- Il governatore di Bankitalia lancia la proposta, ma in questi settori il nostro Paese non conta giganti e rischia di farsi mangiare. Pressing sul taglio dei tassi. Sui migranti: «Anche con più stranieri contributo alla crescita contenuto. Serve più produttività».
- Proposta della Calderone. Salvini contro Tajani: «Alla fine Fi non voterà lo ius scholae».
Lo speciale contiene due articoli.
«Tra le riforme necessarie per la competitività dell’economia europea» non c’è soltanto «l’importanza di creare una capacità fiscale comune» ma anche «l’allargamento del mercato unico ai settori oggi esclusi, come le telecomunicazioni e l’energia, al fine di stimolare concorrenza ed efficienza». È uno dei passaggi del lungo intervento fatto ieri dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, davanti alla platea del Meeting di Rimini, che più ci ha colpito. Perché l’operazione da lui invocata rischia di trasformarsi in un boomerang per il nostro Paese considerando che non possiamo contare su giganti nazionali né nel comparto energetico né tantomeno in quello delle Tlc. E dunque un allargamento del mercato unico a questi due settori potrebbe diventare un problema per le nostre aziende e un vantaggio per i competitori europei. Per il governatore va comunque realizzato «un ambiente normativo favorevole all’attività imprenditoriale, che possa attrarre investimenti privati e incentivare l’innovazione, il potenziamento dei legami tra il mondo accademico e il sistema produttivo, al fine di trasformare i risultati della ricerca in prodotti e servizi competitivi sul mercato globale».
Panetta al Meeting ieri ha toccato molti altri punti. Ha rilanciato una moral suasion rivolta a Christine Lagarde sul fronte dei tassi: «La fine della politica restrittiva è già iniziata, la Bce ha già tagliato i tassi, e ora c’è una discussione su ciò che farà a settembre. Io credo che sia ragionevole aspettarsi che si vada verso una condizione di allentamento della politica monetaria» perché «l’inflazione sta rallentando, l’economia mondiale sta rallentando, quella degli Stati uniti, come quella della Cina e anche quella dell’Europa», ha detto.
Per poi puntare il dito sul «problema cruciale» dell’Italia che, ha detto, «rimane la riduzione del debito pubblico in rapporto al prodotto. Un debito elevato rende più onerosi i finanziamenti alle imprese, frenandone la competitività e l’incentivo a investire; espone l’economia italiana ai movimenti erratici dei mercati finanziari. Sottrae risorse alle politiche anticicliche, agli interventi sociali e alle misure in favore dello sviluppo», ha aggiunto. Mettendo in rilievo che «l’Italia è l’unico Paese dell’area dell’euro in cui la spesa pubblica per interessi sul debito è pressoché equivalente a quella per l’istruzione». Questo significa che «l’alto debito sta gravando sul futuro delle giovani generazioni, limitando le loro opportunità». Tuttavia, «la riduzione del debito sarà ardua senza un’accelerazione dello sviluppo economico».
Alla platea di Rimini, Panetta ha inoltre evidenziato le proiezioni demografiche che «indicano che nei prossimi decenni si ridurrà il numero di cittadini europei in età da lavoro e aumenterà il numero degli anziani. Questa dinamica rischia di avere effetti negativi sulla tenuta dei sistemi pensionistici, sul sistema sanitario, sulla propensione a intraprendere e a innovare, sulla sostenibilità dei debiti pubblici». Per contrastare questi effetti, secondo il governatore, «è essenziale rafforzare il capitale umano e aumentare l’occupazione di giovani e donne, in particolare nei Paesi – tra cui l’Italia – dove i divari di partecipazione al mercato del lavoro per genere ed età sono ancora troppo ampi. Anche misure che favoriscano un afflusso di lavoratori stranieri regolari costituiscono una risposta razionale sul piano economico, indipendentemente da valutazioni di altra natura». Attenzione, però, perché l’ingresso di immigrati regolari «andrà gestito in maniera coordinata all’interno dell’Unione, bilanciando le esigenze produttive con gli equilibri sociali e rafforzando l’integrazione dei cittadini stranieri nel sistema di istruzione e nel mercato del lavoro». E «anche con più occupazione e più lavoratori stranieri, il contributo del lavoro alla crescita sarà però contenuto», ha subito aggiunto. Spiegando che «solo una maggiore produttività, cioè un incremento del prodotto per ora lavorata, potrà assicurare sviluppo e redditi elevati». Il problema, ha proseguito, è che «in Europa la produttività cresce lentamente: negli ultimi due decenni abbiamo accumulato un ritardo di 20 punti percentuali rispetto agli Stati Uniti, principalmente a causa della difficoltà che le imprese europee incontrano nell’utilizzare nuove tecnologie nel processo produttivo».
Panetta si è infine soffermato anche sul progetto di Unione del mercato dei capitali in Ue: sarebbe «importante per una condivisione dei rischi» e per gli investimenti, e il motivo principale della difficoltà nell’integrare i mercati finanziari europei è che «manca un titolo privo di rischio unico europeo».
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