Mattarella avverte: voto prima di ottobre o se ne riparla all’inizio del 2020
Ansa
  • Il Quirinale non esclude lo scioglimento estivo delle Camere. Se accadesse entro fine mese, elezioni possibili il 29 settembre.
  • I leghisti allargano lo strappo su autonomie e ministri grillini. Bocciata l’assunzione diretta dei docenti su base regionale. Furiosi i governatori di Veneto e Lombardia: «Presa in giro». Il leader del Carroccio silura Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta: «Basta coi no». Giuseppe Conte li difende.

Lo speciale comprende due articoli.

La finestra elettorale è assolutamente aperta e praticabile, ma se la si vuole utilizzare bisogna sbrigarsi.

La Verità ha cercato di spiegarlo da tempo, e ieri (alle 14.31) è giunta una conferma attraverso un lancio dell’agenzia Reuters.

L’agenzia ha attribuito l’origine della notizia a una «fonte politica», ma forse proprio ambienti del Quirinale potrebbero aver aiutato la messa a fuoco della tempistica istituzionale. Scrive la Reuters: «Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha in programma un incontro con il vicepremier Matteo Salvini, e non ha ricevuto input sul fatto che il leader del Carroccio voglia o non voglia rompere l’alleanza di governo con i 5 stelle».

Ma attenzione al resto: «Mattarella, ha aggiunto la fonte, ha già fatto sapere che o si va a votare presto, in modo da avere un governo in carica per ottobre, oppure nei primi mesi del prossimo anno, in modo da non far saltare la manovra di bilancio per il 2020».

Va precisato che, in base alle leggi italiane, dal momento dello scioglimento delle Camere, la campagna elettorale può durare da 45 a 70 giorni. Ma alla Verità risulta che il capo dello Stato ne pretenda 60 per assicurare le procedure relative al voto degli italiani all’estero.

E allora immaginiamola la tempistica efficace: scioglimento delle Camere pressoché immediato, entro pochi giorni, ad esempio il 29 luglio; voto domenica 29 settembre; prima convocazione delle Camere ed elezione dei relativi presidenti entro una decina di giorni; entro altri 10-15 giorni, insediamento delle commissioni. E nel frattempo, nomina del governo.

Dunque, ammesso (e concesso) che venga fuori una maggioranza chiara, il nuovo governo e il nuovo Parlamento potrebbero essere pienamente operativi per la fine di ottobre o la prima settimana di novembre.

A onor del vero, in base al «Two Pack», il doppio regolamento Ue che fissa il calendario comune per i bilanci degli stati membri, già il 15 di ottobre ogni paese dovrebbe inviare a Commissione ed Eurogruppo un testo che assomiglia moltissimo alla manovra. Tecnicamente si chiama «Progetto di documento programmatico di bilancio». E già cinque giorni dopo, il 20 ottobre, se si fosse in una tempistica ordinaria, la manovra dovrebbe essere formalmente presentata alle Camere (nella forma compiuta del disegno di legge di bilancio).

Da questo punto di vista, l’ideale sarebbe stato comprimere un po’ la campagna elettorale (farla durare 45 giorni), e votare il 15 settembre. Ma è evidente che, dinanzi a una scelta del Quirinale per il 29 settembre, queste scadenze non potrebbero che slittare.

Quindi, si può fare. Ma non bisogna sbagliare di un millimetro. E soprattutto occorre che, dopo la nascita del nuovo governo e la presentazione della manovra, il lavoro parlamentare proceda come un treno puntualissimo. Il termine che non può assolutamente essere mancato è l’approvazione finale della manovra da parte delle due Camere entro il 31 dicembre. Guai a sforare: il rischio si chiamerebbe «esercizio provvisorio» (che scatta se la nuova manovra non viene definitivamente approvata entro il 31 dicembre), e il trappolone si tradurrebbe nell’addio all’approvazione immediata della flat tax.

L’esercizio provvisorio consisterebbe infatti nella mera gestione dell’ordinaria amministrazione, sulla base della legge finanziaria precedente, senza altri provvedimenti di spesa. E attenzione, perché a quel punto le conseguenze sarebbero pesantissime. Primo: scatterebbero le clausole di salvaguardia (per ben 23,1 miliardi), sotto forma di pesantissimi aumenti Iva, in pratica un’altra botta ai consumi e alla crescita. Secondo: saremmo legati al pilota automatico di Bruxelles. Terzo: nessuna flat tax. Quarto: nessun altro provvedimento di spesa, se non quelli già fissati dalla manovra precedente.

Sarebbe una specie di dono «avvelenato» per i vincitori delle elezioni: ok, avete vinto, ma ancora per alcuni mesi siete costretti a non poter realizzare il vostro programma fiscale, e anzi a rimanere incatenati alla situazione precedente.

Ecco perché occorre fare presto ed essere puntuali. Lo ripetiamo ancora: si può fare, senza neanche sacrificare o comprimere in modo eccessivo i tempi di esame parlamentare della manovra.

Da questo punto di vista, la Lega, dovrebbe temere – più che i grillini – solo eventuali «scherzetti» da qualche palazzo romano. Anche un piccolo slittamento, anche un po’ di sabbia nell’ingranaggio, potrebbero far cadere l’Italia nell’esercizio provvisorio. Ma, facendo presto e con una gestione parlamentare efficace, si potrebbe tranquillamente presentare la manovra, approvarla entro fine anno, varare la flat tax. Ed evitare commissariamenti o piloti automatici esterni.


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