Nessuno lo vuole: per il Mes è l’ora dei saldi
  • Portogallo, Spagna, Francia, perfino la Grecia hanno preso le distanze dal Salvastati. E Giuseppe Conte assicura: «Non ho cambiato idea» Regling corre ai ripari annunciando che il tasso del prestito a 10 anni sarà pari allo 0,08% e non all’1%. Ma la spiegazione fa acqua.
  • Per i titoli di Stato ordini per 108 miliardi. Un chiaro messaggio ai giudici di Karlsruhe.
  • L’ex commissario Ue e falco anti italiano Pierre Moscovici nominato capo della Corte dei conti francese Il nemico giurato dei sovranisti premiato con uno stipendio annuo di circa 174.000 euro

Lo speciale contiene tre articoli

È questo il momento di mostrarsi solidali a stringersi al fianco di Klaus Regling, direttore generale del Mes. Infatti ormai dal 15 maggio scorso, quest’uomo vaga ramingo per televisioni e giornali nel disperato tentativo di vendere la sua merce che, purtroppo, nessuno compra. Dal giorno in cui il Consiglio dei governatori del Mes ha deliberato l’adozione della Pandemic Crisis Support è stato un coro di «no, grazie». Portogallo, Spagna, Francia, perfino la derelitta Grecia, ne hanno preso le distanze, giudicandolo per quello che è: uno strumento per Paesi in difficoltà finanziaria, non in grado di indebitarsi regolarmente emettendo titoli sui mercati. Persino Giuseppe Conte, ieri, ha così risposto a una domanda sul Mes: «Quando avremo tutti i regolamenti li studierò e li porterò alla valutazione del Parlamento. Io sono testardo, non ho cambiato idea».

Il 22 maggio, di fronte a tale insuccesso, il buon Regling ha perfino mandato a Sky Tg24 il suo segretario generale Nicola Giammarioli, sbandierando la richiesta di Cipro (Stato con gli stessi abitanti della provincia di Bari e già indebitato col Mes, giusto per dare l’idea della disperazione della mossa) come segnale della positiva reazione dei mercati alla richiesta di accesso al Mes. Ieri è stata la volta del direttore finanziario del Mes, il danese Kalin Janse, che si è esibito sul sito istituzionale in una perorazione degna di miglior causa. Janse si è concentrato sull’aspetto della convenienza del prestito erogato dal Mes rispetto al costo sostenuto da uno Stato indebitandosi emettendo titoli sul mercato.

Ma, come spesso accade, la toppa è peggio del buco. Per i seguenti motivi:

1 Si specifica che il tasso del prestito per una scadenza di 7 o 10 anni sarà pari rispettivamente a -0,07% e 0,08%. Nettamente meno rispetto al 1% di una linea di credito secondo le regole ordinarie del Mes. Questo perché il tasso base viene determinato attingendo a un nuovo «serbatoio» di raccolta specificamente impostato e i margini e le commissioni sono più che dimezzati. In questo modo, il tasso base non deve essere più il risultato della media con i tassi relativi a precedenti emissioni del Mes, ma viene fuori solo dalle nuove emissioni specificamente dedicate al Psc. Ma Jansen deve avvisare il suo capo e fargli correggere il dispositivo di assistenza finanziaria che tuttora è presente sul sito del Mes, pronto ad essere firmato. Là si legge ancora che il tasso base è la media ponderata di tutte le emissioni. C’è scritto chiaramente che «all’inizio si attingeranno i finanziamenti da un serbatoio comune». Insomma, visto che con i prezzi iniziali la merce restava invenduta, hanno pensato bene di mettere il cartello «saldi».

2 Jansen è così preciso nell’esporre le differenze tra un prestito a 7 ed uno a 10 anni, ma non lo è altrettanto nell’evidenziare altre differenze. Infatti il tasso applicato dal Mes dipenderà sempre dal suo tasso base e quindi dalle specifiche politiche di raccolta dal Mes sui mercati. Quindi i maggiori costi di raccolta verranno ribaltati sempre sui Paesi beneficiari. Non dimentichiamo che ci vorranno 7 mesi al Mes per erogare quei fondi. E per quale motivo un Paese come l’Italia deve attendere tanto tempo per avere fondi che raccoglierebbe in qualche giorno sui mercati, senza sostenere il rischio di futura oscillazione dei tassi? Sfortunatamente per Jansen, proprio ieri il Tesoro ha raccolto 14 miliardi con il nuovo Btp decennale al tasso del 1,71%, a fronte di un’offerta di oltre 100 miliardi. Quindi Jansen sta confrontando un tasso certo (Btp a 10 anni) con uno incerto (dipendente dalle politiche di raccolta del Mes). Errore imperdonabili anche al corso base di finanza aziendale.

3 Non ci stancheremo mai di ripetere che il prestito del Mes ha un livello di privilegio nel soddisfacimento rispetto agli altri creditori, superiore a quello del Btp. Jansen dovrebbe confrontare il suo mirabolante tasso con quello applicabile per un prestito sindacato di pari importo e scadenza e ci sono fondate evidenze che la differenza scomparirebbe. Cose banali per un cittadino che chiede un mutuo ed è abituato a pagare un tasso più alto per un mutuo chirografario rispetto ad uno ipotecario. Jansen, pur di vendere, si lascia scappare qualche imprecisione.

4 Quando Mario Draghi qualche settimana fa disse che era il momento di fare debito pubblico per finanziare il settore privato, non aggiunse, perché non ce n’era bisogno, che quel debito avrebbe avuto la Bce come unico grande compratore. I dati resi noti l’altro ieri sono impressionanti: gli acquisti di titoli italiani da gennaio a maggio sono stati pari a 59 miliardi, di cui 51 solo nel bimestre aprile-maggio. Da inizio anno, i programmi Pepp ed Pspp hanno visto acquisti di titoli italiani rispettivamente per il 21,6% ed il 29,6% del totale acquisti di titoli nazionali. Ben al di sopra della base di ripartizione fissata al 17% per l’Italia. Nello scorso bimestre, la Bce ha comprato, al netto dei rimborsi, ancora più titoli di quanti ne ha emessi il Tesoro. Giova ripetere che il costo marginale di quei 59 miliardi è quasi pari a zero e che quegli interessi torneranno nelle casse del Tesoro sotto forma di dividendi di Bankitalia nel bilancio 2020. Ma questo Jansen sembra dimenticarlo.

Il livello del dibattito in casa nostra è ancora più basso. Ieri sul Sole 24 Ore fioccavano ipotesi mirabolanti sugli impieghi di queste somme. Aldilà del fatto aberrante di finanziare spese correnti con entrate una tantum peraltro da rimborsare, come il Mes, la immaginate la faccia del funzionario che dovrà attestare che trattasi di costi indirettamente connessi alla crisi da Covid 19?

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