso una intervista di ben due pagine a Repubblica ed è riuscito, di nuovo, a far finta di nulla.
«Questo silenzio è assordante», dice alla Verità Francesco Zambon, il ricercatore dell’Oms che ha coordinato il rapporto (e che ha dato le dimissioni dall’organizzazione dopo il trattamento subito). «Di questa storia hanno parlato tutti i giornali del mondo. Mi chiedo come sia possibile che le istituzioni non si pronuncino, non diano una spiegazione ufficiale. Non prendono nemmeno le distanze dalle chat di Guerra e Brusaferro. Qui non si tratta di me: ci sono in gioco le dinamiche di potere fra l’Oms e gli Stati membri».
Le chat a cui Zambon fa riferimento sono quelle in cui Ranieri Guerra definisce lui e il team di ricercatori da lui coordinato «somarelli» e «scemi» e parla di teste da far cadere (in realtà la testa è una sola: quella di Zambon, unico dipendente dell’Oms fra gli autori del report). Il ricercatore racconta che, nei giorni caldi in cui il suo rapporto fu censurato, ebbe uno scambio di messaggi con Silvio Brusaferro dell’Istituto superiore di sanità (e del Cts). Quest’ultimo dichiarò di essere «molto stupito che nessuno fosse stato istituzionalmente informato» dell’uscita del report sull’Italia. A dirla tutta, non si capisce perché l’Oms dovrebbe concordare l’uscita di un rapporto con il governo di uno Stato membro. Soprattutto, se Brusaferro era stupito allora, a maggior ragione siamo stupiti noi oggi nel vedere che né lui né Speranza si sono degnati di commentare.
«Io insisto su un punto», dice Zambon. «Questa non è una diatriba fra me e Ranieri Guerra. Qui c’è in ballo la credibilità stessa dell’Oms. Dovrebbe intervenire Speranza, e dovrebbero parlare anche Hans Kluge (direttore Oms Europa, ndr) e Tedros Adhanom (direttore generale dell’Oms, ndr)». Tutti costoro sapevano della censura. Il capo di gabinetto del ministro Speranza ha addirittura detto a Ranieri Guerra che il report di Zambon andava «fatto morire». Ce n’è abbastanza per le dimissioni di gruppo.
Per essere precisi fino in fondo, bisogna notare che, in effetti, l’Oms un comunicato ufficiale sulla vicenda lo ha diffuso: lo ha riportato ieri l’agenzia Adnkronos. Il contenuto è una mazzata a Ranieri Guerra. Nelle famigerate chat con Brusaferro, Guerra diceva di essersi rivolto al direttore generale Tedros per chiedere che il report di Zambon fosse tolto di mezzo. Ebbene, l’ufficio stampa dell’Oms precisa che Tedros «non è stato coinvolto nello sviluppo, nella pubblicazione e nel ritiro del rapporto». Secondo l’Oms, Guerra «ha riferito al direttore generale Tedros e al direttore regionale Kluge e ha allertato entrambi per quanto riguarda la necessità di controllare i dati e di apportare le opportune correzioni al rapporto». Non solo. L’organizzazione aggiunge che Guerra, all’epoca dei fatti, era «in missione per supportare la risposta italiana al Covid-19» e precisa che egli è attualmente «consigliere speciale ed è stato in precedenza uno degli 11 direttori vicari. In nessun momento è stato il numero due dell’Oms come indicato in alcuni media». Chiaro: l’Oms scarica Ranieri Guerra, ridimensiona il suo ruolo e prende le distanze dal suo operato. C’è solo un problema: le frasi che abbiamo appena citato non risalgono a ieri. Erano già contenute in un articolo in inglese pubblicato da Adn venerdì scorso, cioè prima che sui giornali uscissero le trascrizioni delle chat di Guerra, in cui il ruolo di Tedros non sembra poi così marginale.
In ogni caso, almeno l’Oms ha battuto un colpo. Speranza, invece, ancora tace. Ma se crede che basterà evitare il problema per farlo sparire, si illude. Anzi, rischia di fare la figura del «somarello».
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