Nordio striglia i pm: «Il nostro referente è il Csm, il sindacato non può interferire»
Carlo Nordio (Ansa)
  • Sulla riforma della giustizia, il ministro rimette al suo posto l’Anm di Giuseppe Santalucia: «Critiche ancora prima di vedere il testo».
  • La minoranza guidata da Ronzulli riconosce al vicepremier autonomia da Marta Fascina.

Lo speciale contiene due articoli.

«L’interlocutore istituzionale del governo e della politica non è il sindacato, ma il Csm». Botta e risposta, seppur a distanza, tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia. Da Taormina, parlando a un evento organizzato nell’ambito della fiera del libro Taobuk, il Guardasigilli è tornato a difendere il suo ddl sulla riforma della giustizia approvato mercoledì dal Consiglio dei ministri, riforma dedicata dal governo di Giorgia Meloni a Silvio Berlusconi, che da sempre aveva insistito sulla necessità di misure garantiste.

Nel ddl Nordio si prevede, infatti, tra le altre cose, la contestata depenalizzazione dell’abuso d’ufficio, cioè della condotta del pubblico ufficiale che favorisce o danneggia intenzionalmente altri, violando la legge. Le critiche sono arrivate soprattutto dall’Associazione nazionale magistrati, la sigla di rappresentanza di giudici e pm, tramite il suo presidente, Santalucia, soprattutto dopo che Nordio aveva sostenuto: «L’abuso d’ufficio era ed è ancora un reato così evanescente che complica soltanto le cose senza aiutare minimamente, anzi ostruendo le indagini, perché intasa le Procure della Repubblica di fascicoli inutili, disperdendo le energie verso reati che invece dovrebbero essere oggetto di maggiore attenzione. Se l’Europa ci chiedesse una sorta di rimodulazione del nostro sistema integrato repressivo, noi siamo disposti ad accoglierla, ma non nella forma precedente, peraltro inesistente in altri ordinamenti europei».

Il ministro aveva già definito le osservazioni dei suoi ex colleghi «inammissibili», ma ieri ha insistito rivolgendosi, senza citarlo, al presidente Santalucia: «Se un magistrato singolarmente ritiene che dal suo punto di vista una legge sia sbagliata dal punto di vista tecnico, nessuno ha il diritto di dire che interferisce. In questo caso invece si tratta del rappresentante di un sindacato dei magistrati che aveva pronunciato una serie di critiche severissime prima ancora che fosse noto ufficialmente il testo del disegno di legge. Queste cose per me significano interferenze. Il magistrato non può criticare le leggi come il politico le sentenze. Il governo propone e il Parlamento dispone. Questa è la democrazia e non sono ammesse interferenze». Interferenze inaccettabili da parte di un presidente di un’associazione che si pone come «interlocutrice della politica del governo senza tener conto che l’interlocutore istituzionale del governo e della politica non è il sindacato ma il Csm», ha affondato il ministro.

Nordio poi è tornato ad attaccare i pubblici ministeri: «Noi siamo infarciti di errori giudiziari di persone che sono state in prigione per mesi o per anni, poi sono stati assolte, e nessuno ha detto niente. E la magistratura continua a essere autoreferenziale, dicendo che questa è la loro indipendenza e la loro autonomia. Io non avrei fatto il magistrato per 40 anni se non avessi onorato la magistratura, ma quando le indagini sono fatte male compromettono la vita degli individui e addirittura qualcuno viene promosso, o eletto in Parlamento dopo anni di lunghe indagini».

Poi ancora un affondo da parte dell’ex magistrato: «Noi interverremo sulle intercettazioni molto più radicalmente. Che questa sia una barbarie che costa 200 milioni di euro l’anno per raggiungere risultati minimi è sotto gli occhi di tutti. Spendiamo una cifra colossale», ha aggiunto, «per inchieste che raggiungono risultati minimi, tra l’altro rovinando la vita delle persone. Vorrei ricordare che la legge impedisce la pubblicazione degli atti giudiziari. Vengono pubblicati lo stesso e nessuno dice nulla. Ma la legge c’è già». Per Nordio anche le tecnologie usate sono superate mentre servirebbero più risorse per le indagini sulla grande criminalità organizzata.

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