- Ridotta l’anzianità contributiva per tutte le categorie. Per gli uomini basteranno 42 anni e dieci mesi, per le donne 41 e dieci mesi, per i lavoratori precoci 41. Confermati Opzione donna e Ape social. Cambiano Inail e Inps: tornerà il cda nominato dall’esecutivo.
- Surreale intervista dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan secondo cui la banca sarebbe inguaiata per lo spread, salito a causa delle scelte dei gialloblù.
Lo speciale contiene due articoli.
L’obiettivo è scrivere il decreto legge per l’avvio di quota 100 entro il 20 gennaio. I 5 stelle vorrebbero un solo decretone, cioè un testo che contenga anche il reddito di cittadinanza. In ogni caso la componente grillina insiste per un decreto legge che superi il lavoro dell’Aula. Vedremo quale sarà l’accordo (si capirà la settimana prossima) nel frattempo ieri c’è stata la prima riunione per la stesura dell’abolizione della legge Fornero.
Possiamo riportare gli undici pilastri del testo. Il primo è l’avvio di quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi) con finestre trimestrali per i privati e semestrali per il settore pubblico. Il tutto per la durata di tre anni sperimentali. L’obiettivo è coinvolgere 350.000 persone e dal quarto anno dare la spallata definitiva alla Fornero, introducendo quota 41 (la possibilità di andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica con 41 anni di contributi). Nel frattempo (significa già da subito) il decreto si impegna a ridurre «l’anzianità contributiva per accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica. Tradotto, il secondo punto della bozza di decreto, taglia cinque mesi dalla legge Fornero. Quest’ultima per il 2019 prevedeva l’uscita dal mondo del lavoro con 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini e 43 e 3 mesi per le donne. Congelando l’aumento l’uscita è possibile da 42 anni e 10 mesi e da 41 e 10 mesi per le donne. Mentre per i lavoratori precoci resterà (quarto punto del decreto) a quota 41 e non 41 anni e 5 mesi come deciso dalla Fornero. Viene poi confermata Opzione donna e pure rinnovato per un anno l’Ape social, la possibilità (voluta dal governo Gentiloni) di andare in pensione con finestre anticipata per quelle 15 categorie di lavoratori usuranti. Altri due capitoli del testo confermano la pace contributiva e fissano nuovi termini di prescrizione dei contributi di previdenza per le amministrazioni pubbliche. Un capitolo veramente innovativo tocca tutti coloro che non possono accedere a pensioni integrative e sono costretti a subire il massimale contributivo. Chi è stato assunto dopo il 1996 riceverà un assegno totalmente con il sistema contributivo, il quale prevede uno stop nell’imponibile definito in una cifra massima di 102.000 euro. Significa che se non ha un altro bacino dove versare e alzare l’importo finale, qualunque cifra superiore finisce nel vuoto. Insomma, si può guadagnare cifre altissime ma sopra quella soglia non si può andare. Una sorta di ingiustizia che senza voler essere troppo maliziosi viene smontata dal testo in questione che ha una firma e una impronta prettamente leghista. Da un lato i 5 stelle hanno ottenuto il taglio lineare delle pensioni d’oro nella quota sopra i 100.000 euro annui. Dall’altro la Lega garantirà che chi guadagna di più versando adeguati contribuiti incassi di più da pensionato. È una novità sostanziale che fa il paio con il punto successivo: l’estensione dei fondi di solidarietà bilaterale a più categorie lavorative e la possibilità di utilizzarli per agevolare le uscite. Una sorta di replica del modello Abi, Associazione bancaria italiana, che coniuga il fondo esuberi e il fondo di solidarietà per la nuova occupazione. Un modo per miscelare i costi del pubblico e del privato con una gestione mista. Nel frattempo il governo avrebbe chiesto sempre all’Abi di venirgli incontro nel pagamento dei Tfs e dei Tfr pubblici. Se le stime saranno corrette le uscite nella Pa dovrebbero essere comprese tra le 90 e le 100.000 unità. Lo Stato non ha le risorse per pagare in sei mesi tutti i relativi importi di buona uscite. L’idea sarebbe quella di far erogare la somma alle banche con la garanzia di Cdp e una volta incassati i Tfr il prestito sarebbe saldato.
Abbiamo fino qui elencato le novità in tema pensionistico sul tavolo del governo, tenendo per ultima la chicca che ha una valenza totalmente politica. Sia Inps che Inail saranno riformate e verrà reintrodotto il consiglio di amministrazione. La misura cancella dieci anni di gestione semicommissariale e avrà anche l’effetto di rivedere tutti gli attuali vertici. Il nuovo cda sarà composto dal presidente e da quattro consiglieri. Sarà nominato con decreto del Colle, su proposta del premier, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata su proposta del ministro del lavoro di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze. Un chiaro messaggio a Tito Boeri.
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